Pillole

Lo sport è e sarà sempre un grande strumento educativo, che soddisfa tante esigenze motorie, evolutive e psicologiche di chi lo pratica, ma non dedica ancora una sufficiente attenzione a molte possibilità e potenzialità, e insegna partendo dalle soluzioni.

I campi da esplorare sembrano complessi, ma basta conoscere alcuni principi e imparare ad applicarli. Analizziamone uno che fa capire come s’insegna a lavorare sulle qualità che ognuno possiede e a imparare anche da soli. È lo sport che cerca la persona che pensa e crea, e non solo l’esecutore. È logico che le esecuzioni, più sono precise più sono efficaci, ma non basta, perché la differenza sta nella scelta e nell’uso che se ne fa. Inoltre, ognuno ha qualcosa che è soltanto suo, da una semplice abilità al talento vero e proprio, o anche da una conformazione fisica a un’altra. Avverte una maggiore efficienza e facilità se esegue un gesto tecnico seguendo le proprie sensazioni e opera delle scelte in base alle esperienze che si sono rivelate più efficaci. Addirittura l’apprendimento di un gesto tecnico deve adattarsi alle sue caratteristiche, che non vuole dire lasciare che tutti facciano ciò che vogliono. Pensiamo  al fuoriclasse dello sci, che non trascura le abilità dei migliori, ma porta sempre un’innovazione personale che poi diventa modello per lo sciatore medio o una semplice traccia sempre modificabile per il futuro campione. 

E allora, insegnare a ciascuno in modo diverso? In un clima in cui, da una parte, la norma sia ascoltare, proporre senza trovare resistenze e, dall’altra, chiedere per avere un parere o un consiglio, basta indicare l’obiettivo al quale si deve arrivare e permettere a ognuno di provare con le esperienze e i mezzi a disposizione. Poi, osservare, rispondere e offrire la propria opinione, senza pretendere di azzerare qualsiasi idea e azione che non portino alla perfezione. Non imporre, quindi, a tutti la stessa soluzione, perché la fotocopia di un gesto perfetto non varrà mai quanto quello possibile ai mezzi che si possiedono. Qualcuno dirà che un albero curvo non drizzato all’inizio resterà sempre storto, ma un altro dirà che trasformare un cespuglio in un lungo tronco è impossibile, e un altro, ancora, che si può trasformare uno alto come me in un pivot di una squadra di basket. Forse la genetica ce la farà, ma fin lì lo sport non è ancora arrivato.  

In breve, si tratta di lavorare sui mezzi e i caratteri di ognuno per portarli all’efficienza possibile, insegnare a imparare e far percorrere a ognuno tutto il tragitto verso la conoscenza.  È più facile nella scuola, dove si indica l’obiettivo e si danno i primi elementi di un problema, in modo che gli allievi possano iniziare a procedere con le conoscenze che già possiedono. Poi intervenire soltanto dove trovano un ostacolo che non riescono a superare e con l’aiuto minimo perché lo facciano da soli. Da un altro punto di vista, si tratta di osservare un principio logico: se gli allievi percorrono con i loro mezzi tutto il tragitto verso la conoscenza, non la perderanno più, e saranno pronti a trovarne altre da soli.

Nello sport è più difficile, ma non impossibile. Per quanto riguarda tattiche e strategie, si impara in gruppo, dove ognuno porta le proprie opinioni e le discute finché si arriva alla soluzione comune, che sarà una somma condivisa da tutti. Per quanto riguarda i gesti tecnici, invece, si parte da quello che il singolo sa eseguire, non si parla di correzione degli errori, che significherebbe accentuarli, ma delle soluzioni giuste, così che sia il singolo a scoprire i modi per raggiungerle.

Vincenzo Prunelli

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