Nella famiglia, nello sport e meno nella scuola, s’insegna soprattutto ad assimilare e ripetere nozioni e ed eseguire comandi senza commettere errori, ma è un limite.

Ognuno è diverso, e ha mezzi e qualità che soltanto lui può scoprire quando affronta situazioni complesse che non conosce, e ha bisogno di un insegnamento e di richieste adatte. La famiglia, quando può, dà soluzioni pronte per avvantaggiare i figli, la scuola spesso si accontenta che gli allievi capiscano invece di insegnare a fare da soli, e lo sport crede che il talento sia nelle abilità, e non nel loro uso ingegnoso.

Che ognuno tenti di migliorare le proprie competenze è del tutto apprezzabile, ma occorre evitare approssimazioni e interventi al buio, perché è troppo facile avere effetti imprevisti o perdere l’opportunità di usufruire di apporti qualificati.

Nello sport si fanno tante cose per migliorare la prestazione, ma troppo spesso aumentando la frenesia, che è utile per sfuggire a un pericolo, ma è un blocco quando si devono usare la lucidità, il talento e l’iniziativa. Oggi si fa meno, ma si ha ancora difficoltà a immaginare l’atleta che, invece di caricarsi di adrenalina e difese contro la paura, si scarica di tensione negativa e torna a gareggiare come sa.

Il collettivo non è un semplice metodo di gioco che si può studiare a tavolino né la fedele applicazione di insegnamenti, ma una somma di conoscenze, interventi e attenzioni che interessano la personalità, il carattere e la mente. In pratica, è un carattere dello sportivo che si forma dall’ingresso nello sport, fino ad arrivare un modo di essere, pensare e agire stabile.

Il discorso sembra complesso ma, in una Santa Pasqua si ha tutto il tempo per meditare e allontanare il pensiero da luoghi meravigliosi in cui si vorrebbe essere. Non sarà come andare a fare un picnic con gli amici, ma chi ha la curiosità di avventurarsi nella lettura avrà modo di passare un po’ di tempo senza annoiarsi troppo.

È la solita caratterizzazione all’eccesso che non riguarda soltanto lo sport. Come sempre, però, non si vuole dipingere un quadro solo negativo, ma rilevare rischi ed eventuali conseguenze.

Uno sportivo famoso non dovrebbe mai andare in crisi. Un po’ per tutti, ma in particolare per il tifoso, il critico sedentario o l’indignato, non può: guadagna, è costato molto, fa una vita dissoluta è un immaturo oppure, semplicemente, non s’impegna o non è riconoscente.

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