Il discorso sembra complesso ma, in una Santa Pasqua si ha tutto il tempo per meditare e allontanare il pensiero da luoghi meravigliosi in cui si vorrebbe essere. Non sarà come andare a fare un picnic con gli amici, ma chi ha la curiosità di avventurarsi nella lettura avrà modo di passare un po’ di tempo senza annoiarsi troppo.

Uno sportivo famoso non dovrebbe mai andare in crisi. Un po’ per tutti, ma in particolare per il tifoso, il critico sedentario o l’indignato, non può: guadagna, è costato molto, fa una vita dissoluta è un immaturo oppure, semplicemente, non s’impegna o non è riconoscente.

La protezione è dare ai giovani tutto pronto, non affidare compiti né chiedere impegno o, anche, liberarli da qualsiasi incombenza perché riescano meglio nella scuola oppure nello sport. Educare è essere pronti a rispondere ai dubbi, limitarsi a offrire opinioni e portarli a trovare da soli le soluzioni.

È la solita caratterizzazione all’eccesso che non riguarda soltanto lo sport. Come sempre, però, non si vuole dipingere un quadro solo negativo, ma rilevare rischi ed eventuali conseguenze.

Qualcuno dice che non mirare oltre i limiti sia un freno alle ambizioni, l’accontentarsi di poco, lasciare possibilità inespresse o favorire l’appagamento. Parlare di normalità come del massimo dell’efficacia, quindi, va contro il pensiero comune che la ritiene contraria all’ambizione, ma rischiare critiche vale la pena, perché chiedere a un giovane più di quanto possa dare, è uno degli errori più negativo della nostra epoca.

Lo sport è e sarà sempre un grande strumento educativo, che soddisfa tante esigenze motorie, evolutive e psicologiche di chi lo pratica, ma non dedica ancora una sufficiente attenzione a molte possibilità e potenzialità, e insegna partendo dalle soluzioni.

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