Egregio Professor Odifreddi, ho letto il Suo articolo su La Stampa di mercoledì 13 luglio, e ho sentito la necessità di parlare di cose che magari danno poco sul pratico, ma fanno vivere momenti di gioia. Lo sport dà cose di cui non si parla mai, ma sono fondamentali sia per la salute fisica che mentale.

È il confronto tra i due emisferi cerebrali. Il sinistro s’interessa di più alle scienze, regola la razionalità, il linguaggio, l'analisi, la capacità matematica e il ragionamento. Lavora su ciò che è reale, arriva alla soluzione attraverso passaggi ed è più attento a evitare errori. Si può dire che, nello sport, rallenta gli automatismi e restringe l'attenzione a svantaggio della visione d'insieme. Il destro presiede alle attività regolate da critica, intuizione, inventiva, fantasia e sintesi. Ha più importanza negli sport di situazione, perché dà lucidità e pensiero rapido e creativo per intuire ciò che potrà avvenire e rispondere con iniziative immediate, ed è più esposto all’errore, perché è guidato dall’intuizione e dall’immediatezza. Nessuno dei due, però, è più importante dell’altro.

Abbiamo visto un modo nuovo di fare e condurre una squadra. Mancini non è un allenatore che guarda dall’alto i giocatori e mantiene le distanze, ma sta in mezzo a loro, parla, e in campo corregge, ma non accusa né umilia. I giocatori non mostrano segni di tensione, parlano e scherzano con gli avversari, e sono tranquilli da non avere paura. Ha anche qualità di guaritore: gli infortunati passano all’istante dalle contorsioni per il dolore a corse per esprimere tutta la loro gioia e felicitarsi con i compagni dopo un gol. E gli spagnoli rispondono sullo stesso tono, e forse sono così, ma certo anche perché hanno lo stesso tipo di allenatore.

Queste sono osservazioni per giornate di pioggia, e non per pomeriggi in spiaggia o in montagna, ma sembrano utili per meditare. Lo sport non è soltanto un passatempo divertente e neppure un’alternativa alle “cose serie” come a volte si crede. Nei primi anni, ha effetti benefici sullo sviluppo fisico, più tardi sulla scuola, e nell’età avanzata, quando si può soltanto più parlare di attività fisica, diventa addirittura una vera e propria terapia per il mantenimento del benessere e l’allungamento dell’aspettativa di vita.

La crisi può dipendere da trasgressioni, mancanze o ribellioni, ma questi casi hanno cause chiaramente individuabili che di solito coinvolgono anche la società e l’allenatore e hanno bisogno d’interventi diversi. Vogliamo parlare di crisi che non hanno colpevoli, che durano nel tempo e sono di più difficili da capire e risolvere.

Nei primi anni di sport, il bambino cerca il confronto con i coetanei, la verifica dei progressi, la consapevolezza di poter affrontare nuove situazioni, la padronanza dei propri gesti, il rapporto con l'adulto che lo sa guidare e apprezzare per ciò che fa, il giocare per vincere, ma non ancora per sentirsi migliore degli altri, e l’occasione di superare il naturale sentimento d’incompletezza e il disagio di sentirsi incapace nei confronti degli altri.

È bello l’entusiasmo di Matteo, che ha decine di migliaia di chilometri nelle gambe e nelle ruote e corre ancora.

Unità s. f. [dal latino unĭtas -atis, derivato di unus «uno»] … Con riferimento a grandezze fisiche della stessa specie, si dà il nome di unità di misura a una grandezza di quella specie, assunta, eventualmente con i suoi multipli e sottomultipli, come campione e termine di confronto per la misurazione di tutte le grandezze di quella specie. Tali campioni, dal 1799, erano costituiti da prototipi dell’unità di misura in questione (metro campione, chilogrammo campione, ecc.)

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