psicologia e sport

  • Lo sport dovrebbe essere gioia, libertà e sfogo di vitalità, ma ci può sempre essere qualcuno, allenatore, genitore o altro, che riesce a trasformarlo in un peso.

    Vediamo alcuni comportamenti e atteggiamenti che consiglierebbero di formare chi dovrebbe educare prima di lasciarlo libero di commettere errori o anche di più.

    In una palestra qualsiasi, un istruttore reagisce all’errore di un ragazzino di una decina d'anni chiamandolo “cretino” e urlandogli davanti a tutti di restare a casa

  • Bel quesito, se non fosse che uno sportivo non autonomo, non responsabile, non pronto al nuovo e a cambiare, ossia non educato, resta sempre uno sportivo incompiuto.
    Un visitatore del sito scrive: “Mi sembra palese la necessità di supportare gli allenatori nel percorso di crescita e formazione dei giovani calciatori, ma la necessità di curare le performance supera notevolmente la necessità di lavorare sugli aspetti educativi. Mi sembra un po’ un mondo ideale quello di cui stiamo parlando, non trovi”?

  • Lo sport è attraversato spesso da sospetti di favoritismi o anche solo di sudditanze psicologiche. È già successo, ma è tempo che anche lo sport non crei le occasioni perché il sospetto diventi un pretesto di violenza allo stadio di vittimismo e di delegittimazione degli avversari fuori.

  • La gara ha come obiettivo la vittoria, ma ottenerla con strumenti e modi che non chiamano in causa le qualità del talento,

  • Spesso lo sport confonde il coraggio con il rischio e il furore, ma il coraggioso passa inosservato. Rischia anche l’errore quando la situazione lo richiede ed è l’unico che la può affrontare o un compagno è in difficoltà, ma non è un benefattore a tutti i costi: chi se l’è cercata, se la risolva.

  • Sembra che il sermone prima della partita sia ancora una pratica piuttosto frequente a tutti i livelli dello sport. Aumenta o riduce la concentrazione?

  • La continuità è arrivare al rendimento possibile e riuscire a mantenerlo durante tutta la gara. Se non avviene, dobbiamo pensare a un agonismo sbagliato, a una formazione non più adatta al giovane attuale o a difficoltà di conduzione.

  • L’allenatore sportivo deve essere leader, e rendere congruenti ragione, emotività e affettività.

    Il nuovo modo di allenare!  

    L’abilità dell’Allenatore Sportivo Eccellente (A.S.E.)si concretizza nel conoscere se stesso, nel saper gestire il proprio stato emotivo profondo e quello degli atleti.

    Ciò costituisce un vero elemento di novità nel panorama sportivo attuale capace di generare degli indiscutibili vantaggi per tutti i soggetti coinvolti nella relazione sportiva (atleti – società sportiva e altri terzi).

  • Gli errori non sono tutti uguali e ci sono quelli facili da risolvere. chi, dopo essere stato ammonito a non ripeterlo, lo compie ugualmente a svantaggio della squadra, esce. Stessa soluzione per chi boicotta i compagni o vuole sfidare l’allenatore.

  • Questa presentazione dell’allenatore carismatico non coincide con la nostra linea culturale ma, come ogni campo del sapere, ha tesi che vanno conosciute, criticate e assunte se condivise.

    Lo stesso vale per la nostra.

    Nella costruzione del carattere e nella gestione di un gruppo sportivo, gli atleti fanno capo a un allenatore. Per far sì che gli scopi e i traguardi vengano raggiunti, vogliamo scoprire quale psicologia deve avere questa figura di riferimento. Vogliamo scoprire se, come e perché necessitiamo di una figura di leader carismatico.

    Entreremo empiricamente in contatto con un allenatore di calcio a 5, Maurizio Venditti, per una ricerca sperimentale.

  • Si crede che la continuità derivi dall’impegno e dalla volontà che si possono richiamare in qualsiasi momento della gara, ma è una condizione molto più complessa,

  • Il genitore che vuole fare più degli altri per proprio figlio deve essere apprezzato, ma può incorrere in errori imprevisti ma gravi.
    Per mio figlio faccio di tutto, ma mi sembra di ottenere nulla. Sbaglio qualcosa o è colpa dei giovani di oggi?
    È imbarazzante parlare di errori a un genitore che s’impegna con abnegazione per un figlio, ma ci sono debolezze e trabocchetti di cui non ci rendiamo conto, ma ci caschiamo un po’ tutti.

  • La psicologia sembra la scienza di tutti. Quando i problemi sono degli altri, non c’è chi non conosca i perché e i percome e non abbia una cura solo da somministrare.
    Il termine “psicologia” è troppo bello e indovinato per essere sostituito, ma bisognerebbe farlo, perché troppi si definiscono psicologi senza sapere che cosa significhi.

  • Gli ultramaratoneti sanno che in qualche modo riusciranno nelle loro imprese e che, per raggiungere il loro obiettivo, da qualche parte devono comunque sempre attingere le risorse fisiche e mentali. Lo sa anche Lisa Borzani, atleta azzurra che sarà impegnata nei prossimi mondiali ultratrail.

Tehethon

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