Pillole

Il messaggio è rivolto a genitori, istruttori, presidenti di società e a chiunque sia convinto che basti verniciare le macchine di rosso per trasformarle tutte in Ferrari.

Chiedere a ognuno quanto può dare

La convinzione di avere in casa primi della classe o sicuri campioni è molto più diffusa della ragione e della logica, ma il migliore si forma sulle possibilità reali, e non sulle illusioni. Si può sviluppare solo ciò che c’è allo stato potenziale, che è facile da spiegare, ma va capito, altrimenti questi sogni alla fine si risolvono in delusioni. Se il giovane non ci ha creduto, di solito non riporta conseguenze, ma bisogna considerare che queste aspettative portano a usare metodi formativi che vanno contro le motivazioni e le capacità di ognuno.

Per quanto riguarda le capacità, non si lavora sulle possibilità reali. Si chiede più di quanto un allievo possa dare, come se chiedere l’irrealizzabile stimolasse un giovane a dare almeno il possibile ma, in questo caso, si va anche contro le motivazioni. Se nello sport si vogliono imporre i gesti del campione, non si può immaginare che costringere un bambino, o anche un giovane, a dovere sempre ammettere di non essere all’altezza di quanto gli chiedono sia uno stimolo positivo. Nella scuola, il primo è riconosciuto da tutta la classe e, nello sport, tutti sanno di non potere stare alla pari con il migliore.

Si crede che adattare la formazione di tutti a un unico modello prefissato, ovviamente il campione più riconosciuto, sia il metodo migliore per formare lo sportivo, ma occorre fare alcune considerazioni. Il campione ha abilità comuni, ma quelle che lo rendono tale sono del tutto personali, comprese quelle della mente, che sono diverse in ognuno, e ne dirigono l’impiego. Il gesto perfetto può servire da spunto per essere imitato, ma non copiato integralmente. L’istruttore, quindi, lo può mostrare, ma poi lasci l’allievo libero di imitarlo usando i propri mezzi, che per lui sono più funzionali. E, poiché ogni gesto del campione ha caratteri personali, ne mostri più di uno, affinché quello di ogni allievo assuma quelli che valorizzano meglio le sue capacità.

A questo punto, è il caso di chiedersi quale sia il compito dell’istruttore. Fare la fotocopia possibile del campione mostrando ad ognuno i gesti migliori o scoprire e sviluppare le potenzialità e le capacità di ognuno? La risposta sembra facile, poiché il gesto del campione è sempre il migliore, ma il giovane non è un piccolo adulto solo da allenare all’imitazione. Ognuno ha caratteri del tutto personali che vanno incontro allo sviluppo possibile, e se è allenato soltanto a imitare, quindi, non può che diventare una brutta copia. Quindi, non prendere nulla dal campione? Prendere tutto ciò che si può per abbellire il proprio gesto, che resta la spina dorsale, perché è la somma delle proprie qualità.

L’istruttore, però, ha un altro compito non meno importante, lo sviluppo della persona, che non può essere programmata soltanto “copiando” qualcuno più geniale, perché l’unica cosa che può fare è sviluppare le proprie qualità, che non significa rifiutare ciò che di positivo viene dagli altri, ma adattarlo a ciò che è proprio. Si può fare un paragone: chi ha una buona auto, può verniciarla di rosso se gli piace quel colore, e cambiare qualche pezzo ,ma non pretenda che in questo modo diventi una Ferrari. Faccia andare al meglio quella che ha.

Vincenzo Prunelli

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Padlet (2)

Fatto con Padlet