Lo sport

A fine febbraio sarà nelle librerie il libro “Famiglia, scuola e sport. Le tre agenzie educative per formare la persona e lo sportivo”,

che propone un modello o, meglio, una cultura comune fondata sugli stessi principi educativi e le stesse regole, e che diventa collaborazione e somma di effetti.

Perché anche lo sport? Lo sport è un potente strumento educativo che riesce a fare ciò che a volte non è possibile alla famiglia e alla scuola, perché con il gioco soddisfa il piacere, una delle più forti motivazioni, che non ha bisogno di altri stimoli per sollecitare  interesse e attenzione. Sulle qualità fisiche e tecniche esistono vaste conoscenze, mentre si sa ancora poco di altre potenzialità più specifiche che influiscono sullo sviluppo globale di chi lo pratica. Lo sport, come ogni attività fisica svolta con piacere, ha effetti sulle funzioni e sulla struttura stessa del cervello. Ne ha, però, altri ugualmente marcati sulla mente, e per questo deve tenere in considerazione i caratteri della persona e i momenti dello sviluppo, cambiamenti culturali tumultuosi, gli effetti degli interventi sui vari momenti dello sviluppo e quale adulto si vuole formare. E, quindi, si parla di uno sport che rifiuta l’assorbimento passivo e il puro comando, e mette in secondo piano l’esecuzione e la ripetizione, che hanno poco per sviluppare la personalità e il carattere.

Uno sport così inteso prepara già dal bambino quella che sarà la vita successiva. Continua a fornire schemi funzionali ma, poiché tiene conto delle fasi dello sviluppo e delle capacità di ognuno, abitua da subito a esercitare le prerogative proprie della vita adulta, come l’iniziativa libera, la capacità di pensare, criticare, scegliere, decidere, creare, evolvere, programmare o progettare dentro limiti e norme che garantiscono il funzionamento personale e comune. Rende responsabili, poiché ha regole dentro le quali il giovane è libero di esercitare tutta la creatività e l’iniziativa, e pretende che siano sempre rispettate e nessuno si possa sottrarre a compiti e doveri che gli spettano.

Educa perché allena l’autostima, l’autonomia, la libertà d’azione e la ricerca del nuovo, che sono le vie per scoprire e sviluppare il talento. Negli sport di squadra stimola la collaborazione e l'iniziativa condivisa, che sono le basi del collettivo, la condizione che fa partecipare tutti e pretende che ognuno si sappia mettere al servizio degli altri. Allena la sicurezza e il coraggio poiché forma uno sportivo che sa agire senza essere guidato, si mette alla prova quando potrebbe andare incontro a un insuccesso, mette sempre in campo tutte le risorse e non ha bisogno di essere violento o temerario per far vedere che ha coraggio. Sviluppa la socializzazione, perché chiama tutti a offrire il contributo possibile e fare la propria parte verso un obiettivo comune e, se può formare squadre omogenee, fa divertire tutti senza creare degli esclusi. Insegna a pensare, valutare e proporre, poiché chiede e permette a ognuno di portare i propri contributi d’idee e iniziative, di provare il nuovo e andare oltre ciò che può essere insegnato.

Infine, offre al genitore gli strumenti e le conoscenze perché sia sempre uno stimolo positivo, ma è l'istruttore che ha un ruolo che va oltre l’insegnamento dello sport. In qualsiasi situazione, e nel bene come nel male, è un adulto che cura l'evoluzione della persona e diventa traccia e modello da seguire. Il carattere e lo stile di vita assumono le loro impronte caratteristiche già nel bambino finché si rendono stabili, e ciò che l'istruttore trasmette di positivo si troverà, poi, nel suo essere adulto.

Vincenzo Prunelli

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