Pillole

A volte lo sport non piace più o è diventato un peso, ma tanti abbandoni sembrano inspiegabili, e la colpa può essere degli istruttori, dei genitori e dell’ambiente.

Un adolescente decide di abbandonare lo sport senza una ragione in un momento addirittura favorevole e nonostante sia apprezzato da tutti. Chiediamoci, come sempre, se lo sport non lo abbia sottoposto a un clima di tensione con pressioni eccessive o maldestre,

e il ragazzo abbia tollerato e subìto finché qualche problema è diventato impossibile da risolvere; non abbia reso sgradevole o troppo pesante l'attività; oppure non gli abbia chiesto troppo, magari un agonismo esasperato o sacrifici che oggi il giovane rifiuta, o troppo poco, togliendogli entusiasmo e interesse. Oppure, se non abbia commesso qualche torto o ingiustizia, a volte inconsapevoli, che lo abbiano allontanato, o se non si sia creato un clima nella squadra che possa averlo messo in difficoltà, magari qualche scherzo troppo pesante, un'incomprensione o anche una vera ostilità.

Escluso tutto questo, possiamo pensare che sia subentrato un interesse più appagante, magari un altro sport, e il ragazzo non ne voglia parlare. Un adolescente ne può avere tanti, e tutti leciti, e quindi non è il caso di stupirsi, ma è troppo importante che faccia sport per non provare a trattenerlo. Se, infatti, lo sport è abbastanza appagante, è difficile che i due interessi siano inconciliabili, magari rimettendoci un po' entrambi. Se, poi, neppure così è possibile, accettiamo che ne abbia persa la voglia, e facciamo almeno in modo che se ne vada con un buon ricordo e continui almeno a fare sport per divertimento.

Spesso i genitori e l'allenatore insistono perché i ragazzi continuino, ma usano stimoli sbagliati. I ragazzi smettono quando non si divertono o non riescono, e allora non resta che rendere gradevole lo sport e annullare le pressioni. In molti casi, invece, i genitori e l’allenatore rinnovano proprio quelle richieste e quelle pressioni che li hanno allontanati. Insistono perché s’impegnino di più perché hanno buone prospettive, magnificano qualsiasi piccolo successo e rifiutano che possano avere un attimo di nausea di sport o anche altri desideri. Con queste pretese e disattenzioni, mostrano di non accettare che abbiano dei limiti e riescano solo per quanto possono, li giudicano se non riescono secondo le loro attese e trasformano l'attività in un lavoro che pesa, mentre il ragazzo, specialmente oggi, risponde a ciò che interessa e dà piacere.

Una bambina si è avvicinata alla danza con grande interesse, ma dopo qualche tempo ha perso voglia e stimoli, e adesso vuole smettere. I bambini sono facili agli entusiasmi, ma sono altrettanto pronti a perderli, e non sempre possiamo incolpare lo sport, che dovrebbe sì sempre piacere, ma a volte qualcuno proprio non ne vuole sapere e si stufa subito. Magari questa bambina rifiuta obblighi che nello sport sono essenziali, ma che lei vive come un lavoro, o ha scoperto che il tempo necessario richiede troppe rinunce altrove. È uno spirito ribelle che rifiuta di assoggettarsi alla disciplina di tutti e vorrebbe fare sempre di testa sua, attorno avverte attese che la opprimono e la obbligano a fare sempre meglio e di più e a “sfondare”, come vorrebbero i genitori. Intorno non sente l'entusiasmo che crede di meritare, oppure ne sente fin troppo, tanto che ha l'impressione di fare sport più per gli altri che per se stessa. Oppure, semplicemente, si è avvicinata alla danza perché era convinta di essere la nuova Fracci, e adesso se ne va perché si è reso conto che esserlo è un'altra cosa.

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