L’atleta serio che profonde un impegno totale, l'umile controllato nei doveri e nelle rinunce, sempre disponibile, attento e presente nell'esecuzione dei comandi non soddisfa più. Ieri era la fortuna di ogni allenatore, e anche oggi basta per quasi tutti, ma ha dei limiti.

È lo sportivo che non cambia, adatto a imparare ed eseguire, pronto a dare tutto in campo, ma non preparato a evolvere, a creare per essere più efficace e ad amministrare la preparazione e il rendimento, che pure dipendono da lui.

Lo sport ha la grande opportunità di formare l'individuo autonomo, libero da complessi, reazioni emotive, drammatizzazioni e interpretazioni angosciose, mai succube e servile o reattivo e irresponsabile, frenetico o ossessivamente competitivo ma equilibrato, cosciente di sé, dei propri mezzi e di tutte le esigenze dello sport.

Creativo e originale e, intanto, adatto a una creazione collettiva, disponibile a imparare, a evolvere e a collaborare con contributi personali.
Coraggioso per mettersi alla prova e non temere l'insuccesso, capace di cercare la miglior funzionalità personale e collettiva e di raggiungere i traguardi che sono nelle sue possibilità.

Allenato a pensare, proporre e decidere senza dover essere spinto o portato per mano, e capace di rispettare le regole di tutti. Pronto a fornire risposte costruttive, aperto a nuove conoscenze ed esperienze e in grado di adattarsi e di portare impronte personali agli ambienti nei quali si trova ad agire. Preparato ad analizzarsi, a conoscersi e a modificarsi fino a raggiungere la propria completezza personale e sportiva.
Concreto, razionale e allenato a una controllata capacità di indirizzare nel miglior modo le proprie risorse, coerente e capace di cambiare, sicuro e in grado di raggiungere la maggior funzionalità anche fuori dello sport.

Equilibrato per proporsi in modo chiaro, comprensibile e mai esibizionista o reattivo, saper osservare con coerenza le regole, in campo e fuori, possedere la consapevolezza di potere e dovere esercitare, al loro interno, tutta la propria capacità d’iniziativa.
Costante per raggiungere i livelli di carriera, professionali o di semplice soddisfazione, adeguati ai propri mezzi, e mantenersi sempre permeabile all'apprendimento.

Capace di partecipare, senza creare quelle difficoltà di conduzione tipiche di chi è privo di autonomia personale.
Consapevole delle proprie forze e di possedere tutte le motivazioni, gli stimoli e il coraggio necessari per usarle, poiché una sviluppata capacità agonistica non ha necessità di essere spinta da cariche emotive.

Capace di usare in modo immediato e diretto ciò che possiede, o di presentarsi ed esprimersi per quello che è, che è il massimo livello ed espressione della funzionalità e dell'efficacia, e di trasferire fuori dello sport i modelli di comportamento e di azione che ha acquisito.
In definitiva, è l'individuo evoluto che vediamo spiccare in tanti campi che, però, lo sport non cerca, e anzi teme, come vediamo nel professionismo, dove è l'eccezione più che la regola.

Tehethon

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