Ci sono giovani che sembrano accettare tutte le ragioni, promettono di cambiare, ma poi ritornano sugli stesi errori e le stesse trasgressioni. Se si vuole attuare una correzione che abbia effetti duraturi e cambi il carattere, o almeno anche solo le abitudini, non basta sapere su cosa

La formazione tradizionale è frutto di impegno e passione e certamente ha anche effetti positivi, e per questo va apprezzata, ma ciò non esclude un’interpretazione critica. L’augurio più bello che ci si può aspettare da queste considerazioni è che tanti le rifiutino e ne trovino di migliori: significherebbe che tanto sport è già cambiato.

 A Trascura ciò che è specifico del singolo a vantaggio di una rigida aderenza a modelli ottimali. Per esempio, chiede al bambino di imitare il gesto del campione “perché non assuma difetti non più correggibili”, come si dice, ma con alcune incoerenze.

  1. Il gesto del campione è inimitabile, perché è possibile solo a lui, richiede mezzi fisici che il bambino non ha ancora, e tecnici che non avrà mai.
  2. La natura porta a utilizzare ciò che è possibile e più funzionale e, nello sviluppo, nulla lo è più di ciò che si possiede. All’allievo, il gesto del campione servirà per migliorare il proprio quando lo avrà sviluppato, ma non lo potrà mai sostituire.
  3. Chiedere prestazioni impossibili è un’illusione rischiosa, nello sport perché impedisce quelle possibili, e nel carattere perché predispone a sentirsi inadeguati o a scegliere percorsi pericolosi.

B Raggiunge l'imitazione e l'apprendimento passivo ma non l'intuizione, la critica e la creazione e l’ingegno, che sono i livelli più elevati dell'intelligenza. Dà, invece, soluzioni già definitive, si aspetta esecuzioni corrette e condanna l’errore.

  1. Poiché considera l’allievo un puro recettore ed esecutore, lo relega in una condizione passiva ed esclude i livelli superiori dell’intelligenza, che è la sede che comprende e in cui opera il talento.
  2. Esclude l’iniziativa libera, che nasce dai livelli superiori dell’intelligenza e ha bisogno della possibilità di sbagliare perché cerca il nuovo, che è tale perché non è ancora sperimentato.
  3. Ostacola la creatività, che è lo strumento per cercare alternative e soluzioni, stimola il coraggio di provare e la correzione dell’errore, che è quasi indispensabile perché giocare solo per evitarlo è la negazione dello sport

C Interviene con strumenti impersonali e uniformi, e pretende di investire l'allievo con stimoli che dovrebbero portare agli effetti attesi.

  1. Propone un insegnamento uniforme, “a pioggia” e a direzione unica, di cui ha difficoltà a verificare gli effetti, perché non è interessato alle opinioni e alle proposte dell’allievo.
  2. Prepara le gare parlando di rabbia, cattiveria, adrenalina e a vote qualcosa di più. Può voler dire solo determinazione e iniziativa, ma è anche facile che abbia effetti imprevisti anche in campo e fuori. In ogni caso, procura sempre una tensione che influenza il rendimento.
  3. Dispensa rimproveri e punizioni per una sconfitta, e in questo modo crea ostilità e voglia di restituire ma, soprattutto, ritiene il giocatore immaturo incapace di essere responsabile.

D Non rispetta le tappe evolutive, che sono strettamente vincolate allo sviluppo fisico, emotivo, intellettivo e, nello sport, anche tecnico.

  1. Considera il bambino come un piccolo professionista da trattare soltanto con dosi diverse, ma così crede di poterlo formare facendogli eseguire gesti prematuri e non suoi.
  2. Ritiene la specializzazione precoce l’unico strumento per abituare da subito al gioco degli adulti, mentre il bambino scopre e sviluppa il talento soltanto attraverso il gioco.
  3. Attende uno sviluppo spontaneo e privo di quelle norme e che regolano la vita e l'attività dell'adulto.

Il talento è avvantaggiato perché prevale nel gioco e nella prestazione, ma spesso, per la propria dotazione è sottoposto a maggiori richieste, deve adattarsi agli altri a spese delle proprie capacità, tenere a freno la vivacità creativa e pagare con profonde insoddisfazioni uno sviluppo incompleto del proprio talento.

Mi sono inceppato. Ho già preparato dei video, sui quali porto le novità di decenni di ricerca, da pubblicare su “La formazione continua online sulla psicologia dello sport e non solo”, ma si sbatte contro un muro.

Per pubblicare un video con le vostre relative risposte (per ora abbiamo individuato quasi un centinaio di argomenti, ma ce ne sono ancora), abbiamo stabilito una cifra di due euro, cha crediamo non sufficiente per coprire le spese. Ci piace così, perché ci interessa proporre e diffondere una cultura della formazione adatta al giovane e allo sport attuali.

Per pubblicarlo su una piattaforma, abbiamo trovato quelle che non offrono garanzie, per esempio sulla riproduzione e la vendita sotto falso nome o senza un’autorizzazione, e altre che portano le spese verso i cinquanta euro per costi e tasse, e consigliano assolutamente di rivolgersi a un fiscalista e di mettere tutto in mano ad un commercialista.

Niente da dire, sono le regole, ma mi sarebbero utili solo se volessi vendere una petroliera o un palazzo d’epoca in centro e assumessi una segretaria per gestire il tutto, ma non piace che ci sia chi fissa queste regole nei confronti di un’Associazione culturale senza scopo di lucro.

A queste condizioni non sono interessato. Occupo il mio tempo come voglio, tant’è che continuerò a scrivere le mie idee su ”https://www.nuovosportgiovani.it” senza chiedere niente a nessuno, e a fare del volontariato a spese mie per chi ne ha veramente bisogno. O magari metterò tutto in un nuovo libro.

Chi avesse idee e suggerimenti da darmi per riprendere il progetto a condizioni accettabili, mi faccia sapere, e magari faremo insieme.

Saluti

Grazie e Buon Natale

Vincenzo Prunelli

Con il talento è più facile commettere errori, perché è un personaggio più complesso, ha qualità che vanno scoperte perché non si esauriscano o non diventino impulsi negativi.

Di solito, il talento è considerato vivace e intraprendente, ma anche impulsivo, polemico, indisciplinato e intrattabile. In parte è vero, perché una creatività e un desiderio d’iniziativa che non riescono a esprimersi si trasformano facilmente in intolleranza, irrequietezza o ribellione. Quando un talento è intrattabile,

L’esperienza, la resilienza e il coraggio di mettersi in gioco sono tre condizioni indispensabili dell’apprendimento.

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso. William Hart

Dall’esperienza s’impara sempre, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort. Si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per fare e conoscersi meglio: la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Nella formazione, l’insegnamento è affidato all’iniziativa del singolo, che ripropone le proprie esperienze di allievo, si affida ad esperienze vissute da altri o alle verità di tanti guru impreparati.

Nello sport, la formazione è ancora una parola con troppi significati, e non tutti innocui. Manca un modello comune che sappia scoprire, sviluppare e far cooperare le qualità della mente, moderare e rendere vantaggiosa la parte emotiva della personalità e trattare ciò che è specifico del singolo. In pratica, si dice come fare imitando il gesto del campione, si correggono le iniziative che rispondono alle attese di chi insegna e si trascura ciò che è specifico di ognuno, che si manifesta soltanto quando il momento richiede una soluzione imprevista.

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