Lo sport è un grande strumento educativo, un’attività che ha effetti favorevoli anche sulla scuola e un esempio per la famiglia. Tutto bene, quindi? Spesso, però, anche causa di abbandono.
Può, e le prime sono quando non sa impiegare tutte le risorse dell'atleta e della persona, s’illude di crearne di nuove o crede di farle rendere usando metodi che fuori si rifiutano.

Nello sport si è ancora portati a credere che bastino i soldi per essere sempre contenti e al massimo, che una sconfitta sia una colpa, che un talento sia sempre un capriccioso da domare o che una punizione esemplare sia la soluzione a ogni crisi. Ma è così?
La panchina risolve la crisi?

Lo sport che ti fa apprezzare albe e tramonti, mari e laghi, parchi e strade, partenze e arrivi, solitudine e compagnia, se c'è l'uno ci può essere anche l'altro, se c'è negatività ci può essere anche positività, se c'è tristezza c'è anche allegria, l'uno serve all'altro per dare più valore, se c'è tensione ci può essere più relax.

Il rifiuto delle regole comuni è segno di gradito anticonformismo quando se ne conoscono di migliori, ma non si può proporre a un figlio che neppure le conosce nell’illusione di renderlo libero. Voglio un figlio che rifiuti tutti i vincoli e le regole che non ha scelto lui. Come faccio a trasmettergli questa libertà?

La continuità è arrivare al rendimento possibile e riuscire a mantenerlo durante tutta la gara. Se non avviene, dobbiamo pensare a un agonismo sbagliato, a una formazione non più adatta al giovane attuale o a difficoltà di conduzione.

Benoit B. Mandelbrot nella sua autobiografia “La Formula della Bellezza” richiama spesso Galileo. A fine libro, questi richiami, vengono precisati.
Scrive Mandelbrot.”Per apprezzare la natura dei frattali, è bene ricordare lo splendido manifesto galileiano del 1632: La filosofia è scritta … in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi … è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto».

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