L’insegnamento non è seguire il buon senso comune. Occorre conoscere i giovani e la mente, insegnare a cooperare e creare il collettivo.
Per insegnare nello sport, non basta solamente applicare le regole del buon senso comune o le conoscenze derivate dall’esperienza. In questi casi, si può essere geniali, ma costruire su una base solo soggettiva, e spesso soltanto fantasiosa e priva di riscontri logici, non è originalità né creatività.

Lo sport interessa se piace, mentre le prospettive sproporzionate, le fabbriche dei campioni, la sopravvalutazione e la sottovalutazione sono le cause principali degli abbandoni. Senza divertimento e gioia non c’è sport. Di solito si crede che nello sport occorra parlare di sacrificio, duro lavoro, rinuncia o voglia.

Lo sport dovrebbe essere gioia, libertà e sfogo di vitalità, ma ci può sempre essere qualcuno, allenatore, genitore o altro, che riesce a trasformarlo in un peso.

Vediamo alcuni comportamenti e atteggiamenti che consiglierebbero di formare chi dovrebbe educare prima di lasciarlo libero di commettere errori o anche di più.

In una palestra qualsiasi, un istruttore reagisce all’errore di un ragazzino di una decina d'anni chiamandolo “cretino” e urlandogli davanti a tutti di restare a casa

I conflitti allenatore-genitore sono meno frequenti di quanto si creda, ma bastano pochi genitori incontrollabili per guastare il lavoro di tutta una squadra.

Quando si parla con allenatori, la domanda più frequente riguarda i genitori: “Come difendersi e neutralizzarli?”. A volte hanno ragione, ma esagerano, perché non tutti sono da cacciare dal campo, dalla palestra o dalla piscina. Prima di giudicarli una presenza solo negativa, quindi,

Monti Simbruini

“Ciò che non mi uccide mi rende più forte” - Friedrich Nietzsche

La resilienza, il cui significato è: “Mi piego ma non mi spezzo”, sta a significare che il vero campione esce dalle sconfitte con più voglia di riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti e le aree in cui ha mostrato carenza. Chi è resiliente, infatti, non si lascia abbattere

Spesso il ragazzo superdotato fallisce anche se trova condizioni favorevoli. I motivi stanno nella sua specificità e in certe particolarità del suo sviluppo, ma soprattutto negli errori di chi lo educa. Specie quando dimentica che il superdotato è una pura potenzialità da coltivare, è capace di straordinari sviluppi, ma anche di fallimenti o disadattamenti altrettanto vistosi.

Quasi sempre ci inganna il fatto che nella prima infanzia il superdotato non abbia molti problemi...

Gli allenatori si occupano di persone, del loro rendimento sportivo come singoli e come squadra, e sono deputati all’educazione, innanzitutto a un corretto stile di vita. Si possono occupare di bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, professionisti, allenatori.

Devono prima di tutto dare un buon esempio:

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