L'espressione krav maga, in ebraico moderno, significa letteralmente "combattimento con contatto/combattimento a corta distanza". È costruito estrapolando e semplificando i movimenti e le tecniche apprese attraverso lo studio delle arti marziali e degli sport da combattimento in modo da renderlo il più semplice ed efficace possibile durante un combattimento senza regole.

La Psicologia dello Sport (PdS) si è sviluppata dalla seconda metà degli anni ’60. Durante un congresso di Medicina dello Sport decisero di organizzare il primo congresso mondiale di Psicologia dello Sport a Roma nel 1965. In tale occasione fu fondata la prima Società Internazionale, l’International Society of Sport Psychology (ISSP), e Ferruccio Antonelli ne fu eletto presidente.

Due aspetti sui quali si lavora molto con un allenamento psicologico, sono la formulazione degli obiettivi e la motivazione. Per quanto riguarda gli obiettivi, l’atleta dovrebbe essere in grado di formulare una pianificazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Obiettivi difficili ma raggiungibili, sfidanti, che si dovrebbero poter visualizzare, immaginare nel momento in cui si raggiungono.

L’obiettivo deve motivare, quindi avere effetti che possano generare benefici per la persona che lo persegue. Che cosa c’è di così importante per me nel raggiungimento di quest’obiettivo?

È importante un lavoro di definizione degli obiettivi sfidanti, chiari, raggiungibili dal quale partire per individuare le risorse, le qualità e le caratteristiche occorrenti da acquisire e potenziare per raggiungerli.

Arnold Lazarus: “Se immaginate ripetutamente e coscienziosamente di raggiungere un obiettivo, le vostre possibilità reali di successo aumenteranno notevolmente”.

Fai un programma dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale? E come? Che cosa sei disposto a fare? Che cosa devi evitare o fare per raggiungerli. Il percorso per raggiungerli può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi e infortuni, e non tutti sono disposti a questi impegni. La cosa importante, quindi, è decidere le priorità negli obiettivi e impegnarsi per raggiungerli. Da soli è difficile, perché più è alto l’obiettivo, più lo sono l’impegno e il costo in termini d’investimento in soldi e tempo.

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, è l’impegno di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l'autoefficacia dell'atleta.

Utilizzando il modello O.R.A. (Obiettivi, Risorse e Autoefficacia) si definiscono chiaramente l’obiettivo temporale e le risorse per raggiungerlo. È importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto. Come ti vedi quando l’hai raggiunto? Come ti senti? Com’è stato raggiungerlo? Che cosa hai fatto? Chi ti ha aiutato? Quali sono state le tue risorse? Da dove sei partito? Quali difficoltà hai incontrato? Come le hai superate?

Emil Zatopek: “Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta.”

I maratoneti vanno alla continua ricerca di prove per sondare sempre di più le proprie possibilità. Osano ma sono convinti di farcela, e hanno dalla loro parte le sensazioni di benessere che sperimentano, che li fanno sentire vivi mentre fanno quello che vogliono con passione e dedizione.

I fattori che possono influenzare l’atleta nella sua prestazione sono tanti: un’autoconoscenza personale e interiore, a iniziare dal proprio respiro, dall'osservazione interna ed esterna, dall'ascolto delle proprie sensazioni. Poi, l’autoconsapevolezza per scoprire come ci si mete in relazione con il mondo, le persone, i propri bisogni. "Qual è il mio bisogno/esigenza, cosa faccio per soddisfarlo, mobilito le energie, come sto dopo aver soddisfatto il mio bisogno, aspetto l’emergere di un nuovo bisogno?". Diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, fare le cose con un’attenzione e un interesse costante e non per abitudine. E diventa interessante accorgersi di quello che si fa: “Che cosa faccio? Come mi sento? Che cosa provo? Che cosa voglio? Che cosa evito? Che cosa mi aspetto?”

Così la persona può avere più consapevolezza di sé, di quello che fa, sente, vuole, evita o si aspetta, e quindi essere più determinato, convinto, rilassato e vincente, meno teso e preoccupato, più sicuro di sé e, cosa più importante, più responsabile.

La maratona, oltre ad essere una prestazione sportiva agonistica, è un’esperienza. Partecipare e portare a termine maratone aiutano ad accrescere l’autostima anche nella vita privata e a superare problemi e difficoltà quotidiane. È ciò che accade, per esempio, a Filippo Poponesi: “Raggiungere traguardi sempre più ambiziosi ha contribuito, nel tempo, ad accrescere l’autostima e a rendermi più forte nell’affrontare i problemi del quotidiano.”

Alcuni affrontano queste imprese anche per motivi solidali. È il caso di Gustavo Ismail: “La solidarietà per aiutare i bambini che non hanno il latte in casa, ed ogni chilometro che corro equivale a casse di latte che la gente mi dona.

Emerge una voglia di mettersi alla prova, di sfidare se stessi. Per esempio, Vincenzo Luciani racconta: “Soprattutto la voglia di sfidare me stesso, di mettermi alla prova e di tentare l’avventura, di compiere un’azione straordinaria. Ho anche considerato la corsa come un esercizio allenante per la vita di tutti i giorni, perché s’impara a resistere, a sapersi disciplinare, a mantenere la barra dritta anche nelle avversità della vita. Naturalmente la corsa presenta anche molti aspetti gioiosi: un senso di libertà, la possibilità di incontrare amici validi e di conoscere bene la multiforme fauna umana dei podisti”.

La self efficacy è la convinzione di possedere le capacità che consentono di raggiungere i risultati prefissati. Per quanto riguarda l’autoefficacia, ho introdotto la maglia virtuale dell’autoefficacia che ho chiamato anche maglia virtuale delle risorse. Trattasi di un lavoro esperienziale con alcune visualizzazioni. Con alcune persone è emerso che in certe situazioni o momenti si sentivano forti/sane e in altre situazioni o momenti si sentivano deboli/fragili. Pertanto, ho pensato per ognuno di ideare una maglia virtuale delle risorse come una specie di divisa da indossare come fanno i supereroi.

Ognuno deve individuare il materiale speciale e cioè quelle capacità che gli occorrono per fare una prestazione eccellente o per affrontare una situazione difficile. Tale divisa dovrà avere quattro tasche contenenti rispettivamente le quattro fonti di autoefficacia: esperienze di successo, modelli di riferimento, persuasione verbale, sensazioni abbinate a esperienze di successo.

Le persone con un alto senso di autoefficacia percepiscono le difficoltà come sfide. Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita? Ricorda un evento, un episodio, una prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni?

Alcune testimonianze di maratoneti e ultramaratoneti sulle sensazioni che sperimentano.

Marinella Satta correrà la maratona di Roma palleggiando con due palloni da basket, impresa già riuscita alla maratona di Rimini: “In genere, prima della gara hai sempre la sensazione di non stare bene, dopo un po' che corri, cominci a carburare, e quando sei vicino all'arrivo, in genere ti carichi perché sta per finire. Dopo la gara, se ho corso bene, senza fatica, sono euforica e penso già alla prossima”. È importante fare attenzione ai propri ritmi di corsa soprattutto in maratona dove si rischia di svuotare i serbatoi di glicogeno.

Di seguito, i suggerimenti di un paio di maratoneti. Il nutrizionista Francesco Fagnani suggerisce di essere prudenti e non impulsivi: “La maratona mi ha insegnato a non essere impulsivo ma calmo e riflessivo”.

René Cuneaz, Maratona in 2h15’32”, invita a conoscersi bene, a non esagerare ma a partire cauti, senza strafare: “Io ho una sensibilità incredibile del mio limite. Sento se sto correndo più piano o più forte della mia soglia. In maratona è un pregio. Quando provo ad andare oltre, faccio talmente tanta fatica che rischio di pagare lo sforzo calando notevolmente il ritmo. Per questo molte volte, in gare anche più corte, mi stacco dal gruppo e continuo col mio passo e, solitamente, molti li riprendo nel finale di gara”.

La gara maratona, per tanti, diventa una meta ma, per tanti altri, fatta una, le altre diventano come ciliegie. Di seguito, l’esperienza di Silvia Bortolotti: “Corrine una e ti cambia la vita, per me nulla ti rende forte come l'esperienza della maratona. Ti rende forte nello sport come nella vita di tutti i giorni.”.

Da tuttocome de La Stampa Numero 279. Martedì 29 agosto 1990. 19
Settimanale della casa e del tempo libero
Per gentile concessione de La Stampa
Psicologi e psicopedagogisti si interrogano: la superdotazione deve essere incentivata oppure tenuta sotto controllo e se necessario scoraggiata fino a neutralizzarla?

Questa presentazione dell’allenatore carismatico non coincide con la nostra linea culturale ma, come ogni campo del sapere, ha tesi che vanno conosciute, criticate e assunte se condivise.

Lo stesso vale per la nostra.

Nella costruzione del carattere e nella gestione di un gruppo sportivo, gli atleti fanno capo a un allenatore. Per far sì che gli scopi e i traguardi vengano raggiunti, vogliamo scoprire quale psicologia deve avere questa figura di riferimento. Vogliamo scoprire se, come e perché necessitiamo di una figura di leader carismatico.

Entreremo empiricamente in contatto con un allenatore di calcio a 5, Maurizio Venditti, per una ricerca sperimentale.

IL KARATE, soprattutto nei più giovani, rappresenta un punto d’incontro all'interno del quale il contatto con gli altri funge da stimolo ai processi d’integrazione sociale che possono dare libero sfogo alla propria espressività.

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