Con il talento è più facile commettere errori, perché è un personaggio più complesso, ha qualità che vanno scoperte perché non si esauriscano o non diventino impulsi negativi.

Di solito, il talento è considerato vivace e intraprendente, ma anche impulsivo, polemico, indisciplinato e intrattabile. In parte è vero, perché una creatività e un desiderio d’iniziativa che non riescono a esprimersi si trasformano facilmente in intolleranza, irrequietezza o ribellione. Quando un talento è intrattabile,

Se un giovane trasgredisce o sbaglia per inesperienza o scarso interesse, certo basta spiegare o proporre un’alternativa più appagante. Se, però, ci troviamo in un conflitto o in un’incomprensione profonda, occorre prima capirsi e, a volte, anche correggere qualche nostro errore.

Se i giovani sono così disponibili e sempre pronti a cambiare per migliorare, perché non basta parlare affinché capiscano e si correggano?

L’esperienza, la resilienza e il coraggio di mettersi in gioco sono tre condizioni indispensabili dell’apprendimento.

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso. William Hart

Dall’esperienza s’impara sempre, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort. Si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per fare e conoscersi meglio: la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Nella formazione, l’insegnamento è affidato all’iniziativa del singolo, che ripropone le proprie esperienze di allievo, si affida ad esperienze vissute da altri o alle verità di tanti guru impreparati.

Nello sport, la formazione è ancora una parola con troppi significati, e non tutti innocui. Manca un modello comune che sappia scoprire, sviluppare e far cooperare le qualità della mente, moderare e rendere vantaggiosa la parte emotiva della personalità e trattare ciò che è specifico del singolo. In pratica, si dice come fare imitando il gesto del campione, si correggono le iniziative che rispondono alle attese di chi insegna e si trascura ciò che è specifico di ognuno, che si manifesta soltanto quando il momento richiede una soluzione imprevista.

Il gioco della palla come gioco educativo: progetto rivolto a bambini che frequentano la scuola dell'infanzia e la scuola primaria.

L'educatore sportivo deve trasmettere conoscenze, essere consapevole dei propri limiti, portare l'allievo alla completa formazione fisica, tecnica, psicologica.

Educare vuole anche dire trasmettere conoscenze e modi corretti, ma l'educatore deve avere anche altri caratteri.

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