Nello sport si è ancora portati a credere che bastino i soldi per essere sempre contenti e al massimo, che una sconfitta sia una colpa, che un talento sia sempre un capriccioso da domare o che una punizione esemplare sia la soluzione a ogni crisi. Ma è così?
La panchina risolve la crisi?

Lo sport che ti fa apprezzare albe e tramonti, mari e laghi, parchi e strade, partenze e arrivi, solitudine e compagnia, se c'è l'uno ci può essere anche l'altro, se c'è negatività ci può essere anche positività, se c'è tristezza c'è anche allegria, l'uno serve all'altro per dare più valore, se c'è tensione ci può essere più relax.

La continuità è arrivare al rendimento possibile e riuscire a mantenerlo durante tutta la gara. Se non avviene, dobbiamo pensare a un agonismo sbagliato, a una formazione non più adatta al giovane attuale o a difficoltà di conduzione.

L’insegnamento non è seguire il buon senso comune. Occorre conoscere i giovani e la mente, insegnare a cooperare e creare il collettivo.
Per insegnare nello sport, non basta solamente applicare le regole del buon senso comune o le conoscenze derivate dall’esperienza. In questi casi, si può essere geniali, ma costruire su una base solo soggettiva, e spesso soltanto fantasiosa e priva di riscontri logici, non è originalità né creatività.

Lo sport interessa se piace, mentre le prospettive sproporzionate, le fabbriche dei campioni, la sopravvalutazione e la sottovalutazione sono le cause principali degli abbandoni. Senza divertimento e gioia non c’è sport. Di solito si crede che nello sport occorra parlare di sacrificio, duro lavoro, rinuncia o voglia.

I conflitti allenatore-genitore sono meno frequenti di quanto si creda, ma bastano pochi genitori incontrollabili per guastare il lavoro di tutta una squadra.

Quando si parla con allenatori, la domanda più frequente riguarda i genitori: “Come difendersi e neutralizzarli?”. A volte hanno ragione, ma esagerano, perché non tutti sono da cacciare dal campo, dalla palestra o dalla piscina. Prima di giudicarli una presenza solo negativa, quindi,

Monti Simbruini

“Ciò che non mi uccide mi rende più forte” - Friedrich Nietzsche

La resilienza, il cui significato è: “Mi piego ma non mi spezzo”, sta a significare che il vero campione esce dalle sconfitte con più voglia di riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti e le aree in cui ha mostrato carenza. Chi è resiliente, infatti, non si lascia abbattere

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