Con i bambini l’autoritarismo ha qualche effetto ma oggi, con i giovani, occorre parlare di autorità o, meglio, di autorevolezza, altrimenti è facile andare incontro alla rinuncia e a percorsi improduttivi o pericolosi, fino alla ribellione o alla scelta di soluzioni autolesive.

Si crede ancora che la punizione abbia una funzione educativa, ma occorre cautela. Certo le trasgressioni vanno pagate, ma preferiamo ricorrere a conseguenze stabilite prima e naturali.

Un ragazzino sbaglia una porta in una discesa sugli sci, e l’allenatore lo punisce facendogli risalire la pista a piedi. Una squadra professionistica di calcio perde una partita che sembrava abbordabile, e il giorno successivo sveglia alle sette, visione ripetuta del filmato della gara e, dopo, in ritiro per tutta la settimana.

A volte sembra naturale rispondere con una punizione,

A volte lo sport non piace più o è diventato un peso, ma tanti abbandoni sembrano inspiegabili, e la colpa può essere degli istruttori, dei genitori e dell’ambiente.

Un adolescente decide di abbandonare lo sport senza una ragione in un momento addirittura favorevole e nonostante sia apprezzato da tutti. Chiediamoci, come sempre, se lo sport non lo abbia sottoposto a un clima di tensione con pressioni eccessive o maldestre,

Ha senso una formazione in cui s’insegnano trucchi e furbate, mentre potenzialità si scoprono e si manifestano usando le qualità del proprio talento?

In una vecchia conferenza in coppia, a una mia affermazione che i trucchi e le “furbate” sono i più grossi ostacoli al talento, Boskov, da finto ingenuo, mi disse: “Se Vialli si butta in area e si procura un rigore, che faccio? Lo metto fuori?” In effetti, lui parlava di uso del talento già formato, ed io di come formarlo, e ci siamo spiegati.

Questo discorso, riferito all’adulto, può sembrare una specie di moralismo o la ricerca della purezza assoluta, ma è evidente che i grossi campioni preferiscono usare il talento. Inoltre, in un gioco di automatismi, due pensieri tra loro contrari nella testa non ci stanno: o si pensa al trucco o al gesto tecnico vero.

Un giovane si sente stimolato dalla prospettiva del successo? Lo desiderano tutti, ma occorre fare alcune considerazioni, tutte essenziali, che riguardano la vittoria in ogni gara o il successo come obiettivo della carriera, il momento dello sviluppo e la dotazione.

Della vittoria come unico obiettivo di ogni gara si è già detto in molti articoli. La sintesi è che, per un giovane, una partita giocata solo per vincere con qualsiasi espediente, o scorrettezza è sempre una partita persa. Si usa ciò che è utile ora, ma intanto non si tenta il nuovo, che subito può non riuscire, ma è il modo di esprimersi della creatività, che così è soffocata e si può trasformare in una valenza negativa. Si gioca con la paura di perdere, che fa stare attenti a non sbagliare, ma a spese dell’iniziativa libera e della lucidità.

Gli errori educativi di noi genitori possono nascere dalle migliori intenzioni, ma è anche facile che pesino molti nostri problemi.

(Sostituisce il titolo: "Trasformare un petardo in una bomba.")

In un campo di calcio ovunque, facciamo Liguria o Molise per non additare, è avvenuto un fatto così grave da occupare quasi mezza pagina di giornale. Un allenatore avrebbe “brutalizzato” un ragazzo di diciassette anni, tanto da costringere il padre a portarlo al Pronto Soccorso, fargli fare una radiografia dopo che aveva terminato la partita come tutti, ottenere quattro giorni di prognosi e fare denuncia in caserma.

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Tehethon

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