rispetto delle regole

  • Lo sport permette di sperimentare sia benessere che performance, fa incontrare nuovi amici e ritrovare di vecchi; fa conoscere culture e luoghi sconosciuti e apprezzare persone. Fa mettere in gioco, vivere esperienze, faticare, prendere treni e strade per tagliare traguardi, raggiungere mete e sogni ambiti, sfidanti anche se difficili.

  • Si crede ancora che la punizione abbia una funzione educativa, ma occorre cautela. Certo le trasgressioni vanno pagate, ma preferiamo ricorrere a conseguenze stabilite prima e naturali.

    Un ragazzino sbaglia una porta in una discesa sugli sci, e l’allenatore lo punisce facendogli risalire la pista a piedi. Una squadra professionistica di calcio perde una partita che sembrava abbordabile, e il giorno successivo sveglia alle sette, visione ripetuta del filmato della gara e, dopo, in ritiro per tutta la settimana.

    A volte sembra naturale rispondere con una punizione,

  • Ha senso una formazione in cui s’insegnano trucchi e furbate, mentre potenzialità si scoprono e si manifestano usando le qualità del proprio talento?

    In una vecchia conferenza in coppia, a una mia affermazione che i trucchi e le “furbate” sono i più grossi ostacoli al talento, Boskov, da finto ingenuo, mi disse: “Se Vialli si butta in area e si procura un rigore, che faccio? Lo metto fuori?” In effetti, lui parlava di uso del talento già formato, ed io di come formarlo, e ci siamo spiegati.

    Questo discorso, riferito all’adulto, può sembrare una specie di moralismo o la ricerca della purezza assoluta, ma è evidente che i grossi campioni preferiscono usare il talento. Inoltre, in un gioco di automatismi, due pensieri tra loro contrari nella testa non ci stanno: o si pensa al trucco o al gesto tecnico vero.

  • Si è già parlato molto di genitori fuori dalle righe in famiglia, nella scuola e nello sport, ma occorre ritornarci. Nella scuola scadono nella violenza contro gli insegnanti, in famiglia li puniscono o li giustificano in tutto senza educarli e nello sport giocano contro i figli. Un’allenatrice ha cacciato i genitori dalla palestra e ha ricevuto solidarietà da ogni parte, ma non tutte le pecore sono nere...

  • Il rifiuto delle regole comuni è segno di gradito anticonformismo quando se ne conoscono di migliori, ma non si può proporre a un figlio che neppure le conosce nell’illusione di renderlo libero. Voglio un figlio che rifiuti tutti i vincoli e le regole che non ha scelto lui. Come faccio a trasmettergli questa libertà?

  • Con i propri allievi non si può essere come padri. E se, come spesso si crede, si tratta di un rapporto affettivo, attento a proteggere e non gravare di impegni, accondiscendente e impegnato tante volte a costruire la felicità, è un errore anche per un padre vero.

    Che cosa significa per un allenatore “essere un padre” con i giovani?

    L’adulto, nello sport e in ogni situazione in cui sia educatore o anche solo un modello da seguire, deve richiedere l’assunzione di compiti non graditi,

  • Sono un istruttore di calcio dilettantistico e svolgo attività in una società nel territorio Milanese dando lezione ai bimbi di 6/7 anni. Domenica scorsa abbiamo partecipato a un torneo con altre sette squadre di pari età, giocando in contemporanea su quattro campi. Durante il confronto avevo notato che alcuni bimbi non rispettavano la distanza dal portiere avversario, quando questi doveva rimettere in gioco la palla al suo compagno, andando subito a pressare

  • Può sembrare prematuro parlare di regole quando si ha a che fare anche con bambini, ma dobbiamo guardare più a fondo,...

  • Le direttive che rendono possibili il rapporto e l’intesa con gli altri...

  • Se poniamo margini troppo netti ai figli, non rischiamo di limitarli?

  • Le regole sono le condizioni indispensabili per comunicare, essere costruttivi, collaborare e stare insieme.  Anche nello sport le regole sono essenziali perché, se crediamo di poterle ignorare, formiamo uno sportivo non adatto alla vita adulta. 

Tehethon

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