Oggi non parliamo di sport, ma prendiamo atto della caduta di un inganno. Anche l’Informazione, che faceva passare messaggi favorevoli di politici, altra gente tanto inconsistente da giustificarne (o consigliarne?) l’uso oppure conosciuta, ma fuori argomento, fa finalmente il proprio mestiere: la cannabis procura danni pesanti e anche irreversibili.

Il giovane sceglie lo sport per il piacere di praticarlo, ma intanto vive la cultura di un ambiente che cambia rapidamente, impone tanti modelli incerti e lascia poco spazio a un adattamento consapevole, ma non rassegniamoci perché si può fare molto.

Si riparla di cannabis, anche se a basso dosaggio, e sembra di ascoltare lì solito discorso superficiale e disinformato. Qualcuno dice che è la modernità, la nuova cultura, ma per parlarne la dovrebbe conoscere e, ancora di più, se la volesse cambiare in meglio.

In un bambino, l’impegno, è stimolato dal piacere, dall’appagamento della naturale esuberanza, dalla scoperta di nuove abilità e capacità motorie, dalla possibilità di misurare le proprie forze e dall’opportunità di giocare con i coetanei.

Cosa intendiamo per movimento, (funzioni, struttura, modalità di realizzazione, condizioni e sviluppo), è possibile giungere attraverso lo studio della “Teoria del movimento”.

Un allenatore chiede se si può comportare allo stesso modo con chi è o non è pagato.

Se quest’allenatore è convinto che sia più difficile pretendere da un dilettante, che richiederebbe spiegazioni e atteggiamenti diversi per quanto riguarda decisioni tecniche, comportamentali e disciplinari, il quesito è mal posto.

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