Un giovane si sente stimolato dalla prospettiva del successo? Lo desiderano tutti, ma occorre fare alcune considerazioni, tutte essenziali, che riguardano la vittoria in ogni gara o il successo come obiettivo della carriera, il momento dello sviluppo e la dotazione.

Della vittoria come unico obiettivo di ogni gara si è già detto in molti articoli. La sintesi è che, per un giovane, una partita giocata solo per vincere con qualsiasi espediente, o scorrettezza è sempre una partita persa. Si usa ciò che è utile ora, ma intanto non si tenta il nuovo, che subito può non riuscire, ma è il modo di esprimersi della creatività, che così è soffocata e si può trasformare in una valenza negativa. Si gioca con la paura di perdere, che fa stare attenti a non sbagliare, ma a spese dell’iniziativa libera e della lucidità.

Essere educatori significa non creare inutili ostacoli, e mai continuare a dire soltanto come e che cosa fare. Nello sport, e non solo, invece, si crede che anche un bambino debba essere portato per mano e “caricato” perché faccia ciò che ci aspettiamo noi adulti.

Alleno ragazzi che nello sport hanno già soddisfazioni, ma mi sembra manchino di carica e coraggio. Come faccio a darli?

Spiace mettere l’accento sulle cose da evitare, ma a questo punto del nostro discorso è chiaro che solo rispettando i momenti dello sviluppo, le possibilità, i caratteri propri di ognuno, la creatività e la voglia d’iniziativa che un giovane va da solo verso la propria completezza e autonomia.

Le partite della vita si preparano aggiungendo intensità ai soliti stimoli? Sono quelle in cui si dice: “Hanno giocato al 110%”. Servono stimoli speciali?

Come giocare le partite della vita?

Per le squadre più forti, sono quelle degli avversari abbordabili, che magari sembrano avere gareggiato oltre le loro possibilità perché si sono trasformate per inebriarsi di gloria. Per le più deboli, invece, sono quelle in cui si parte battuti, o sono state solamente drammatizzate per togliere paura e stimolare maggiore impegno. Che cosa è successo a chi ha vinto la partita della vita?

L’allenatore sportivo deve essere leader, e rendere congruenti ragione, emotività e affettività.

Il nuovo modo di allenare!  

L’abilità dell’Allenatore Sportivo Eccellente (A.S.E.) si concretizza nel conoscere se stesso, nel saper gestire il proprio stato emotivo profondo e quello degli atleti.

Ciò costituisce un vero elemento di novità nel panorama sportivo attuale capace di generare degli indiscutibili vantaggi per tutti i soggetti coinvolti nella relazione sportiva (atleti – società sportiva e altri terzi).

Gli errori educativi di noi genitori possono nascere dalle migliori intenzioni, ma è anche facile che pesino molti nostri problemi.

(Sostituisce il titolo: "Trasformare un petardo in una bomba.")

In un campo di calcio ovunque, facciamo Liguria o Molise per non additare, è avvenuto un fatto così grave da occupare quasi mezza pagina di giornale. Un allenatore avrebbe “brutalizzato” un ragazzo di diciassette anni, tanto da costringere il padre a portarlo al Pronto Soccorso, fargli fare una radiografia dopo che aveva terminato la partita come tutti, ottenere quattro giorni di prognosi e fare denuncia in caserma.

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