Lo sport permette di sperimentare sia benessere che performance, fa incontrare nuovi amici e ritrovare di vecchi; fa conoscere culture e luoghi sconosciuti e apprezzare persone. Fa mettere in gioco, vivere esperienze, faticare, prendere treni e strade per tagliare traguardi, raggiungere mete e sogni ambiti, sfidanti anche se difficili.

Di solito si attribuisce all’aggressività un significato negativo ma, a determinate condizioni, è una pulsione indispensabile per impiegare tutte le energie nella gara. Non implica sentimenti ostili nei confronti dell’avversario e non ha bisogno di essere istigata, perché lo sportivo ha per natura tutta quella che gli serve.

È successo il fattaccio, e ci siamo accorti tutti che nello sport c’è della violenza. Ma no!

Si dice che abbia un colore politico, ma le ideologie formano un cerchio, e le parti estreme si sovrappongono, perché la stupidità e la rozzezza sono sempre le stesse. Sappiamo che entrambe predicano consapevolmente la violenza secondo un’ideologia folle.

Quando i muscoli prevalgono sul cervello, il cinismo, la viltà e l’indifferenza verso chi non si può difendere prevalgono su un minimo di civiltà e cultura, qualcosa si deve fare. Ma come e da chi, se basta un paio di giorni di sdegno recitato per cestinare la notizia?

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