Gli errori non sono tutti uguali e ci sono quelli facili da risolvere. chi, dopo essere stato ammonito a non ripeterlo, lo compie ugualmente a svantaggio della squadra, esce. Stessa soluzione per chi boicotta i compagni o vuole sfidare l’allenatore.

I primi dieci anni sono i più delicati, e vanno affidati agli istruttori più esperti, che di un bambino conoscono il carattere, le necessità e le motivazioni, e non solo le abilità per lo sport.

I secondi dieci anni preparano l’ingresso nello sport adulto, che deve evitare il rapporto freddo e le manipolazioni, e favorire la creatività, l’iniziativa individuale e l’autonomia.

Ci sono giovani che sembrano accettare tutte le ragioni, promettono di cambiare, ma poi ritornano sugli stesi errori e le stesse trasgressioni. Se si vuole attuare una correzione che abbia effetti duraturi e cambi il carattere, o almeno anche solo le abitudini, non basta sapere su cosa

Nello sport si sente spesso parlare di punizione per una sconfitta o per un errore magari involontario o non evitabile per rispondere a una richiesta che non può essere soddisfatta, ma ha ancora senso punire per formare degli adulti?

La formazione tradizionale è frutto di impegno e passione e certamente ha anche effetti positivi, e per questo va apprezzata, ma ciò non esclude un’interpretazione critica. L’augurio più bello che ci si può aspettare da queste considerazioni è che tanti le rifiutino e ne trovino di migliori: significherebbe che tanto sport è già cambiato.

 A Trascura ciò che è specifico del singolo a vantaggio di una rigida aderenza a modelli ottimali. Per esempio, chiede al bambino di imitare il gesto del campione “perché non assuma difetti non più correggibili”, come si dice, ma con alcune incoerenze.

  1. Il gesto del campione è inimitabile, perché è possibile solo a lui, richiede mezzi fisici che il bambino non ha ancora, e tecnici che non avrà mai.
  2. La natura porta a utilizzare ciò che è possibile e più funzionale e, nello sviluppo, nulla lo è più di ciò che si possiede. All’allievo, il gesto del campione servirà per migliorare il proprio quando lo avrà sviluppato, ma non lo potrà mai sostituire.
  3. Chiedere prestazioni impossibili è un’illusione rischiosa, nello sport perché impedisce quelle possibili, e nel carattere perché predispone a sentirsi inadeguati o a scegliere percorsi pericolosi.

B Raggiunge l'imitazione e l'apprendimento passivo ma non l'intuizione, la critica e la creazione e l’ingegno, che sono i livelli più elevati dell'intelligenza. Dà, invece, soluzioni già definitive, si aspetta esecuzioni corrette e condanna l’errore.

  1. Poiché considera l’allievo un puro recettore ed esecutore, lo relega in una condizione passiva ed esclude i livelli superiori dell’intelligenza, che è la sede che comprende e in cui opera il talento.
  2. Esclude l’iniziativa libera, che nasce dai livelli superiori dell’intelligenza e ha bisogno della possibilità di sbagliare perché cerca il nuovo, che è tale perché non è ancora sperimentato.
  3. Ostacola la creatività, che è lo strumento per cercare alternative e soluzioni, stimola il coraggio di provare e la correzione dell’errore, che è quasi indispensabile perché giocare solo per evitarlo è la negazione dello sport

C Interviene con strumenti impersonali e uniformi, e pretende di investire l'allievo con stimoli che dovrebbero portare agli effetti attesi.

  1. Propone un insegnamento uniforme, “a pioggia” e a direzione unica, di cui ha difficoltà a verificare gli effetti, perché non è interessato alle opinioni e alle proposte dell’allievo.
  2. Prepara le gare parlando di rabbia, cattiveria, adrenalina e a vote qualcosa di più. Può voler dire solo determinazione e iniziativa, ma è anche facile che abbia effetti imprevisti anche in campo e fuori. In ogni caso, procura sempre una tensione che influenza il rendimento.
  3. Dispensa rimproveri e punizioni per una sconfitta, e in questo modo crea ostilità e voglia di restituire ma, soprattutto, ritiene il giocatore immaturo incapace di essere responsabile.

D Non rispetta le tappe evolutive, che sono strettamente vincolate allo sviluppo fisico, emotivo, intellettivo e, nello sport, anche tecnico.

  1. Considera il bambino come un piccolo professionista da trattare soltanto con dosi diverse, ma così crede di poterlo formare facendogli eseguire gesti prematuri e non suoi.
  2. Ritiene la specializzazione precoce l’unico strumento per abituare da subito al gioco degli adulti, mentre il bambino scopre e sviluppa il talento soltanto attraverso il gioco.
  3. Attende uno sviluppo spontaneo e privo di quelle norme e che regolano la vita e l'attività dell'adulto.

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