Pensare di formare un adulto autonomo, responsabile e attivo partendo dal bambino può sembrare eccessivo o anche assurdo. Se, però, si pensa che nei suoi primi anni forma lo stile di vita, che in breve può essere definito il modo di ognuno di percepire se stesso e il mondo e di adeguarvisi, si deve stare attenti a sviluppare ciò che farà parte della vita adulta e frenare ciò che, invece, dovrà essere proibito.

Si è sempre parlato dei benefici dello sport ed è il caso di riaffermarli, ma anche di non esserne sempre sicuri. Se intendiamo lo sport come strumento per allenare il fisico e insegnare a divertirsi giocando, basta come si è sempre fatto. Se, invece, se ne vogliono utilizzare le grandi potenzialità educative, cioè far crescere la persona e lo sportivo per quanto di potenziale c’è in ognuno e non lasciar sviluppare disagi che influiranno anche sull’età adulta, qualcosa dovrà essere cambiato. Si parla di attenzioni apparentemente ovvie, ma spesso disattese, che riguardano soprattutto la famiglia e in parte anche la scuola. Si tratta, quindi, di un fatto culturale di cui lo sport è soltanto una parte. Si deve praticare, perché piace ed è difficile che causi grossi disagi, ma anche perché potrebbe correggere errori dell’educazione.

I conflitti tra istruttore e genitore non sono quasi mai aperti, perché è pur sempre il primo che decide, ma sono abbastanza frequenti. L’uno è abbastanza pronto ad augurarsi di allenare una squadra di orfani, e ii secondo a essere la voce critica con gli altri genitori e dare consigli a casa perché il figlio non è ben allenato. Lo sport, però, interessa allo stesso modo la persona e lo sportivo, e l’istruttore e il genitore non possono essere diseducativi annullando le rispettive funzioni.

Chiunque, nella famiglia, nella scuola e nello sport, abbia a che fare con i giovani, ha il compito di educare, che può esercitare in modo positivo o negativo. Oggi tracciamo un’immagine di quello positivo che, se capito, va soltanto ricordato ed esercitato, e diventerà una traccia per educare. Questa trattazione interessa soprattutto la famiglia e lo sport, ma dà alla scuola l’opportunità di valutare i propri metodi.

Poiché in tanti articoli lo stesso concetto è trattato secondo ciò che si vuole dimostrare, è il caso di operare una sintesi e fare un po’ di ordine. Si parla dell’istruttore, che deve formare uno sportivo completo, ma discorso interessa anche l’allenatore, che si deve abituare a gestirlo. 

Non si trovano più tanti convinti che, per essere autorevoli basti imporre regole ferree ed essere rigidi nel farle osservare, sapere tutto in modo che nessun allievo li possa contestare o dimostrare che un giovane non deve sapere ma soltanto imparare.

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