Tennis

Il tennis e i bambini. L'esperienza di una maestra di tennis. Allenare e formare giovani tennisti.

Sono una maestra di tennis. Insegno ai bambini. È stata una mia scelta, perché non mi sentivo sufficientemente stimolata a lavorare con gli agonisti. Il mio sogno è poter insegnare a tantissimi bambini questo splendido sport, vederli giocare divertendosi e sorridendo.

Lavorare con i ragazzi non è facile. A me piacciono molto, li adoro, sto bene con loro e credo che questo sia già un passo avanti. Bisogna imparare la loro “lingua” per diventare un po’ come loro. Sono sensibili, buoni, sempre sorridenti. Sono dei piccoli angioletti: stregano, catturano, assorbono energia, ma ti danno una grande voglia di vivere e gioire, fanno amare ciò che fai sino a farti dimenticare che è il tuo lavoro.

Fare la maestra di tennis è il mestiere più bello del mondo, almeno lo è per me. Quattro anni fa ho frequentato il corso per diventare maestra e lì, a Roma, è iniziata la mia avventura. Ho imparato tanto, ma ogni giorno ho modo di apprendere cose nuove, sia osservando i maestri che hanno più esperienza di me, sia dai bambini stessi. Mi hanno insegnato a parlare la loro lingua, mi aiutano a capire quali sono i modi migliori per insegnare, i loro “tempi” per apprendere e, soprattutto, mi regalano ogni giorno la voglia di fare, per insegnar loro tutto ciò che mi è possibile, cercando di farlo sempre nella maniera migliore.

Da quest’anno mi occupo anche dei bambini del propedeutico, cioè nella fascia di età compresa tra i quattro e i sei anni. È diverso dall’insegnare ai più grandi, più divertente e stancante, ma anche questa è una bellissima avventura.

Ho stilato un programma un po’ azzardato, ma ho grandi aspettative e vedremo se alla fine riuscirò a vincere la mia scommessa. Sono piccoli, alcuni hanno molte difficoltà nel coordinare occhi, braccia e gambe; e sono tanti. A volte non è facile gestirli: qualcuno è scatenato, qualcuno è più timido ma insieme si divertono. Bisogna fare attenzione che non si tirino le racchettine sulla faccia: qualcuno ogni tanto esce con un bernoccolo sulla fronte, ma sempre con un grande sorriso. C’è chi vuole vedere la mamma, altrimenti piange. Comunque, hanno bisogno tutti del loro riferimento, della loro maestra.

Bisogna saper essere disponibili, ma anche determinati. È importante insegnare loro l’educazione, le regole, il rispetto degli spazi. Ascoltano, chi più e chi meno. Non ci si può mai distrarre, mai mollare, altrimenti loro hanno la meglio e tu soccombi.

Il programma consta di una parte iniziale di esercizi per sviluppare le capacità coordinative, fondamentali per uno sport come il tennis. All’inizio fanno fatica, ma la risposta è sicuramente ottima. Hanno voglia di fare, s’impegnano. Hanno problemi a mantenere l’attenzione, è normale, sono così piccoli: bisogna cercare di stimolarli continuamente, di farli divertire stuzzicando la loro attenzione.

C’è chi fa più fatica e si arrende, dicendomi che non è capace. Lo aiuto, lo incoraggio ed è bellissimo vedere quando riesce e proclama orgoglioso che ce l’ha fatta. Alcuni non hanno voglia, pochi per fortuna. Mi chiedo se siano obbligati a venire. Provo a coinvolgerli, ma è triste vedere dei bambini infelici.

Poi c’è una parte tecnica, dedicata al tennis e ai diversi “colpi”. Bisogna insegnarli tutti, devono diventare abili. Giocano con entrambe le mani per sviluppare armoniosamente tutto il corpo e non creare scompensi a livello muscolare. I più piccoli colpiscono inizialmente con due mani. Non bisogna obbligarli a giocare con una mano, saranno poi loro a sceglierla, all'inizio non hanno ancora le idee chiare su quale sia la loro mano preferita.

Nell’ora di propedeutico sono affiancata da un’altra maestra. Questo mi permette di poter aiutare i bimbi a fare i colpi quando sono in difficoltà. Di solito li lascio fare per un po' e poi, se proprio hanno delle difficoltà, li aiuto. Se tutti colpiscono la palla e alcuni no, questi ultimi ci rimangono male e, ahimè, vorrei che non succedesse. In realtà apprendono molto velocemente, quasi da rimanerne sbigottiti. Chiaramente qualcuno è più sveglio, altri più portati per il tennis e questo vuol dire molto.

Non si correggono, bisogna lasciarli giocare, è fondamentale che imparino istintivamente che cos’è importante fare per buttare la palla oltre la rete. Sono ancora piccoli per insegnare loro una tecnica precisa, per loro è troppo difficile. Devono imparare, ma soprattutto divertirsi tanto, solo così saranno sempre stimolati e avranno voglia di continuare a giocare. Per imparare fanno sempre delle garette, sviluppano l’agonismo, imparano a gioire per le vittorie e soprattutto ad accettare le sconfitte.

Dividendoli in squadre socializzano, fanno il tifo e imparano a convivere con gli altri bimbi, a rispettare la fila, ad aiutarsi a vicenda.

Hanno racchettine piccole, proporzionate, e giocano in campi ridotti con retine adatte alle loro altezze. Il mio desiderio alla fine dell’anno è vederli disputare delle partite su questi campi, usando in tutto e per tutto le regole dei tornei di tennis dei grandi.

Con i bambini più grandi, di età compresa tra i sette e i 10-11 anni, si lavora più sulla tecnica e sulla tattica di gioco, soprattutto con quelli che hanno alle spalle qualche anno di scuola di tennis.

Anche se i più piccoli utilizzano campi ridotti, le loro partite si svolgono in maniera analoga a quelle degli adulti. E questo è importantissimo, perché anche se cambieranno le misure dei campi e l’altezza della rete, sapranno già gestire la loro partita.

Con questi bimbi, e in particolare con quelli che iniziano a imparare, è spesso utilizzata la tecnica del “tennis pinza” (si prende la palla tra le due racchette) che li aiuta a capire come l’impatto avvenga davanti al corpo e come la palla debba essere portata avanti con la racchetta per farle superare il primo ostacolo che è la rete.

I bambini hanno una caratteristica invidiabile: riescono sempre e comunque a mettersi d’accordo, a volte anche nei modi più strani, contando male il punteggio, sbagliando il lato della battuta. Raramente litigano. Ritengo, quindi, sia meglio non intervenire e lasciarli fare.

Con i ragazzi più grandi, quelli dai 12-13 sino ai quindici anni, le cose cambiano. Pochi hanno aspettative riguardanti il tennis, e la maggior parte viene a giocare per stare in gruppo con l’amico/a e per fare un po’ di sport. Non sempre è facile capirli, attraversano anni di grandi cambiamenti. Qualcuno è scontroso, qualcuno ha sempre il viso triste. Ricercano nella maestra un appoggio. Raccontano le loro storie adolescenziali, chiedendo consigli. Bisogna saper essere severi per farli lavorare ma anche disposti ad ascoltarli, sapersi porre sul loro stesso piano e non su di un piedestallo. Lo apprezzano e ti ascoltano molto di più. Non puoi non voler loro bene, non puoi non affezionarti perché loro ti vogliono bene e ti accettano per quella che sei, severa quando serve, a volte triste, quasi sempre sorridente. Quando ci sono le vacanze mi mancano e quando sono per strada, o in montagna sulle piste da sci, e sento urlare “maestra, maestra”, con gli occhi che brillano, il cuore mi si riempie di gioia.

Lavorare con i bambini è un’esperienza bellissima. Spero di farlo ancora per tanto tempo e con lo stesso entusiasmo, quello che mi regalano ogni giorno i miei adorati bambini.

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