Equitazione

La disciplina degli attacchi è l’unica attività equestre in cui non si monta il cavallo, ma si guida una carrozza trainata da un cavallo, da una pariglia o da un tiro a quattro.

Tale disciplina, detta anche delle ‘redini lunghe’, deriva dalla antica abitudine di attaccare il cavallo a carri o carrozze, per trasporti, viaggi, commerci.

La sua trasformazione da attività quotidiana a disciplina sportiva avvenne soprattutto per merito del Principe Filippo di Edimburgo, presidente, intorno agli anni ‘70 della Federazione Equestre Internazionale e grande appassionato delle ‘redini lunghe’,che, naturalmente, poteva contare nelle sue scuderie reali, su carrozze in grande quantità e su cavalli ‘carrozzieri’ appositamente addestrati.

Il primo campionato del mondo si disputò a Munster, in Germania, nel 1972.

I più forti driver (così vengono chiamati i guidatori delle carrozze da competizione) arrivano dal centro Europa e dai Paesi dell’Est europeo, ovvero da quelle aree dove un certo tipo di agricoltura non ha ancora messo definitivamente in pensione carrozze e cavalli, favorendo al tempo stesso un utilizzo, e quindi un allenamento alle gare, quasi quotidiano.

La specialità si divide in due categorie distinte: quella per ‘pariglie’, ovvero per carrozze tirate da due cavalli, e quella per ‘tiri a quattro’, cioè per carrozze tirate da quattro cavalli.

Nel 1998 si è allargata anche ai Singoli (sia nelle categorie Cavalli che Pony), ricalca nella sua forma classica il Concorso Completo di equitazione.

La competizione vera e propria ricalca per buone linee quella del concorso completo: il primo giorno prova di addestramento in un rettangolo, cioè una ripresa di dressage attaccato, con varie figure da eseguirsi al passo, al trotto riunito, al trotto di lavoro ed al trotto allungato (per il momento non è ancora stato introdotto il galoppo), alcune delle quali con le redini in una mano, in un rettangolo di 100 x 40 metri. Queste riprese vengono valutate da uno, tre o cinque giudici, a seconda dell’importanza del concorso.

Il secondo giorno prova di campagna, con un cross country di circa una ventina di chilometri, da percorrere in parte ad andatura imposta, in parte ad andatura libera, in cui gli ostacoli, naturali non sono ovviamente da saltare ma da aggirare, con manovre spettacolari e complicate. Nell’ultima fase si trovano fino ad un massimo di 8 ostacoli fissi contraddistinti da varie porte delimitate da grossi pali o da altri elementi inamovibili. La prova di maratona in generale è una gara di regolarità con penalità assegnate per la mancanza del rispetto del tempo accordato. Negli ostacoli fissi, invece, le penalità vengono date dal tempo impiegato per portare a termine il tracciato dell’ostacolo stesso: si tratta quindi della parte più spettacolare del concorso.

Il terzo giorno, infine, c’è la prova ad ostacoli, in cui la carrozza deve percorrere un percorso passando attraverso ‘porte’ molto strette nel minor tempo possibile. Tali porte sono rappresentate da coni sormontati da una pallina che, cadendo al passaggio del concorrente, genera penalità.

Vincitore del concorso è naturalmente il concorrente che, alla fine delle tre prove, totalizza il minor numero di penalità.

Data la difficoltà di organizzazione di un concorso completo, soprattutto in relazione alla prova di maratona, poche sono le occasioni in Italia di seguire i nostri atleti in imprese di questo tipo. Vengono invece organizzati quasi settimanalmente concorsi combinati costituiti dalle sole prove di dressage e ad ostacoli mobili.

Il driver in queste prove, ma soprattutto in quella di cross country, è assistito da un ‘equipaggio’ formato da due aiutanti, pronti a dargli aiuto – nel caso anche scendendo dalla carrozza – in caso di difficoltà lungo il percorso. Il giudice di gara siede accanto al driver per tutta la durata della competizione. Il punteggio finale viene assegnato dopo aver esaminato vari fattori: non solo il risultato tecnico, ad esempio, ma anche lo stato di manutenzione della carrozza, l’abbigliamento del driver, la condizione dei finimenti.

Esiste poi in campo nazionale una prova “derby” che vede la combinazione, nello stesso percorso, di ostacoli mobili (coni) ed ostacoli fissi. Si tratta di un concorso che ha avuto molto successo negli ultimi anni, soprattutto da parte di coloro che si avvicinano allo sport degli attacchi

Sia la prova di maratona del concorso completo, che la prova derby, vede l’impiego di una carrozza cosiddetta “da maratona”, ovvero un rotabile a quattro ruote interamente in ferro, molto robusto, con vari accessori “moderni” quali i freni a disco, il ritardatore di sterzata, le sospensioni idrauliche, ecc.

Il dressage e la prova ad ostacoli mobili richiedono invece l’uso di una carrozza di tipo tradizionale, anche se si tratta spesso di una replica in ferro di una carrozza tradizionale, alla quale va abbinato un abbigliamento più formale sia da parte del guidatore che del o dei groom.

Le gare prevedono, al di là del livello agonistico dato dal grado di patente del guidatore, tre categorie di attacchi: il singolo, la pariglia ed il tiro a quattro. In Italia, essendo poco rappresentati gli attacchi di pony, questi ultimi solitamente partecipano ai concorsi nelle categorie cavalli.

Recentemente il Dipartimenti Riabilitazione Equestre, Equitazione Paralimpica ed Attacchi stanno sostenendo la pratica delle Redini lunghe nel settore della Disabilità. Le manifestazioni promozionali già organizzate (Città di Castello e Porto Ercole) hanno evidenziato quanto grande sia l’interesse anche in questo settore.

Quando la pratica terapeutica ed eventualmente agonistica, si rivolge a soggetti disabili, è necessaria, oltre all’assistenza costante di personale particolarmente specializzato, anche un mezzo, la carrozza, con particolari caratteristiche: questa sarà munita, ad esempio, di una particolare rampa per la salita e la discesa dell’eventuale carrozzina, e di opportuni sistemi di ancoraggio per la stessa, doppi freni ed eventualmente doppie redini lunghe.

Accanto al driver siederà l’istruttore, e posteriormente il groom, pronto all’intervento in caso di necessità.

Senza entrare in un discorso troppo “clinico” che esulerebbe dai termini del presente scritto, vanno però sottolineate una serie di peculiarità di questa disciplina, che, opportunamente utilizzate in campo riabilitativo, possono condurre a risultati molto incoraggianti e soddisfacenti.

Dal punto di vista psicologico, il disabile, qualunque sia il suo Handicap, è un soggetto dagli equilibri psichici molto fragili e precari. Egli è spesso alla continua ricerca di un’autoaffermazione e di un’autostima che gli permettano di accettare la sua disabilità e di viverla non come una grave limitazione: in una parola di accettarsi e scegliere di integrarsi con il mondo esterno invece di chiuderlo fuori di sé e percepirlo come una fonte di minaccia ed di scontro continuo.

La possibilità data a questi soggetti di guidare un cavallo attaccato avrà un fortissimo impatto sulle loro organizzazioni emotive.

Il driver di un attacco è una persona in grado di controllare uno o più cavalli, quindi di dominarne la forza e di sottometterli alla sua volontà; oltre al controllo del cavallo c’è il controllo del mezzo di locomozione – la carrozza – che anche dal punto di vista dell’immaginario rimanda ad idee di regalità, di potenza, di successo e ricchezza. Ancora, su una carrozza si possono portare dei “passeggeri”: il disabile non sarà più quindi un soggetto passivo e dipendente dagli altri, come spesso succede nel quotidiano, ma assolutamente in grado di gestire la propria autonomia, se non addirittura di controllare quella altrui.

È facile comprendere come questa complessità di situazioni emozionali, unite ai fortissimi stimoli dati dall’ambiente equestre – e cioè i suoni, gli odori, i movimenti, i colori, la natura circostante – funzionino da catalizzatore per una serie di esperienze e di vissuti a valenza altamente positiva, che opportunamente analizzate ed utilizzate dagli operatori specializzati si tradurranno poi nel raggiungimento di una serie di obiettivi estremamente importanti nell’economia psichica dei portatori di handicap.

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