Ciclismo

La Psicologia dello Sport è un insieme di conoscenze che vengono applicate per evidenziare le potenzialità cognitive ed emotive dell'atleta, in funzione del miglioramento della sua performance agonistica.

Rifacendoci a Singer (1993) possiamo affermare che nella Psicologia dello Sport si formulano le basi scientifiche – insieme ad altre discipline come la medicina dello sport, la meccanica del movimento, la fisioterapia e la dietologia – per l'allenamento, la prestazione e la competizione sportiva: in essa vi rientrano le attività educative, organizzative e programmatiche, oltre alla conoscenza dei meccanismi psicologici dei comportamenti di persone appartenenti al mondo dello sport. Nelle prime ricerche svolte durante gli anni '50 e '60 gli studiosi si occuparono frequentemente delle caratteristiche della personalità degli atleti, cercando di determinare delle relazioni tra i profili psicologici e l'attività agonistica, ma questi  studi si rivelarono spesso privi di validità scientifica a causa dell'applicazione di strumenti non tarati specificamente per indagare le caratteristiche dell'atleta, quali i test proiettivi come il Rorschach o il test M.M.P.I (Minnesota Multiphasic Personality Inventory).

Durante gli anni '70 e '80 le metodologie applicate alle indagini psicologiche divennero più valide dal punto di vista scientifico; vennero così affrontati diversi percorsi di ricerca su temi più pratici, in funzione del miglioramento delle prestazioni degli atleti. Esiste una vasta letteratura sull'argomento della connessione tra sport e personalità, ma sfortunatamente molte ricerche sono inaccettabili dal punto di vista metodologico, spesso a causa dell'esiguo numero dei soggetti. In un lavoro citato da Eysenck, Nias e Cox (1982) ad un gruppo di atleti olimpionici è stato somministrato il Questionario EPQ, che fornisce delle misure di 3 dimensioni di personalità: introversione-estroversione, labilità-stabilità emozionale, disadattamento e antisocialità e un'ultima scala che misura il grado di simulazione-ingenuità sociale. In questa ricerca sono stati esaminati soggetti di 8 diverse discipline sportive, tra cui un gruppo di ciclisti: i ciclisti e gli schermidori sono risultati i più introversi del campione.
È un po' difficile attribuire un senso a questi pochi dati: possiamo comunque dire che esiste una tendenza da parte del gruppo dei ciclisti esaminati ad essere dei soggetti tranquilli, riservati, freddi, che mantengono un certo controllo sulle emozioni, raramente si comportano in maniera aggressiva e non perdono la calma. Un lavoro di Hagberg (1979) trovò che un gruppo di ciclisti a cui era stato somministrato l' EPQ ed il Profile of Mood States erano più introversi della norma, meno ansiosi, meno depressi, meno rabbiosi ed avevano ottenuto punteggi più alti nella scala del vigore fisico.

In uno studio di Hehl (1981) vengono paragonati degli atleti di aliante a mano ed un gruppo di ciclisti. Basandosi sull'ipotesi formulata da Zuckerman sulla "sensation-seeking" (convinzioni e comportamenti antisociali, ricerca di sensazioni, irritabilità, esperienze eccentriche o inusuali) questi autori previdero che i ciclisti, rispetto agli altri due gruppi, sarebbero risultati meno depressi, meno indulgenti verso di sé, con un'attività sessualmente meno promiscua, più ansiosi, più tendenti all'ipocondria, più stabili a livello professionale, meno negligenti e con dei legami familiari più stretti. I risultati confermarono le ipotesi di partenza.
La ricerca di Lavarda sui vissuti psicologici e sull'estrazione sociale di un gruppo di ciclisti professionisti delinea il seguente profilo: "L'autore ha rilevato che la provenienza socio-economica è spesso dalle classi modeste: osservazione integrata con i dati provenienti dal settore dilettanti, che confermano l'omogeneità d'estrazione, in genere contadina ed operaia.
L'estrazione spiega anche parte delle motivazioni che inducono a praticare questo sport. Il fatto di essere in un contesto sociale che offre minime possibilità di escalation determina talvolta l'utilizzazione del ciclismo per emergere ed evadere. Questo desiderio di mobilità sociale é confermato dal fatto che la maggioranza del gruppo dei ciclisti studiati ha sposato ragazze diplomate o comunque con un livello socio-culturale superiore." Si potrebbe aggiungere una considerazione: il fatto che il ciclista un tempo proveniva spesso dalla fascia sociale degli operai (anche se oggi la tendenza si sta modificando in base alle modifiche sociali) manifesta un tentativo di elevazione sociale da parte dell'atleta mediante l'attività sportiva, ma testimonia anche l'apprendimento nel contesto ambientale e familiare del concetto di lavoro come fatica fisica.
Il ciclismo è uno sport di resistenza, di prolungato sforzo fisico, di esposizione al freddo, alla pioggia, alla neve o ad elevate temperature; certamente il ciclista è un atleta che sa soffrire per raggiungere i suoi obiettivi. Altre ricerche sui tratti caratterologici dei ciclisti confermano ed ampliano i concetti sin qui esposti;

  • La resistenza alle frustrazioni: il ciclista medio sottovaluta e trascura le frustrazioni ed affronta le difficoltà dimostrando una elevata capacità di sopportazione passiva alle frustrazioni.

Lo sport del ciclismo esige tenacia, attenzione al dosaggio delle proprie energie e la caratteristica di non reagire direttamente contro gli avversari.

  • La presenza di una relativamente scarsa ansia preagonistica nel ciclismo su strada, causata dal fatto che la gara si snoda lungo un percorso che può raggiungere i 250 Km di percorrenza e che può avere una durata di oltre sette ore: queste modalità agonistiche mettono in secondo piano l'incidenza della componente dell'ansia.

Naturalmente non si può fare il medesimo discorso per quanto riguarda il ciclismo su pista.

  • La depressione da successo è piuttosto frequente in campo ciclistico e si manifesta in particolar modo nei passaggi di categoria: quando un ciclista diventa professionista non viene sottoposto solamente all'influenza dei cambiamenti ambientali ed interpersonali – cambiamento del gruppo sportivo, gare che durano più a lungo, differenti abitudini di vita, frequenti trasferimenti – ma entra in un ruolo, quello del corridore professionista, carico del peso delle responsabilità verso gli sponsors e verso i tifosi.

Questa situazione può creare un certo disagio nell'atleta, che si trova a mettersi in discussione.

Per condurre la mia ricerca ho utilizzato il Cognitive Behavioral Assessment (CBA) versione Sport: il CBA Sport è un questionario predisposto ad un processo di raccolta e di elaborazione di informazioni in funzione della valutazione psicologica del soggetto. Il CBA Sport si prefigge di evidenziare le potenzialità dell'atleta, le sue caratteristiche di personalità e le eventuali problematiche relative alla prestazione agonistica, comprendenti sia le modalità di interazione del soggetto, sia il suo mondo interiore.
Questo strumento di indagine si basa su un sistema di risposte che riguardano molteplici aree psicologiche, con l'ausilio di alcune scale e questionari selezionati per valutare la condizione psicologica dell'atleta e le sue caratteristiche di personalità: le 13 schede che lo compongono forniscono una valutazione dell'ansia del soggetto in più situazioni, i suoi disturbi psico-fisiologici, la capacità di affermarsi nell'ambiente, la presenza di fobie o paure, l'eventuale presenza di sintomi di depressione, la percezione degli aspetti del proprio corpo, l'efficienza fisica, la consapevolezza delle proprie emozioni in gara e in allenamento e il grado di autostima.
Ai dati raccolti tramite il CBA Sport sono stati applicati dei procedimenti statistici al fine di porre in evidenza gli effetti statisticamente significativi: tra i vari metodi statistici utilizzati in questa ricerca cito l'Analisi della Varianza, il Coefficiente di Correlazione di Pearson e l'Analisi Fattoriale.
Sono stati effettuati degli studi per validare la Batteria CBA Sport e per ottenere dei dati normativi; il campione iniziale preso in esame per la validazione del test é composto da 582 soggetti di sesso maschile distribuiti nel seguente modo: 63 giocatori di pallamano; 92 tennisti; 364 calciatori; 63 piloti d'auto.
Il lavoro che ho compiuto vuole contribuire a tracciare un percorso di ricerca sul profilo di personalità di chi pratica lo sport del ciclismo a livello dilettantistico, ma è doveroso sottolineare che un'indagine di questo tipo svolta su di un campione offre una quantità di informazioni limitate e che non hanno la pretesa di essere definitive.
Ho scelto di occuparmi dei ciclisti dilettanti perché gli atleti che svolgono la loro attività agonistica a questo livello si trovano in una interessante e delicata fase di transizione, infatti l'atleta dilettante non corre più soltanto per divertimento o per passione sportiva, ma spesso viene stipendiato dalla Società sportiva: correre in bicicletta diventa dunque un lavoro a tutti gli effetti, anche se questa attività lavorativa viene confermata di stagione in stagione. Ma il corridore dilettante è anche colui che aspira ad entrare nel professionismo, dove potrebbe trovare fama, successo, denaro e soprattutto soddisfazione.
Ci troviamo quindi di fronte ad un atleta che cerca di sfondare, di raggiungere un livello agonistico più elevato ma di certo più prestigioso. La mia prima ipotesi di ricerca si propone di tracciare un profilo generale di quelle che sono le caratteristiche di personalità del ciclista, evidenziando eventuali differenze significative tra la categoria degli Under 23 e quella degli Elite.
Ma veniamo ai risultati: i soggetti del campione provengono da 16 differenti squadre del Triveneto, hanno un'età media di 23,76 anni e si allenano mediamente da 9,39 anni. Il campione è quindi piuttosto giovane, ma ha alle spalle un lungo iter di allenamenti. Lo stradista e il passista sono i ruoli rivestiti più di frequente.
La metà dei soggetti ha conseguito almeno un titolo sportivo di rilievo: in questa percentuale troviamo che il 5% ha ottenuto un titolo a livello mondiale e il 14% a livello nazionale. Quasi la metà dei soggetti pratica un altro sport oltre al ciclismo, in particolare risalta la percentuale relativa al calcio e al nuoto.
La metà dei soggetti ha una relazione affettiva importante e stabile che viene valutata sostanzialmente piuttosto buona, mentre il 30% dei soggetti non impegnati in una relazione dichiara di avere qualche avventura. Per quanto riguarda la vita sessuale, il 25% non ha mai avuto alcuna esperienza sessuale completa (a questo proposito bisogna considerare la giovane età del campione); il 75% degli atleti non ha alcun disturbo sessuale.
Di considerevole interesse sono le percentuali relative alle caratteristiche dell'attività sportiva del ciclista dilettante che emergono dalla ricerca: il 70% segnala la presenza di una rilevante fatica fisica, il 43% segnala i ritiri prolungati, il 40% le trasferte faticose, il 28% ansia e tensione ed il 13% ritmi ed orari pesanti.
Questo quadro ci testimonia la durezza di questo sport che viene considerato molto faticoso da chi lo pratica: di certo questo tipo di attività agonistica richiede un notevole impegno e dedizione da parte degli atleti. L'80% si dichiara piuttosto soddisfatto della sua attività e dei suoi risultati, soprattutto la categoria Elite che ha riportato una media maggiore rispetto al gruppo dei più giovani.
Questo dato può essere spiegato dal fatto che nel ciclismo l'atleta raggiunge di norma la sua condizione ottimale verso i 24/28 anni: proprio in questa fascia d'età ed anche oltre i corridori di maggior livello conseguono i loro risultati più brillanti grazie ad una buona forma fisica ed anche grazie al notevole bagaglio di esperienze che li rende più maturi. L' 89% dei ciclisti va d'accordo con chi si allena.
Il 41% ha cambiato Società sportiva oppure allenatore durante l'ultimo anno. Il 96% non fuma ed il 68% non beve quasi mai, mentre il 17% beve solo durante i pasti. L' 85% ha un appetito normale, anche se spesso i corridori mangiano in fretta oppure fuori: questo fatto è conseguente ai ritmi propri dell'attività ciclistica. La maggioranza del campione esaminato dorme bene, anche se talvolta quasi la metà dei soggetti impiega più di 30 minuti per addormentarsi.
Il 27% ha qualche problema di dolore fisico riguardante il collo, le spalle, la schiena e le gambe: le zone colpite da questi disturbi sono le parti più coinvolte in questa attività. Il 30% dei soggetti fa uso di sostanze farmaceutiche per migliorare la propria prestazione, l'11% dichiara di aver provato qualche volta l'amfetamina e il 4% fa tuttora uso di qualche droga.
Esaminiamo ora i risultati dei soggetti nelle tre scale dell'ansia presenti nel Questionario: per quanto riguarda l'ansia di stato – situazione ansiosa presente al momento della somministrazione del questionario – si evince che i soggetti in questione non esperiscono una condizione ansiosa molto elevata.
Il gruppo Elite risulta avere una media meno elevata su questa scala rispetto al gruppo dei più giovani: probabilmente questo fatto è dovuto alla maggiore esperienza e preparazione degli atleti più anziani nel far fronte a situazioni nuove che potenzialmente potrebbero destare qualche preoccupazione.
Anche la valutazione soggettiva dell'ansia di tratto dei ciclisti – che si riferisce ad un tratto ansioso stabile di personalità – non ci presenta dei soggetti particolarmente ansiosi. L'ultima scala relativa all'ansia di stato esperita alla fine della compilazione del questionario ci mostra anche in questo caso che gli atleti meno giovani risultano essere meno ansiosi a livello situazionale rispetto al gruppo Under 23: questo dato avvalora le suddette considerazioni sulla maggiore tranquillità della categoria Elite.
Riassumendo, il gruppo Elite è meno ansioso del gruppo Under 23 solo per quanto riguarda l'ansia situazionale, ma non ci sono differenze di rilievo nella presenza di un tratto ansioso stabile di personalità nei soggetti. Nella scala riguardante le reazioni psico-fisiologiche, derivanti da un'interazione tra fattori psicologici e fattori organici, la media dell'intero campione è piuttosto bassa: ciò può far supporre che i corridori non abbiano grossi disturbi a livello psicofisico. Ho potuto osservare l'esistenza di una relazione significativa fra le tre scale dell'ansia presenti nel CBA Sport e il Questionario psico-fisiologico, che avvalora l'ipotesi di un rapporto tra il livello di ansia esperita dai soggetti e la loro tendenza alla somatizzazione.
Tutti i coefficienti di correlazione calcolati per verificare l'intensità della relazione presente fra le variabili sono statisticamente significativi, soprattutto per quanto riguarda l'ansia di tratto.
Il Questionario di Assertività misura la capacità da parte dell'individuo di affermare le proprie esigenze e di realizzarle, attraverso il calcolo di 3 diversi punteggi riguardanti il grado di assertività, di aggressività e di passività del soggetto. L'intero campione risulta essere piuttosto assertivo (9,1) non molto aggressivo (4,68) né passivo nei confronti dell'ambiente circostante (4,63). L'inventario delle paure rileva la presenza di paure o fobie e permette di calcolare un punteggio relativo al rifiuto sociale: la media ottenuta dal campione di ciclisti risulta molto bassa rispetto al gruppo di controllo.
Il Questionario sulla depressione ha ottenuto una media piuttosto bassa: i ciclisti esaminati non riportano manifestazioni depressive di rilievo.
La scala che misura la consapevolezza corporea, cioè la tendenza a percepire il proprio fisico, le sue funzionalità e l'efficienza fisica, legata alla valutazione del proprio stato di salute, riporta una media significativamente elevata. Il gruppo Elite sembra mostrare una maggiore consapevolezza corporea di sé e godere in maggior misura di una buona efficienza fisica. Il Questionario di autoconsapevolezza dell'atleta misura la tendenza a riflettere sugli aspetti più personali del proprio Sè in relazione agli altri, sia in gara che in allenamento.
Il campione dei ciclisti risulta essere più consapevole di sé a livello privato; il ciclista tende quindi a pensare ai suoi aspetti più profondi piuttosto che a quelli più manifesti agli altri, sia in gara che in allenamento. La categoria Under 23 ha conseguito un risultato significativamente più elevato nella sub-scala dell'autoconsapevolezza corporea in gara a livello pubblico e nella sub-scala dell'ansietà sociale esperita in allenamento, mentre tende alla significatività il risultato più elevato ottenuto nella sub-scala dell'ansietà sociale in gara.
Questi dati fanno pensare che il gruppo dei più giovani sia preoccupato del giudizio di chi lo sta osservando durante la prestazione agonistica, di come appare in pubblico e di come viene giudicato dagli altri.
Questa preoccupazione è presente anche durante gli allenamenti e dà origine ad un certo livello di ansia. I risultati di queste sub-scale si possono collegare alle considerazioni compiute a proposito delle scale dell'ansia di stato: anche in quel caso il gruppo dei più giovani era risultato più ansioso e preoccupato rispetto ai meno giovani, più abituati alla presenza del pubblico e delle telecamere.
Il Questionario di valutazione dell'affermazione di sé misura il grado di autostima dell'atleta a tre livelli (prototipico, eterovalutativo ed autovalutativo). Il campione riporta una adeguata ripartizione fra i tre aspetti considerati, con un punteggio più elevato nella sub-scala dell'aspetto autovalutativo: ciò sta a significare che mediamente i soggetti sono equilibrati e ben adattati, capaci di darsi dei rinforzi e di sostenersi in maniera autonoma durante i momenti di avversità.
Il gruppo Elite ha conseguito una media più elevata nei livelli eterovalutativo ed autovalutativo rispetto agli Under 23. Questi dati indicano che i soggetti meno giovani hanno più fiducia in se stessi ma ricercano più attivamente il giudizio positivo degli altri.
Sono stati calcolati anche tre fattori che misurano la buona valutazione dell'affermazione di sé del soggetto, la ricerca del successo e la capacità di impegnarsi attivamente.
Il gruppo Elite tende a valutare maggiormente l'affermazione di sé e ricerca di più la vittoria. Ne fuoriesce un'immagine del gruppo dei meno giovani più grintosa ed ambiziosa: essi hanno più desiderio di sfondare, di arrivare al professionismo.
La scala del Locus of control si riferisce al controllo, interno o esterno, percepito dal soggetto riguardo agli eventi della sua esistenza; la media di 11,5 conseguita dall'intero campione fa supporre che i soggetti talvolta percepiscono il rinforzo come dipendente dal proprio comportamento e talvolta come incontrollabile. Un'ulteriore ipotesi da me formulata prevedeva una relazione tra il considerare il supporto della squadra come una variabile importante per il conseguimento della vittoria: la relazione tra i titoli conseguiti dagli atleti e l'item "L' affiatamento del gruppo mi è di aiuto per vincere" trova riscontro nella significatività statistica.
Certamente questa ipotesi non può essere confermata pienamente da questi dati, ma essi possono fornire qualche indicazione circa l'importanza rivestita dall'unione in squadra per il conseguimento della vittoria.
L'ultima ipotesi formulata prendeva in considerazione l'esistenza di differenze di personalità nelle specialità degli scalatori e dei velocisti; questa ipotesi nasce dalla considerazione che i membri di queste due specialità sono sottoposti ad un diverso allenamento, possiedono una differente specializzazione muscolare e svolgono compiti diversi nell'ambito della squadra .
I dati emersi confermano l'ipotesi di lavoro, evidenziando la presenza di alcune differenze statisticamente significative tra le medie delle due specialità considerate.

 

Conclusioni

Il CBA Sport si dimostra uno strumento in grado di analizzare alcune importanti caratteristiche di personalità.
Dal presente lavoro fuoriescono degli aspetti interessanti sulla personalità del ciclista dilettante; mediamente egli conduce una vita regolare, appare abbastanza soddisfatto della sua attività agonistica, è poco teso e poco depresso, è capace di affermarsi nel suo ambiente e propenso a migliorare il proprio rendimento attraverso i consigli degli esperti, è soggetto a qualche disturbo di tipo psico-fisiologico come dover orinare di frequente o avere le mani sudate ed è privo di fobie o paure di un certo rilievo, eccetto quella di sentirsi respinti e rifiutati dagli altri.
Il ciclista possiede una buona consapevolezza della sua funzionalità corporea e si percepisce come fisiologicamente efficiente, sentendosi in forma sia a livello fisico che mentale; durante le gare e gli allenamenti è consapevole di come appare agli altri ma anche dei cambiamenti del suo stato d'animo, possiede una equilibrata valutazione di sé stesso, ha fiducia nelle sue capacità, ha una forte motivazione al successo ed intende migliorare le sue prestazioni con un costante allenamento.
In quanto alle due categorie Elite ed Under 23 sono affiorate alcune peculiarità specifiche: i corridori più anziani rispetto a quelli più giovani sembrano essere meno ansiosi, più consapevoli della funzionalità del proprio corpo, più soddisfatti della loro attività sportiva, avrebbero un'opinione più positiva di sé e ricercherebbero maggiormente il successo.
Risulta interessante riscontrare alcune connessioni fra i risultati emersi dalla mia ricerca e i precedenti studi sulla personalità dei ciclisti: infatti nel contributo citato da Eysenck esiste una tendenza da parte dei corridori esaminati ad essere dei soggetti tranquilli, riservati, che mantengono un certo controllo sulle emozioni, raramente si comportano in maniera aggressiva e non perdono la calma.
Nel lavoro di Hagberg si trovò che i ciclisti di quel campione erano più introversi della norma, meno ansiosi, meno depressi, meno aggressivi e ed avevano ottenuto punteggi significativamente più alti nella scala del vigore fisico; anche nella ricerca di Lavarda si evidenzia la presenza di una scarsa ansia preagonistica nel ciclismo su strada.
Naturalmente questi aspetti di personalità sono stati misurati con test che hanno differenti caratteristiche, ma sembra che i risultati di queste ricerche possano in qualche modo tracciare un unico iter di pensiero. Concludendo, spero di aver contribuito a tracciare un profilo di personalità del ciclista dilettante che svolge la sua disciplina a livello agonistico: di certo tutti i risultati analizzati in questa ricerca non hanno la pretesa di essere risolutivi e determinanti, ma possono costituire da spunto per ulteriori indagini in merito.

Nel grafico 1 sono illustrate le percentuali dei ruoli o specialità dei ciclisti dilettanti che hanno partecipato alla ricerca.

 

GRAFICO 1

Nel Grafico 2 si possono osservare le percentuali relative alle caratteristiche dell'attività sportiva dei ciclisti dilettanti del campione preso in esame.

GRAFICO 2

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