Calcio

La necessità di formazione all’interno delle società sportive di settore giovanile è un fenomeno sempre più evidente.

Le società sportive giovanili, infatti, si trovano in questa epoca storica in una congiuntura di vari fenomeni sociali e di situazioni difficilmente gestibili senza una competenza specifica, una spiccata capacità organizzativa e una chiara attitudine alla gestione della risorsa umana.

I fenomeni cui alludo sono quelli che riguardano la crescente complessità dei bambini e dei ragazzi di oggi che se da un lato si presentano come cognitivamente molto più preparati e stimolati di quelli di venti anni fa, dall’altro sono molto spesso più instabili, desiderosi di punti di riferimento educativi e tendenti a sviluppare sindromi ansiose.

I motivi di questo cambiamento vanno ricercati nelle ragioni sociali per le quali i genitori passano con i figli sempre meno tempo, per le quali crescono esponenzialmente le famiglie con i genitori separati e per le quali, spesso, lo sport non è più inteso come il divertimento finalizzato a raggiungere la salute, la competenza sociale e la maturità motoria ma, al contrario, è una via per raggiungere il successo in una determinata disciplina.

Già questo basterebbe per giustificare il difficile ruolo delle società sportive ma non è finita qui.

Altro fenomeno assai rilevante è che i bambini spesso arrivano alle società in evidente stato di ritardo motorio o affetti da iperalimentazione o da sindromi a carico dell’apparato muscolare o scheletrico. Anche i motivi di ciò vanno cercati in altri cambiamenti sociali quali la sopraggiunta pericolosità della strada come luogo del gioco libero, il dilagare della TV e dei giochi tecnologici e la sempre minore disponibilità di amichetti o cugini con cui giocare muovendosi.

Tutto ciò, unito, alla cecità assoluta della nostra pubblica istruzione che continua a considerare l’attività motoria come un optional nella scuola materna ed elementare, ha fatto in modo che l’ipocinesi la facesse da padrone nelle vite dei nostri bambini che si presentano alla società sportiva spesso senza alcun bagaglio di esperienza motorie e con una consapevolezza e una padronanza corporea in ritardo e tutta da costruire.

A questo si aggiunge la crescente multiculturalità della nostra società attuale che vede l’arrivo nelle società sportive di molti bambini provenienti da altre lingue, culture e credenze tutte da integrare nello stesso contenitore sportivo-educativo.

Tutti questi fattori dipingono, quindi, un quadro molto complesso, dove i maestri di sport e i dirigenti devono agire per il meglio ricoprendo un ruolo educativo ancor prima che sportivo supportati prevalentemente dal buon senso che seppur importante non può bastare.

La psicologia dello sport potrebbe rappresentare un valido aiuto se fosse diffusa la cultura di una richiesta d’aiuto in questo senso, se fosse una disciplina più conosciuta di quanto realmente è agli addetti ai lavori e se non fosse più circondata da un alone di diffidenza o dal pregiudizio che allo psicologo si rivolge solo chi ha problemi.

In realtà allo psicologo dello sport si rivolge chi vuole migliorare imparando a trovare soluzioni migliori ai problemi o meglio alle difficoltà che hanno tutti quelli impegnati in questo difficile settore della formazione dei giovani sportivi.

Tra questi operatori illuminati a volte c’è anche chi realmente non ha le risorse economiche per affrontare altre spese come quella di stipendiare uno psicologo.

A costoro abbiamo pensato quando come CENTRO REGIONALE DI PSICOLOGIA DELLO SPORT abbiamo ideato il PROGETTO CONSORZIO, attivo dalla scorsa stagione nel territorio marchigiano e da quest’anno anche nella provincia di Prato grazie all’attività di altri colleghi cui è piaciuta la nostra iniziativa al punto di riproporla, dopo avercene parlato, anche nella loro zona.

Il Progetto Consorzio è un progetto di formazione per le società sportive con settore giovanile che, per così dire, si consorziano e beneficiano dell’intervento del nostro pool di psicologi abbassando i costi per accedere a un servizio che, con una spesa contenuta e un limitato investimento di tempo, apre la strada al cambiamento e all’informazione su temi basilari quali la metodologia dell’insegnamento dello sport, la psicomotricità e la psicopedagogia, la comunicazione e la gestione della risorsa rappresentata dai genitori.

Siamo partiti con un piccolo gruppo di quattro società iscritte lo scorso anno che ora sono diventate sedici. E che nel nostro progetto potrebbero aumentare ancora laddove cresca la cultura dell’utilità di questo genere di supporto. 

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster