Calcio

Ci sono differenze tra il gioco del bambino e quello dell’adulto? Che cos’è il gioco?

Per capire cos'è il gioco per un bambino ci dobbiamo allontanare dal concetto che ne abbiamo noi adulti, e soprattutto che sia soltanto vittoria o sconfitta, oppure la semplice affermazione nei confronti di un avversario.

Per noi, lo sport allena ancora a concentrarsi, battersi, vincere usando spesso qualsiasi mezzo, provare ostilità per l'avversario o a desiderare di sconfiggerlo per sentirsi "superiori". Considera ciò che non è gara un dovere, a volte quasi uno sgradevole sacrificio e usa stimolazioni generiche o difficili da tollerare. In definitiva, trasforma il piacere del gioco in un lavoro se non, a volte, in un affanno.

Questo tipo di sport insegna già al bambino i gesti tecnici più appropriati e gli fornisce gli strumenti più efficaci per poter vincere subito, ma intanto non si aspetta soluzioni o gesti diversi da quelli che gli trasmette o che ci provi senza dover essere guidato. Così mortifica l'originalità, la fantasia, la creatività e l'iniziativa, e le sostituisce con la ripetizione e l'esecuzione di gesti non capiti e non assimilati e, comunque, con qualcosa che può allenare l'inventiva dell'allenatore che decide, ma non certo l'ingegno del bambino che esegue.

Al contrario, lo sport che chiama in causa anche la mente e che proponiamo al bambino e, perché no, anche all'adulto, è fare insieme, divertimento, piacere, mettersi alla prova per vedere fin dove si può arrivare o cercare sempre qualcosa di più efficace. Se siamo entrati nel mondo del bambino, ci è chiaro che per lui la partita appena finita è già da dimenticare, mentre quella successiva è nuova, mai giocata e da giocare diversamente, con le soluzioni e gli strumenti scoperti in quella precedente.

Se l'adulto che ha paura di non potercela fare o sbagliare usa ciò che ha e gli offre più garanzie, il bambino, che assimila per natura ciò che acquisisce e lo ripropone senza doverlo richiamare volontariamente, deve poterlo lasciare nella memoria e andare a scoprire qualcosa di nuovo secondo la situazione. Dunque, se deve solo ripetere può affinare dei gesti, ma va contro la sua natura, che è continua ricerca e invenzione.

Il gioco, quindi, per il bambino è ricerca di un piacere e uno sfogo di vitalità, ma anche uno strumento adatto alle necessità dello sviluppo. Nel gioco il bambino recita un ruolo da protagonista e sente che conta, ha conferme immediate e può fare e provare senza l’assillo di dover dare subito dei risultati concreti, e quindi di non dover sbagliare. si misura con gli altri, vince e perde senza mai cambiare i rapporti e, in questo modo, impara a competere senza perdere le misure della vittoria o provare affanno per la sconfitta. Prova, verifica la propria abilità, sente di poter fare, si corregge, può esprimere tutta l'energia che sente dentro e, intanto, scopre le proprie potenzialità e sente di migliorare. E, infine, crea situazioni, sceglie, propone e si adatta, è premiato dalla vittoria e deve prendere atto che ci sono anche le sconfitte e, soprattutto, impara a vivere i ruoli e le situazioni della vita adulta.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster