Atletica

Gli ultramaratoneti sanno che in qualche modo riusciranno nelle loro imprese e che, per raggiungere il loro obiettivo, da qualche parte devono comunque sempre attingere le risorse fisiche e mentali. Lo sa anche Lisa Borzani, atleta azzurra che sarà impegnata nei prossimi mondiali ultratrail.

Lisa è un’ultramaratoneta che nasce dalla strada e s’innamora del trail correndo per i sentieri a contatto con la natura, ma non disdegna gare su strada, anzi alla prima esperienza trail ebbe una sorta di trauma. “Alla fine del mio primo tentativo di ultratrail di 50 km, dice, arrivai al traguardo tre ore dopo il mio compagno e, quasi in lacrime per la troppa fatica provata gli dissi: mai più! Asfalto tutta la vita! Poi, l’anno successivo, cominciai ad allenarmi per il Tor des Geants”.

Che cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Nel senso stretto del termine significa percorrere distanze superiori ai classici 42 km…. Nel senso più ampio, per me significa amare correre su strada o per sentieri per un periodo abbastanza lungo da far entrare in gioco variabili diverse oltre a quelle della classica ‘gara di corsa’. Variabili che riguardano l’ambiente esterno, ma anche il proprio intimo modo di vivere la lunga distanza”.

Lisa sa che quando corre per lunghe distanze, soprattutto a contatto della natura, c’è una continua scoperta dei paesaggi, colori, suoni, odori, ma c’è anche un’esperienza intima con se stessi. È un’opportunità di spegnere apparecchi elettronici, scollegare social, smettere di parlare o ascoltare qualcuno e restare semplicemente in contatto con se stessi, la propria persona, il proprio organismo, il proprio respiro.

Si può dire che Lisa è figlia d’arte, nel senso che già il padre era maratoneta, e quindi per lei è stato più semplice avvicinarsi a questa disciplina ben vista e apprezzata dal padre. Il massimo per Lisa è avere il compagno Paolo, amante anche lui del trail naturale anche ultra, che la sostiene e le sta vicino soprattutto nei momenti più delicati e importanti.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un'ultramaratoneta? “Sono partita dalle gare su strada e dalle maratone corse le prime volte per seguire le orme di mio padre, anche lui maratoneta. Poi, con il tempo, mi è venuta voglia di provare una 50 km e poi il mitico Passatore di 100 km. Infine, grazie al mio compagno Paolo, amante della montagna, ho scoperto l’ultratrail”.

Lisa scommette continuamente su se stessa, allenandosi e preparandosi per gareggiare su sentieri sempre più lunghi e impervi, ponendosi obiettivi sempre più importanti, e facendo di tutto e non trascurando nulla per portarli a termine.

Cosa ti motiva a essere ultramaratoneta? “La voglia di pormi degli obiettivi anche importanti come distanza o dislivello (nell’ultratrail) e di cercare di lavorarci su per raggiungerli.”

Che significa per te partecipare a una gara estrema? “Significa mettermi in gioco, provare a raggiungere l’obiettivo prefissato, iniziare un’avventura ‘programmata’ e preparata.”

Come la maggior parte degli ultra maratoneti anche Lisa ha sperimentato l’esperienza del limite, perché puoi prepararti quanto vuoi e avere passione e predisposizione, ma dietro l’angolo ci può essere sempre un imprevisto che ti coglie di sorpresa. L’importante è non farsi trovare impreparato e cercare di gestirlo nel miglior modo possibile facendo leva sull’esperienza acquisita nello sport e nella vita, e considerando che per ogni problema c’è almeno una soluzione a disposizione e che quando sembra di non poterne proprio più, se sei fiducioso una porticina da aprire per attingere nuove energie e soluzioni la trovi.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Credo di sì. Al Tor des Geants quest’anno sono arrivata al limite non tanto per quanto riguarda la gestione della fatica bensì la gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei microsonni ma l’ultima notte, la quarta, è stata dura, e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità”.

Qual è stata la tua gara estrema o più difficile? “Il Tor des Geants, ma è stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!”

Che cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Che a volte (non sempre purtroppo!) io, come chiunque altro, posso trovare dentro di me delle risorse fisiche e mentali che non immaginavo lontanamente di possedere.”

Dalla sua parte c’è tanta passione, entusiasmo, serenità e condivisione con il compagno Paolo, che diventano meccanismi psicologici indispensabili per continuare a far bene e avere sempre stimoli che ti spingono a fare di più e meglio.

Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutino a partecipare a gare estreme? “La voglia, l’entusiasmo, la serenità interiore e con chi ti sta accanto sono per me elementi psicologici fondamentali.”

Che cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La curiosità e la voglia di vedere se ce la posso fare, sempre con la consapevolezza che non sono un super eroe e che, quindi, posso anche fallire perché fa parte del gioco.”

Lisa comunque sta con i piedi per terra. Si è reso conto che certe cose non sono indicate per lei e, quindi, è consapevole dei propri limiti rinunciando ad alcune prestazioni sportive.

Qual è una gara estrema che ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? “Il Trofeo KIma o comunque tutte quelle gare dove è richiesta la capacità di percorrere sentieri con passaggi aerei, parti attrezzate con corde o catene o passaggi esposti.”

Dal punto di vista della comprensione per questo tipo di attività prolungata considerata estrema, Lisa ha il sostegno e la comprensione di famiglia e amici che fanno il tifo con lei e condividono la sua passione, e questo è importante per la serenità di un’atleta, soprattutto quando si tratta di vestire la maglia della Nazionale e rappresentare la propria Nazione.

Che cosa pensano i famigliari e amici della tua partecipazione a gare estreme? “Paolo, il mio compagno, condivide tutto con me: allenamento, gare, preparazione, e questo, oltre ad essere stupendo per me è anche una bellissima fonte di forza. Mamma dice il rosario tutte le sere affinchè il Signore mi convinca a smettere perché teme che io, abbastanza minuta, possa consumarmi del tutto! Papà, però, è mio segreto complice! I miei amici che praticano anche loro le ultra mi capiscono benissimo. Gli altri un po’ meno ma mi supportano e incoraggiano lo stesso.

Com’è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Devo cercare di ‘incastrare’ tutto: lavoro, famiglia e sport perché le ultra richiedono indubbiamente tante ore da dedicare all’allenamento. Ho però la fortuna di condividere tutto con il mio compagno, perciò è tutto più facile”.

Hai un sogno nel cassetto? “Si…ma non si dice sennò non si avvera!”

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