Arti marziali

“Gingar sempre” Mestre Bimba “Mestre Bimba ante de crear a capoeira regional, ele era angoleiro ele aprendeu a Capoeira em Santo Amaro, mas ele era angoleiro como eu”. (1)

"Mestre Canjiquinha“

La Capoeira è un’arte marziale che può sembrare una danza, ma è anche un modo di comunicazione, di stile di vita, di aggregazione multiculturale con regole, tradizioni ed etica da rispettare.

La capoiera nacque in Brasile da schiavi di origine Bantu provenienti dall’Angola, che si esercitavano tra di loro a combattere mentre erano reclusi in celle molto basse.

Il termine capoeira significa foresta di basso ramaggio (mata baixa), e si dice che gli schiavi la praticassero lì. Inizialmente si praticava la capoeira Angola con movimenti bassi e lenti, in seguito si è iniziata a praticare una forma di capoeira con movimenti più alti e veloci, e prese il nome di Capoeira Regional. Inoltre, un'altra forma di capoeira è quella “show”, spettacolare, acrobatica, contemporanea.

La Capoeira era vietata perché si temeva che gli schiavi si preparassero troppo bene a combattere, e questo non era accettabile per le autorità locali, e così, quando i capoeiristi si accorgevano di essere visti simulavano di danzare.

Capoeira non è solo giocare ma è anche suonare, cantare, conoscere la storia, educazione. Insomma è un mondo che accomuna, sostiene, contiene, accudisce, e per alcuni può essere considerato un posto sicuro, un rifugio.

Capoeira Regional

Nel 1936 il presidente Getúlio Vargas, cercando appoggio dalla popolazione povera, permise la pratica della capoeira revocando l’articolo 402 del Códice Penale del 1890. Manoel dos Reis Machado, conosciuto come Mestre Bimba, inaugurò l’allenamento della capoeira nelle scuole, ma nella scuola Bimba non usava il nome di capoeira. La chiamava Luta Regional Bahiana, oggi conosciuta come Capoeira Regional.

Mestre Bimba mostrò al mondo intero che la capoeira era educazione, contribui a farla praticare all’Università di Medician dello Stato di Bahia e, nel 1974, la capoeira è stata riconosciuta come sport nazionale brasiliano. Bimba portò la capoeira fuori dalle strade, nelle academias, veri e propri centri sportivi affiliati alle associazioni sportive nazionali; introdusse un sistema di graduazioni e un metodo d’insegnamento codificato, che includeva la formadura (il diploma).

Introdusse elementi provenienti da altre tradizioni e arti marziali, come il batuque, lo ju-jitsu e il karate.

Capoeira Angola

Mestre Pastinha cercò di preservare gli elementi di matrice africana e popolare, la tradizione da lui portata avanti prese il nome di Capoeira Angola. Pastinha raccontava di avere appreso quest’arte quando era bambino da un afro-discendente di nome Benedito. Pastinha ne esaltava l’aspetto ludico, dando grande rilievo al canto e alla bateria.

Pastinha ha sistematizzato all’interno della capoeira un impianto filosofico-pedagogico, basato sulla ludicità, sul rispetto, sulla lealtà e solidarietà, dando grande valore alle sue radici africane.

“Ora la Capoeira ha più di cinque milioni di praticanti in Brasile e, divenendo anche disciplina universitaria, è riconosciuta come attività pedagogica e.” (2)

La capoeira quindi è un’arte marziale, che può sembrare una danza, ma è anche una modalità di comunicazione, di stile di vita, di aggregazione multiculturale, ed ha delle regole da rispettare, delle tradizioni e una sua etica.

Capoeira: una sorta di terapia comunitaria

La "Terapia Comunitaria Sistemica Integrata" è un approccio ai problemi umani e alla sofferenza psicosociale che nasce nel 1987, quando il prof. Adalberto Barreto, etnopsichiatra, viene a contatto con la comunità di un quartiere degradato nel nord est del Brasile, e avvia un'attività di accoglienza e responsabilizzazione a livello locale. Il risultato di quell'esperienza è una metodologia di lavoro che da circa un ventennio è utilizzata in America latina e, più recentemente, anche in altre parti del mondo.

La terapia comunitaria è uno strumento che:

  • valorizza l'impegno/sforzo che ogni persona fa per superare le proprie sofferenze o tentare di risolverle;
  • valorizza più il processo che il risultato;
  • mira a contrastare il sentimento d’isolamento sociale e culturale del singolo;
  • è un incontro che mira a fornire supporto alla persona in situazione di difficoltà;
  • è un momento di ascolto e narrazione che dà maggiore forza per affrontare la vita quotidiana.

Ritengo che la Capoeira possa essere considerata una sorta di terapia comunitaria, poiché valorizza l’impegno/sforzo che ogni persona intraprende per apprendere quest’arte; valorizza più il processo che il risultato, poiché nel gioco della capoeira non si cerca la vittoria, ma più che altro, una sorta di cooperazione tra i due capoeirsti che giocano all’interno di una RODA che accoglie, sostiene, guida; mira a permettere ai partecipanti di entrare in un gruppo e in una cultura di appartenza; è un incontro tra persone di diverse culture, ceto sociale; è un momento di narrazione attraverso la musica, i canti, e i battiti delle mani. Per i neofiti che si avvicinano a questo sport, c’è quasi una presa in carico da parte del maestro o istruttore, ed anche da parte del gruppo.

C’è un passaggio d’informazioni, d’insegnamento, di modalità di stare con l’altro, di guardare l’altro, di stare in circolo chiamata “RODA”, ed anche di stare nella RODA giocando con l’altro.

La posizione “GINGA”

La posizione base chiamata “GINGA” permette un elevato grado di stabilità, e da questa posizione si è pronti per eventuali domande/attacco o risposte/schive. Senza ginga non esiste la capoeira, dalla ginga nascono tutti i movimenti della capoeira, sia di attacco che di difesa. Nella capoeira, la ginga è tutto, serve per studiare l’avversario e identificare la miglior opportunità per attaccare.

Nella capoeira, come dice Thiago, l’istruttore bahiano del gruppo “RACA” che tiene corsi a Roma, non c’è vincente o perdente ma c’è un gioco che consiste nello schivare, nell’evitare, nell’uscire dalle situazioni che appaiono difficili, così come succede nella vita reale, dove c’è sempre una soluzione. Bisogna avere un’apertura mentale, crederci e provare e, in ogni caso, gli altri sono pronti e disponibili ad aiutare.

Gli strumenti della Capoeira

Gli strumenti sono il berimbau (arco musicale) che è uno strumento che comanda il gioco. Nel berimbau c’è l’anima, lo spirito della capoeira. Inoltre, possono essere presenti altri strumenti quali il l’atabaque (un tipo di tamburo), il pandeiro (tamburello a sonagli), l’agogo (campane di legno o metallo), il reco-reco (una sorta di "raspa" di legno), il caxixi (strumento idiofono di origine africana). Con il berimbau, tramite un ritmo specifico, si può formare la roda, iniziare il gioco, far uscire dalla roda, interrompere il gioco e terminare la roda. Per questa ragione si dice che il berimbau comanda la roda.

Ci si dispone in un cerchio, due persone decidono di giocare disponendosi accovacciate davanti al berimbau, e quindi si parte per il gioco, che comprende l’osservazione dell’altro, l’ascolto del ritmo del berimbau, delle sensazioni del proprio corpo e dell’energia dell’intero gruppo. Non si tratta di un’arte marziale aggressiva ma più che altro dimostrativa, quindi si cerca di evitare di colpire con forza, potenza e aggressività ma, come dice il Contra-Mestre Junior Graucà, può capitare anche di prendere colpi, soprattutto se non si gioca con la giusta attenzione e concentrazione e se non si ascoltano gli insegnamenti dei maestri. Un giocatore stanco può chiedere all'altro di fare assieme a lui un giro defaticante della roda per recuperare le energie.

Nella capoeira, l’osservazione è importante per tutti i componenti della RODA. I due che giocano devono osservarsi a vicenda per conoscersi e capire come giocare, come domandare, come rispondere, devono seguire il rito e le eventuali indicazioni del berimbau.

Coloro che vogliono entrare nel gioco devono osservare per capire il momento giusto. Si può entrare nel gioco o perché si ha voglia di giocare o per aiutare un capoerista in difficoltà, e si entra con un’attenta modalità e gestualità non verbale, di solito ponendo una mano tra i due giocatori con il dorso verso la persona che si vuol fare uscire, che di solito è il più stanco o più debole o meno graduato.

Nella maggior parte dei gruppi di Capoeira Angola non esistono corde, né gradi che distinguano l'abilità o il tempo di pratica di un capoerista (ad eccezione del Mestre). Alcuni maestri di Capoeira Angola concedono il titolo di "trenel" o "professor" ad alunni già in grado di insegnare.

Molte scuole di Capoeira Regional Contemporanea usano il "cordao" o "cordel" (corda): nella capoeira è l'equivalente delle cinture nelle arti marziali, ed è assegnato durante una cerimonia detta batizado (battesimo). Spesso consiste in una treccia di nove fili.

Il Batizado

L’allievo di capoeira dopo circa sei mesi/un anno di apprendimento può partecipare al “Batizado”, dove sostiene un esame su quello che ha appreso, e gli è dato l’appellido, cioè un soprannome. Quest’usanza deriva dal fatto che, essendo proibita per tanto tempo, i capoeristi si riconoscevano attraverso soprannomi per non essere identificati. Il Batizado comprende il gioco nella RODA dell’allievo con un graduato che gli fa da padrino e che, come vuole la tradizione, cercherà di farlo cascare in modo che possa apprendere che l’importante è potersi rialzare sempre, e che non si finisce mai di imparare. Questo è un concetto simile alla resilienza, cioè si può uscire dalle situazioni difficili più forti di prima.

Il batizado è il momento in cui il capoeirsta iniziante passa a far parte al 100% del gruppo e del mondo della capoeira; ricevendo la sua prima graduazione, l’allievo può entrare in qualsiasi roda in cui ci sia una batteria completa di strumenti: tre berimbau, due pandeiro, un atabaque, un agogo e un reco-reco, sempre rispettando il toque e le altre graduazioni.

Il batizado è un’occasione per accogliere altri, fare comunità, confrontarsi con gli altri, stare bene, legarsi agli altri, condividere e apprendere altre modalità di stare al mondo in un clima di accoglienza e condivisione.

L'abbigliamento della capoeira è caratterizzato da pantaloni chiamati abadà (favoriscono i movimenti del capoeirista). Nella Capoeira Angola, i colori predominanti sono il bianco (tradizionale), il nero e il giallo. Nella Capoeira Regional, invece, il colore predominante è il bianco, in ricordo degli abiti da festa della domenica.

Gli eventi consistono in workshop, batizado, rode, dove è possibile giocare la capoeira confrontandosi e apprendendo da altri. La capoeira non si fa solo nella propria scuola ma anche durante gli eventi e negli spazi aperti. Come dice Thiago: “La capoeira non è dentro la palestra ma è fuori”.

Un ringraziamento ai maestri e graduati Brasiliani che trasmettono quest’arte sportiva-terapeutica: Thiago, Capivara, Bom Meninho, Gerbinho, Murui, Cafè, Apache, e a tutti gli allievi del gruppo Raca di Roma: Barbara, Valentia, Vovò, ecc.

 

  1. José augusto Maciel Torres e Carlos Alberto Conceicao dos Santos (Mestre Bozò), Capoeira ARTE MARCIAL BRASILEIRA, on line editoria.
  2. CAMPOS, Hélio. Capoeira na Universidade. Salvador: EDUFBA, 2001, p. 42.

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