Arti marziali

La "Terapia Comunitaria Sistemica Integrata" è un approccio ai problemi umani e alla sofferenza psicosociale che nasce nel 1987.

In quell'anno il prof. Adalberto Barreto, etnopsichiatra, viene a contatto con la comunità di un quartiere degradato nel nord est del Brasile e avvia un'attività di accoglienza e responsabilizzazione a livello locale.

Il risultato di quell'esperienza è una metodologia di lavoro che da circa un ventennio viene utilizzata in America latina e, più recentemente, anche in altre parti del mondo.

La terapia comunitaria è uno strumento che:

  • valorizza l'impegno/sforzo che ogni persona fa per superare le proprie sofferenze o tentare di risolverle;
  • valorizza più il processo che il risultato;
  • mira a contrastare il sentimento di isolamento sociale e culturale del singolo;
  • è un incontro che mira a fornire supporto alla persona in situazione di difficoltà;
  • è un momento di ascolto e narrazione che dà maggiore forza per affrontare la vita quotidiana.

Personalmente ritengo che la Capoeira possa essere considerata una sorta di terapia comunitaria, poiché valorizza l’impegno/sforzo che ogni persona intraprende per apprendere quest’arte; valorizza più il processo che il risultato, poiché non si cerca la vittoria nel gioco della capoeira ma più che altro una sorta di cooperazione tra i due capoeirsti che giocano all’interno di una RODA che accoglie, sostiene, guida; mira a permettere ai partecipanti di entrare in un gruppo e una cultura di appartenenza; è un incontro tra persone di diverse culture, ceto sociale; è un momento di narrazione attraverso la musica, i canti, e i battiti delle mani.

“Capoeira – Terreno dove la sterpaglia veniva tagliata e/o bruciata per coltivare la terra o per altri scopi. – Gioco atletico individuale, con sistema di attacco e difesa. Capoerista – Che gioca Capoeira” (1)

Una delle origini del termine capoeira è il nome del cesto che conteneva le galline Capoeyra e, giacché dopo la proibizione della schiavitù si continuava a giocare la capoeira soprattutto in strada, succedeva che coloro che portavano il cesto chiamato capoeira lo posavano a terra e iniziavano a giocare, non si dice combattare e nemmeno danzare ma giocare.

Per diverso tempo è stato vietato giocare la capoeira, ma poi è stata riconosciuta sia come sport nazionale che come approccio psicoeducativo.

Nel 1936 il presidente Getúlio Vargas, cercando appoggio dalla popolazione povera, permise la prática della capoeira revocando l’articolo 402 del Códice Penale del 1890. Manoel dos Reis Machado, conosciuto come Mestre Bimba, inaugurò l’allenamento della capoeira nelle scuole, ma Bimba non usava il nome di capoeira della scuola, la chiamava Luta Regional Baiana, oggi conosciuta come Capoeira Regional. Mestre Bimba mostrò al mondo intero che la capoeira era educazione, e contribui a far praticare capoeira all’Università di Medician dello Stato di Bahia. Nel 1996 gli fu conferito il titolo di Dottore “Honiris Causa” post mortem.

“Ora la Capoeira ha più di cinque milioni di praticanti in Brasile, è riconosciuta come attività pedagogica ed è diventata anche disciplina universitaria.” (2)

La capoeira, quindi, è un’arte marziale, può sembrare una danza, ma è anche un modo di comunicazione, di stile di vita e di aggregazione multiculturale, ed ha delle regole da rispettare, delle tradizioni e una sua etica.

Per il principio di bipolarità, tutto il movimento nella capoeira implica sia attacco sia difesa, e principalmente neutralità.

La capoiera non è solo giocare ma è anche suonare, cantare, conoscere la storia, educazione: insomma, è un mondo che accomuna, sostiene, contiene e accudisce, e per alcuni può essere considerato un posto sicuro, un rifugio.

La Capoeira trasmette ai suoi praticanti esperienze ed emozioni basate sull’interpretazione dei seguenti elementi:

  1. Capoeira come gioco (lotta e danza);
  2. Capoeira come musica (suonando gli strumenti musicali, cantando e battendo le mani);
  3. Capoeira come gruppo (i partecipanti);
  4. Il mondo sociale inteso attraverso la Capoeira. (3)

Personalmente la considero una sorta di terapia comunitaria perché, per i neofiti che si avvicinano a questo sport, c’è quasi una presa in carico da parte del maestro o istruttore ed anche da parte del gruppo.

C’è un passaggio d’informazioni, d’insegnamento, di modalità di stare con l’altro, di guardare l’altro, di stare in circolo chiamata “RODA” ed anche di stare nella RODA giocando con l’altro.

Ci sono alcuni aspetti molto importanti nella capoeira quali il movimento base che è la “GINGA”. Trattasi di un movimento con una gamba piegata in avanti e l’altra distesa all’indietro che permette una sorta di stabilità e allo stesso tempo fluidità dalla quale è possibile fare qualsiasi cosa. Da questa posizione alternata destra/sinistra, infatti, si è pronti innanzitutto a osservare l’antagonista ma si è pronti anche sia ad attaccare che a schivare suoi eventuali attacchi.

Senza ginga non esiste la capoeira, dalla ginga nascono tutti i movimenti della capoeira, sia di attacco sia di difesa. Nella capoeira ginga è tutto: serve per studiare l’avversario e identificare la miglior opportunità per attaccare.

Nella capoeira, come dice Thiago, l’istruttore bahiano del gruppo “RACA” che tiene corsi a Roma presso la palestra Amatori 80 di via delle Acacie e presso il Centro di Iniziative Popolari di via delle Ciliege, non ci sono vincita o perdita, ma c’è un gioco che consiste nello schivare, nell’evitare, nell’uscire dalle situazioni che appaiono difficili, così come succede nella vita reale, dove a tutto c’è una soluzione, bisogna avere un’apertura mentale, crederci e provare. In ogni caso gli altri sono pronti e disponibili ad aiutare.

A questo proposito, voglio parlare dei modi di comprare il gioco. Per far ciò bisogna introdurre gli strumenti che sono il berimbau, uno strumento che comanda il gioco. Nel berimbau c’è l’anima, lo spirito della capoeira, inoltre possono essere presenti altri strumenti quali il pandeiro, l’atabaque, l’agogo e il reco-reco.

Ci si dispone in un cerchio, due persone decidono di giocare disponendosi accovacciati davanti al berimbau e si parte per il gioco, che comprende l’osservazione dell’altro, l’ascolto del ritmo del berimbau, l’ascolto delle sensazioni del proprio corpo e dell’energia dell’intero gruppo. Non si tratta di un’arte marziale aggressiva, ma più che altro dimostrativa: si cerca di evitare di colpire con forza, potenza e aggressività ma, come dice il Contra-Mestre Junior Graucà, può capitare anche di prendere colpi, soprattutto se non si gioca con la giusta attenzione e concentrazione e se non si ascoltano gli insegnamenti dei maestri.

Si può entrare nel gioco o perché si ha voglia di giocare o per aiutare un capoerista in difficoltà, e si entra con un’attenta modalità e gestualità non verbale, di solito ponendo una mano tra i due giocatori con il dorso verso la persona che si vuol fare uscire, di solito il più stanco o più debole o meno graduato.

“La chamada ai piedi del berimbau è fatta inclinando lo strumento verso il centro della roda e, suonando sull’arame, si produce una sonorità decrescente che indica una modifica nel gioco o un rallentamento oppure il termine del gioco stesso. Questo rituale può essere usato quando il gioco diventa violento o c’è una disputa fra due giocatori. La chamada ai piedi del berimbao deve essere fatta con attenzione. Poiché è una regola basica del gioco, deve essere rispettata come un procedimento etico, e deve essere fatta dal Mestre o da chi guida la roda” (4)

“Il toque di Cavalaria è nato dalla necessità di avvisare i capoeristi dell’arrivo della polizia” (5)

L’allievo di capoeira dopo circa sei mesi/un anno di apprendimento può partecipare al “Batizado” dove sostiene un esame su quello che ha appreso e gli è dato l’appellido, cioè un soprannome. Quest’usanza deriva dal fatto che, essendo proibita per tanto tempo, i capoeristi si riconoscevano attraverso soprannomi per non essere identificati. Il Batizado comprende il gioco nella RODA dell’allievo con un graduato che gli fa da padrino e, come vuole la tradizione, cercherà di farlo cascare, in modo che possa apprendere che l’importante è potersi rialzare sempre e che non si finisce mai di imparare (questo è un concetto simile alla resilienza, cioè si può uscire dalle situazioni difficili più forti di prima).

Il batizado è il momento in cui il capoeirsta iniziante passa a far parte al 100% del gruppo e del mondo della capoeira; ricevendo la sua prima graduazione, l'allievo può entrare in qualsiasi roda in cui ci sia una batteria completa di strumenti: tre berimbal, due pandeiro, un atabaque, un agogo e uno reco-reco, sempre rispettando il toque e le altre graduazioni.

Il batizado è un’occasione per accogliere altri, fare comunità, confrontarsi con gli altri, STARE BENE, legarsi agli altri, condividere, apprendere altre modalità di stare al mondo in un clima di accoglienza e condivisione. Come dice Thiago: “La capoeira non è dentro la palestra ma è fuori”.

Un ringraziamento ai maestri e graduati Brasiliani che trasmettono quest’arte sportiva-terapeutica: Thiago, Junior, Samuray, Capivara, Bom Meninho, Gerbinho, Murui, Paulinho, Gico, Cafè, Apache, e a tutti gli allievi del gruppo Raca di Roma: Barbara, Valentia, Vovo, India, Caracol, Notre Dame, ecc.

 

  1. FERREIRA, Aurélio B. Holanda. Dicionário da língua portuguesa. Curitiba: Ed.Positivo, 2008, p.209.
  2. CAMPOS, Hélio. Capoeira Universidade. Salvador: EDUFBA, 2001, p. 42.
  3. TEIXEIRA, André Luiz Reis. Capoeira, saúde e bem-estar social. Brasília: Thesaurus, 2006, p. 94.
  4. Eusebio Lobo da Silva, O corpo na capoeira, Campinas, Brasil, Editora da UNICAMP, 2008.
  5. Projeto Político Pedagógico Educacional 01, 2010 – SEEDF

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster