Pillole

Molti gesti tecnici, abilità e soluzioni di gioco devono essere imparati da tutti come sono...

... e, per diventare più funzionali, essere insegnati anche in modo analitico, e quindi “spezzettati” o, in ogni caso, perfezionati con l'aiuto di un istruttore. Ognuno, però, ha qualcosa che è solo suo, e ogni gesto ha caratteristiche che non devono essere copiate integralmente da quello del campione. Agire prima sulle potenzialità specifiche di ognuno, e quindi sviluppare ciò che l'atleta possiede è più utile e opportuno, e chiama in causa molte sue facoltà.

Cerchiamo un modo adatto e produttivo di insegnare il gesto tecnico. Di solito s’impiegano spiegazioni teoriche, istruzioni verbali o ripetizioni non ravvivate da stimoli più immediati, come sapere che cosa si vuole raggiungere e poter trovare anche soluzioni personali, e quindi originali e impreviste e avere la libertà di poterle provare.

Questi sistemi sono poco efficaci, perché:

  • l'apprendimento e l'esecuzione del gesto tecnico e dell'azione richiedono il concorso di troppi elementi fisici, tecnici, intellettivi, emozionali, ecc., che non possono essere spiegati tutti o, se lo potessero, non basterebbe farlo solo con istruzioni verbali;
  • una volta spiegati, sarebbero sempre troppi per essere ricordati e applicati tutti insieme;
  • se fossero anche ricordati, dovrebbero essere messi in pratica con un ragionamento tanto complesso da togliere fluidità al gesto e renderlo una somma di coordinazioni e di azioni difficile da sintetizzare, oppure da rendere impossibile il gioco d'insieme;
  • lo sforzo di ricordare da una parte si trasformerebbe in insicurezza, tensione emotiva e impaccio muscolare, mentre dall'altra impegnerebbe l'atleta in uno sforzo mentale che gli toglierebbe fluidità, intuizione, prontezza e rapidità, e quindi non potrebbe essere un gesto funzionale;
  • anche l'indicazione più precisa può essere capita a livello razionale, ma se l’esecuzione non si adatta alle qualità dell'allievo, resta la proposta di un’azione o di un gesto perfetti e indiscutibili che lo costringono a correggere tutti i fattori che impediscono di ottenerli. Il gesto e l'iniziativa giusti, infatti, hanno bisogno della massima libertà espressiva e devono tenere presenti le capacità dell'allievo, altrimenti diventano semplicemente esecuzioni immodificabili e solo da ripetere;
  • è ovvio che, in qualche modo, il gesto tecnico e la soluzione tattica ripetuti anche con questi limiti tendono a diventare automatici, ma se sa solo applicare indicazioni di altri, l’atleta deve stare attento a non sbagliare, e quindi ad adeguare in qualche modo tutto ciò che fa alle istruzioni che gli sono fornite, e difficilmente impara a trovare le soluzioni nuove e creative;
  • ognuno è diverso dagli altri, e ha qualcosa di proprio e che per lui è più efficace di un’imitazione, che è innaturale e, se imposta, frena lo sviluppo delle qualità naturali;
  • l’apprendimento motorio deve avvenire per gradi, e favorendo l’espressione spontanea e individuale attraverso il gioco. Poiché i bambini imparano dai propri errori, stiamo attenti a non rilevarli o semplicemente correggerli: stimoliamo le capacità di provare il nuovo e di correggersi e non aspettiamoci il gesto corretto, anche per evitare che il bambino, sopraffatto dall’insuccesso o dalla frustrazione e dal rimprovero, si ritragga dal ripetere l’esperienza.

Che cosa evitare o fare perché l'insegnamento superi tutti questi ostacoli e trovi la via più breve ed efficace per trasformarsi in un gesto tecnico o in una condotta naturale e spontanea? Spieghiamolo, eseguiamolo per stimolare l’imitazione, facciamolo ripetere e correggiamolo, dove può essere migliorato, ma soprattutto insistiamo perché l’allievo non cerchi di adattare al gesto perfetto i mezzi, ovviamente limitati, di cui dispone. Dall’allievo lo sport vorrebbe l'esecuzione precisa del gesto perfetto, ma quella che è più adatta ai suoi mezzi è sempre più efficace, specie se si pensa che abbiamo a che fare comunemente con giovani che devono solo fare sport e non avranno l’obbligo di imitare il campione.

E allora pretenderlo solo dal talento? Neppure con lui si può parlare del gesto tecnico perfetto, perché ogni talento è diverso dagli altri, e può eseguire lo stesso gesto meglio a modo suo, o qualche volta ne potrebbe avere uno da proporre anche al campione.

Vi sono anche altre considerazioni. Per esempio, il gesto tecnico è fatto da tanti gesti parziali che si sommano e s’integrano fino a diventare quello definitivo. Se il gesto è offerto già definito e perfetto e solo da eseguire, l’allievo deve rinunciare a qualcosa di proprio che gli è naturale e familiare, ma soprattutto deve incominciare dal fondo e non dall’inizio, e quindi non percorre tutto il tragitto che porta all'acquisizione definitiva. in questo modo non lo sentirà mai suo, poiché non può provare, sperimentare e modificarsi. E, in ogni caso, gli si chiedono esecuzioni superiori alle abilità e, tante volte, alle forze, di cui al momento dispone per scimmiottare un gesto che al campione è possibile perché è più dotato, ci è arrivato da solo ed ha raggiunto una piena padronanza dei propri mezzi.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster