Pillole

Nello sport si parla di crisi, ma non di cosa fare per evitarla. La crisi sportiva, infatti, nasce prima che la vediamo, e non è tanto conseguenza di una serie di risultati negativi, quanto il non aver fatto nulla per prevenirla o quanto non si sta facendo per risolverla.

La crisi non è necessariamente mancanza d'impegno o una situazione che si può risolvere con la volontà o gli appelli, né un'intenzione da punire. È un velo che sta davanti agli occhi, insicurezza, confusione e affanno di non farcela, un freno che blocca creatività, decisione e colpi di genio e impegna solo a non sbagliare. Si passa dall'automatico al ragionato, dall'iniziativa al dubbio, dall'invenzione al compitino, e lì si soffocano il talento e l'agonismo. È anche un fuggi fuggi generale dalle responsabilità per salvare ognuno se stesso, ma senza intesa non si mettono insieme le forze e non si tira tutti dalla stessa parte, e così dalla crisi si esce solo per caso e senza avere imparato a non ricascarci.

Perché si entra nella crisi senza neppure accorgersene ed è difficile uscirne?

Si dice che mancano voglia e professionalità, o che si fa la guerra a qualcuno, magari all’allenatore. A volte è vero e verrebbe voglia di usare le maniere forti, ma è meglio partire dall'idea che si tratti di un girare a vuoto e male, dove nessuno sa cosa fare e aspetta solo che avvenga una magia che risolva tutto d'incanto.

In pratica, si entra in crisi soprattutto perché non si è fatto nulla per prevenirla. Non abbiamo analizzato i periodi buoni e non ne abbiamo scoperti i meccanismi per fissarli nella mente e averli sempre pronti. O non abbiamo colto gli appelli "mascherati", i segnali di malessere e le richieste d'aiuto che si possono osservare prima della crisi.

Recuperare è difficile

Mancano tempo e tranquillità per riordinare le idee, l'illogico domina sulla ragione e noi non sappiamo che cosa fare. Minimizziamo sperando nella prossima gara dove, chissà perché, si risolverà tutto. Non guardiamo la realtà e chiamiamo in causa la sfortuna, gli arbitri, i nervi esposti, o la mentalità vincente che manca. Ci attribuiamo qualche colpa perché non lo facciano gli altri e ci lamentiamo di avere a che fare con giovani irresponsabili, e qui vengono meno l'individuo, la responsabilità e l'autonomia per tirarsi fuori.

La squadra dapprima sembra unita, e se tutto va bene si parla di forte spirito di gruppo, ma se non va, si passa al si salvi chi può. E lì si capisce che la crisi è un uscire dalla logica o un non esserci mai entrati.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster