Pillole

Gioia e fatica, senza esagerare. Ecco un vademecum per scegliere.

Le cautele, l'attività fisica più adatta, i sogni e l'insicurezza di chi non emerge. E poi l'insegnamento: trasformare le potenzialità in opportunità.

A quale sport iscriverli? La risposta è facile: a quello che piace a loro. E senza paura di sbagliare e di perdere un futuro campione: noi, bambini o adulti, scegliamo ciò che ci interessa e ci diverte, e nello sport nulla è più divertente che vincere perché giochiamo meglio degli altri. In ogni caso, sarebbe meglio farne provare più di uno, in modo che possano scoprire quello per il quale hanno migliori attitudini, o anche solo sviluppare e allenare tutte le parti del corpo. Facendo però attenzione a non sovraccaricarli di impegni e di fatica, perché i giovani, quando si stancano troppo e si stufano, li abbandonano tutti.

Le cautele. Il discorso sulle cautele, invece, sarebbe molto più lungo. Innanzitutto, non decidiamo noi lo sport per i nostri figli. Sceglieremmo solo noi, e prima lo sport che ci piace di più perché ci ha divertito o abbiamo solo sognato, promette guadagni da sogno o fa tanto chic. Non pensiamo di avere, e solo noi, il talento puro da portare nella società importante che fabbrica i campioni. I possibili campioni sono pochi, tanto che, per esempio nel calcio, lo sport che regala più illusioni, ai livelli più alti arriva neppure uno su oltre trentamila.

Non sopravvalutiamoli né aspettiamoci traguardi impossibili, perché la realtà è impietosa: i giovani devono misurarsi dove possono anche vincere, perché l’insicurezza che si genera nei perdenti è un peso di cui è difficile liberarsi. E se nostro figlio è uno dei trentamila, non rischiamo di perdere tempo utile per abituarlo allo sport degli adulti? Lasciamolo giocare com’è giusto fare con tutti i bambini senza volerlo specializzare subito, e se è un talento, se ne accorgeranno tutti. Stiamo attenti a chi ci dice con troppa facilità che lo farà diventare un campione.

Chi s'interessa di giovani, per affetto e per amore del proprio lavoro sogna di vederli campioni. Vorrebbe vincere ogni partita e portarli anche dove è impossibile, ma lo fa a loro spese. E stiamo attenti anche a chi vorrebbe mettere lo sport davanti a tutto. Ricordo un personaggio molto noto di una grossa società sportiva che mi diceva: “Non pretenda che vadano a scuola, perché ho conosciuto tanti buoni studenti che hanno fallito nello sport”. Non si può pensare alle gambe e ignorare la testa, altrimenti avremo solo un mezzo sportivo che non userà neppure le gambe come potrebbe. A questo punto, il discorso si farebbe troppo lungo. Vi rimando al sito www.Nuovosportgiovani.it dove, cliccando su “Il Progetto”, scoprirete la filosofia che permette di trovare molte risposte e che sarà presentata lunedì 28 settembre alle ore 20,30, presso il Teatro della Parrocchia di San Giuseppe Cafasso, in Corso Grosseto 72 a Torino. Una conferenza che illustrerà lo scopo, le funzioni, le finalità e l’applicazione attraverso l’analisi dei fattori, positivi e negativi, che possono intervenire sullo sviluppo dei giovani che fanno sport, e la proposta di un metodo in grado di formare l’adulto e lo sportivo capace di esprimere compiutamente tutte le proprie potenzialità.

"Il calcio è lo sport che illude genitori più dei figli"  LaPresse.

Quale tipo di sport. Lo sport è uno degli strumenti e degli stimoli più potenti per la formazione della persona, ma può essere educativo o diseducativo secondo com'è inteso e proposto dall'istruttore, dalle società, dall'ambiente e dalla famiglia. Del tipo di sport più utile per i nostri figli parleremo lunedì 28 settembre, a Torino, alla presentazione del Progetto Nuovosportgiovani, con relatori che hanno una lunga esperienza nello sport e con lo sport.

Gli scopi. Facciamo un breve accenno ad alcuni scopi. Quelli fondamentali sono la scoperta e l’analisi dei fattori che intervengono sullo sviluppo dei giovani che fanno sport, e la proposta di un metodo in grado di formare uno sportivo capace di esprimere tutte le proprie potenzialità. In pratica, lo sportivo possibile, e non quello che sogniamo noi. Non c’interessa, quindi, che vincano la gara di oggi, anche perché possiamo usare trucchi e slealtà che impediscono di imparare per vincere quando conterà, e li convincono che quelli sono i modi della vita adulta.

Ci interessa formare l’adulto che sa amministrarsi dentro e fuori lo sport e conosce e rispetta regole e doveri, e che è coraggioso per giocarsela sempre tutta, responsabile, disposto a mettersi al servizio dell’interesse comune e capace di continuare a evolvere e raggiungere i traguardi che sono nelle sue possibilità. Parleremo di una cultura adeguata a tutti i livelli dello sport che ci permetta di ottenere uno sportivo più completo, ma anche di rendere estranea la violenza, di ottenere lo sviluppo possibile del giovane con disabilità, di recuperare ragazzi difficili o a rischio e, non ultimo, di trasformare il genitore in una presenza utile e in uno stimolo produttivo.

Strumenti e metodi. Che cosa serve? Innanzitutto, un insegnamento che consideri e rispetti il momento di sviluppo, le potenzialità, le motivazioni e le capacità dell’allievo, perché le richieste uguali per tutti raggiungono le qualità comuni e generiche, ma non quelle del singolo, e in particolare del talento. Ognuno ha qualità, dotazione, motivazioni e mezzi personali da scoprire e trattare in momenti precisi dello sviluppo e in maniera specifica e individuale che, con un contatto troppo precoce o tardivo, oppure incompleto o maldestro, rischiano di non essere scoperti o di andare incontro a esiti non compatibili con uno sviluppo corretto.

Servono interventi e metodi per allenare e sviluppare l’intelligenza, perché quelli ancora attuali raggiungono l’apprendimento, ma non la critica, la creazione e l’ingegno, che ne sono i livelli più elevati. In sintesi, abbiamo progettato un modello educativo che agisce allo stesso tempo sulle qualità fisiche e tecniche e sullo sviluppo della personalità e del carattere, trasmette all'allievo tutti i tratti che fanno dell'educatore una figura adulta, si adegua, per livello e contenuti, alle qualità del singolo allievo e ricerca e sviluppa tutto ciò che in ognuno è solo potenziale, in modo da portarlo allo sviluppo possibile.

È il passaggio dal "lavorare sull'atleta” al "lavorare con l'atleta", e il metodo è lo sviluppo del fisico, della tecnica, della personalità e del carattere, fino a portarlo a raggiungere l'autonomia della persona. Tutto questo presuppone il passaggio da metodi di formazione, insegnamento e conduzione adatti a formare un puro esecutore da portare sempre per mano a uno che ha come obiettivo lo sportivo autonomo, responsabile, disponibile a imparare, evolvere e collaborare con contributi personali, che pensa, crea e si amministra da solo. Sembra difficile, ma per essere efficaci basta evitare gli errori.

 

Per gentile concessione della Gazzetta dello sport

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster