Pillole

Il mito del genitore autoritario è duro a morire.

E anzi, oggi che si vedono tanti giovani inermi nei confronti della realtà e tutto sembra affidarsi a soluzioni magiche, forse sta tornando in auge.

Purtroppo è comunemente il pensiero del genitore cresciuto in un’epoca nella quale si è rinunciato alla responsabilità e all’impegno personale, che sicuramente confonderebbe l’autorevolezza con l’autoritarismo. O di quello convertito all’”amicizia” con il figlio fino a voler andare in giro in moto come lui e prendersi una sinusite cronica per sembrargli uguale, che non saprebbe come tornare indietro.

In ogni caso, tornare indietro non è possibile. Il mondo è cambiato, e un figlio trattato con durezza perché si sottometta reagisce con la ribellione feroce, come si vede spesso con la droga e la violenza, o con un affidamento passivo privo di vitalità e d’iniziativa, e si limita a seguire la corrente senza impegnarsi in qualcosa.

E allora lasciare che vadano alla deriva o che comandino loro? C’è una via diversa, ma non di mezzo. Facciamo in modo che nessuno abbia bisogno di comandare. Com’è possibile, se noi sappiamo e loro devono imparare tutto?

Trasformiamo l’educazione in uno scambio nel quale noi e loro abbiamo voce in capitolo per quanto ci è possibile fare.

Teniamo conto che educare significa trasmettere concetti e conoscenze, ma molto di più aiutarli a sentirsi protagonisti che fanno insieme con gli altri. Offrire approvazione per ciò che sanno già fare, anche se poco, invece di prometterla per quando realizzeranno i nostri sogni impossibili, perché la sicurezza non è saper fare, ma coraggio per provare il nuovo. Metterci in gioco anche con i nostri limiti e difetti, perché questo significa presentarci come modelli che sanno correggersi e migliorare, invece di ostentare una perfezione posticcia che ci fa sentire troppo lontani e avanti per essere imitati e raggiunti o troppo indietro per essere rispettati.

Perché un discorso così bacchettone e moralistico già il lunedì? Ieri, passando vicino a un campetto di periferia, ho sentito un allenatore dare del cretino a ragazzino che non gliel’aveva fatta a fermare un avversario, e il genitore che lo spalleggiava urlando forte che “sarebbe stato in punizione” tutto il giorno. E ho visto il ragazzino chinare la testa con lo sguardo pieno di odio.

Le previsioni? Un allenatore che non riuscirà mai a formare un giocatore che sviluppa il proprio talento, tanto o poco che sia. Un giovane che aspetterà di essere più forte, magari solo fisicamente, per prendersi le rivincite. E un genitore che, a spese sue, si accorgerà abbastanza rapidamente di avere sbagliato tutto.

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