Pillole

Nell’insegnamento, ognuno è influenzato dai propri modi di interpretare la formazione e usa metodi diversi, ...

... ma occorrerebbe arrivare a uno definitivo. In pratica, a una cultura che definisca i comportamenti e i modi per scoprire e sviluppare tutte le qualità dell’allievo, portarlo alla sua completezza fisica, tecnica, intellettiva e psicologica.

E senza troppe complicazioni, perché tutti i giovani imparano nello stesso modo, e lo sport chiede a ognuno di arrivare a esprimere tutte le qualità che possiedono.

Occorre stabilire cosa sia comune e cosa vada lasciato alla libertà dell'allievo e all'ingegno dell'istruttore. Comuni sono le regole, tutto ciò che è costruttivo, la possibilità di far valere la propria creatività e iniziativa, metodi per allenare a produrre idee personali, a cooperare o proporsi in modo costruttivo e assimilare i loro contributi.

Altri caratteri sono individuali, come la capacità di criticare, di selezionare le informazioni e ad adattarle ai propri schemi di pensiero e d’iniziativa e lo stesso talento. E qui diventa più importante l’opera dell’istruttore, che lascia all’allievo la libertà che può gestire, si presenta come figura da imitare e raggiungere, accetta le opinioni che non concordano con le sue, le discute e considera che è costruttivo anche solo produrle, proporle e imparare a correggerle e a scambiarle con tutti. E che non offre sentenze o soluzioni indiscutibili e li abitua a trovarle da soli, non pretende di sapere tutto, e così non trasmette solo ciò che sa e li allena a essere creativi anche nell'apprendimento.

Lo sviluppo della capacità di apprendimento ha precise caratteristiche e momenti. Il primo, l'epoca dei "perché" non c'interessa ancora.

Più tardi il bambino vuole conoscere come si formano le conoscenze e quali obiettivi consentono, e i rapporti di dipendenza e di causalità tra i vari eventi. È l’età della curiosità e della ricerca, della comparsa della critica, dei primi progetti e dell’impegno a raggiungere gli obiettivi più a portata di mano, che il bambino riesce a soddisfare soprattutto con il gioco.

In seguito si fanno più evidenti la scoperta di nuove capacità personali, l'impulso a esplorare i propri limiti e la constatazione di poter accedere senza aiuto a nuove esperienze. Questi stimoli suscitano nel ragazzo un desiderio di conoscere che, se non incontra inutili ostacoli, diventa la motivazione trainante dell'apprendimento e della logica conseguenza di voler trarre da esso gli elementi per arrivare a scoperte originali e a nuove esperienze.

La maturazione, quindi, da questo punto di vista, è un processo continuo di sperimentazione, di scoperta e di acquisizione che trova lo stimolo per evolvere nella capacità di portare modificazioni originali e creative alle informazioni o di impiegarle per sperimentare nuove soluzioni.

Compito dell'allenatore, quindi, continua a essere l'offerta d’informazioni e la cura di chiarirne le origini, il significato e gli usi, ma sempre di più anche quello di favorire la libertà creativa e l'iniziativa. Si deve impratichire ad assisterli senza portarli per mano mentre le assimilano e le adeguano ai propri caratteri, le modificano quando non si adattano e le impiegano per arrivare alle loro soluzioni.

Deve lavorare sull'intelligenza, che non significa solo rendere esauriente, o addirittura perfetto, ciò che s’insegna, così che gli allievi abbiano gli insegnamenti più "intelligenti" e lo diventino anche loro. Non serve andare avanti finché non si è sviscerato a fondo qualsiasi argomento e non si sono trovate le conclusioni più raffinate per assegnare i compiti e gli obblighi più precisi.

Gli allievi sono più lucidi e geniali, e di conseguenza anche più motivati, solo se hanno preso parte partecipato alla creazione delle conoscenze. Certi allenatori, invece, sono troppo esigenti e critici, non accettano che gli allievi abbiano debolezze, non forniscano sempre prove superlative e possano perdere una gara. Vorrebbero che mettessero in pratica nel modo più fedele le disposizioni o arrivassero da soli a certe soluzioni che la gara richiede, ma li allenano ad assorbire, e non a criticare e creare da soli, e intanto li vogliono già pronti per un agonismo rabbioso e all'altezza di qualità che non possiedono. Questi metodi certamente non li aiutano a essere "intelligenti" in gara.

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