Pillole

Anche le squadre giovanili alternano periodi buoni ad altri incolori e inspiegabili, ...

... ma non può stupire: non si riesce a essere sempre in forma, mentre stupiscono la difficoltà a uscire dalle crisi e le resurrezioni improvvise, magari per una vittoria casuale.

Perché una squadra va in crisi, non gioca sempre all'altezza delle proprie possibilità e non ha la forza per reagire a una partita storta o per essere continua?

Facciamo alcune ipotesi:

  • la classifica è carente, e sono subentrate rassegnazione o un po' di sudditanza psicologica;
  • prepara e affronta le gare senza entusiasmo e con qualche paura: non è sicura di ciò che potrà fare, tira avanti alla meno peggio o resta passiva in attesa di tempi migliori, ma senza impegnarsi per farli accadere;
  • non è allenata a padroneggiare quella zona che sta tra il rendimento medio e la prestazione massima e, dunque, non è continua;
  • manca un leader che proponga, decida, si assuma responsabilità, prenda la squadra per mano quando è bloccata e faccia produrre lo spogliatoio;
  • sono abituati a farsi trascinare, e non sono in grado di affrontare con decisione la situazione e ribaltarla;
  • l'istruttore non ha abituato i giocatori a fare la loro parte. Li ha portati fino a un certo punto, ma non dove si padroneggiano e si usano la decisione, l’iniziativa personale, la creatività, la fantasia, l'impegno non imposto o controllato, il coraggio per fare e provarci anche quando sembra troppo difficile e l'ingegno.

Che cosa può fare l’istruttore? Poiché i cali hanno cause fisiche e psicologiche, deve saperle affrontare. Sulle cause fisiche sa che cosa fare, anche se sul fisico agisce anche e in maniera importante anche la mente. Su quelle psicologiche, poiché c’è sempre sfiducia nelle proprie possibilità, occorre portare i giocatori nella zona della sicurezza, dove si sa quanto si vale, si conoscono le proprie risorse e si sanno impiegare, si è consapevoli di come si fa per giocare sempre allo stesso livello e per giocarsela tutta anche con un avversario più forte, con il quale si può anche perdere, ma senza rassegnazione. In pratica, serve togliere dei freni, portare la squadra a mettere sempre in campo le risorse possibili e senza troppi calcoli, che inevitabilmente confondono, e non disperdersi nell’analisi degli errori, ma prendere tutto ciò che viene di meglio da ogni gara.

Tutto questo è facile a dirsi, ma non a mettere in pratica. Capire come fare sembra semplice, ma per riuscirci servono una preparazione e un cambio di mentalità e cultura. Ammetto: questo è un ricatto, ma se si vogliono scoprire e imparare a padroneggiare tutto il percorso, occorre almeno leggere e assimilare ciò che è scritto sul sito.

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