Pillole

In un clima corretto e preparato, le motivazioni si fortificano da sole, mentre dove “si fa come si è sempre fatto” è facile che si estinguano.

Perché ciò non avvenga, la prima regola è sapere com’è e cosa vuole il giovane oggi: vuole sentirsi riconosciuto prima di tutto come soggetto che pensa, decide e agisce, per le proprie capacità e aspettative e per come sa affrontare e modificare la realtà che gli si presenta.

Ha più idee rispetto a quello di generazioni passate, anche se non sempre chiare, e più desiderio di partecipare alle scelte che lo riguardano. Ha però anche più bisogno di una guida autorevole, perché arriva impreparato all’età in cui è lasciato libero di scegliere, e quindi senza aver raggiunto la maturità per sapere ciò che è o non è utile, permesso e lecito. Prima dei dieci, undici anni, in pratica fino all’età in cui sa progettare per il futuro, infatti, ubbidisce alla motivazione fondamentale del piacere, e non ancora alla responsabilità. Gli altri non esistono come tali, e allora, senza le dovute attenzioni, diventa normale che li utilizzi per soddisfare i propri bisogni.

Come fare per orientare la sua creatività e iniziativa? Teniamo conto che per il giovane in formazione il piacere non è solo l’appagamento di un bisogno egoistico. Contano forse di più l’apprezzamento ragionevole dell’adulto, la possibilità di scoprire nuove capacità e abilità e la consapevolezza di “contare” per ciò che sa fare.

Ha, quindi, pregi e difetti, e allora diamogli regole chiare entro le quali poter creare e agire con tutta la libertà. Intanto, però, alleniamolo alla responsabilità e all’iniziativa, esigiamo che rimedi agli errori e alle trasgressioni pagandone le logiche conseguenze e, quando l’iniziativa vuole essere costruttiva, trattiamo l’errore come una prova da correggere, ma anche da apprezzare.

Valutiamolo per quanto sa meritare e offriamogli l'opportunità di contare per quello che fa, senza sopravvalutarlo nell’illusione di dargli una fiducia finta o sottovalutarlo per dargli stimoli o non farlo sentire appagato. Abituiamoci a non impartire solo ordini, ma a conquistare la sua adesione, in modo che ci segua e non trovi motivi per opporsi. Spingiamolo ad andare oltre ciò che gli possiamo insegnare e lasciamogli tutti gli spazi che sa gestire perché possa decidere e creare. E, infine, diamogli sempre nuovi obiettivi da raggiungere con le proprie forze, in modo che non si appaghi o non si affidi a noi per essere portato per mano.

Conta anche l’allenamento della volontà, ma cominciamo a parlarne da quando il ragazzo, verso gli undici, dodici anni, inizia a padroneggiare il pensiero astratto e sa ragionare su qualcosa che non sta vedendo: allora si sa imporre uno sforzo o accetta una rinuncia per un obiettivo lontano nel tempo. Ma anche allora prevale lo stimolo dl piacere, perché l’obiettivo deve essere più gratificante di ciò che occorre fare per conseguirlo.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster