Pillole

Le condizioni

L'intelligenza sembra requisito sufficiente per imparare, ...

... ma la capacità del docente di guadagnare la disponibilità a imparare è importante quanto le capacità intellettive dell'allievo e la stessa qualità dell'insegnamento.

L’allievo interessato e partecipe, infatti, offre attenzione, contributi e un impegno non ottenibile altrimenti. E l'allenatore, nella partecipazione e nell'adesione dell’allievo, trova le uniche condizioni per misurarne le reali capacità e il grado d'evoluzione raggiunto, e quindi per determinare il livello dell'insegnamento.

L'insegnamento e l'apprendimento, quindi, sono funzioni complementari di uno stesso processo, e non possono essere considerati peculiari dei ruoli di insegnante e allievo. Quando l’insegnante lascia spazio alla creatività e all’iniziativa, non chiede di percorrere sentieri obbligati, dà tutte le spiegazioni perché l’allievo capisca e valuti le informazioni e poi gli lascia la libertà di usarle per creare e sperimentare le proprie soluzioni, lo sport diventa partecipazione e scambio di contributi tra chi insegna e chi impara. in questo modo, la formazione diventa scambio, cooperazione e arricchimento reciproco. O, per essere più pratici, non basta dire come fare, ma proporre un insegnamento che insegni a imparare facendo. Tale forma di rapporto, quindi, si sviluppa fino ad avvicinare la quantità e la qualità delle conoscenze tra chi insegna e chi impara, e a ridurre sempre di più la differenza tra le rispettive funzioni di guida e di allievo.

Nello sport, con questo tipo d’insegnamento la differenza di conoscenze e competenze tra istruttore e allievo si riduce fino al momento in cui il primo diventa l'esperto che coordina le iniziative, suggerisce nuovi spunti, possibilità e idee, risponde ai dubbi e interviene soltanto quando è richiesto, mentre il secondo sa applicare tutto quanto ha imparato perché ha raggiunto la propria autonomia, ed è in grado di esercitarla nel modo più corretto senza bisogno di controlli.

Che cosa fare?

Oggi, ognuno è ancora influenzato dai propri modi di interpretare la formazione e usa metodi diversi, ma occorrerebbe arrivare a uno definitivo. in pratica, a una cultura che definisca i comportamenti e i modi per scoprire e sviluppare tutte le qualità dell’allievo e portarlo alla sua completezza fisica, tecnica, intellettiva e psicologica. E senza troppe complicazioni, perché tutti i giovani imparano nello stesso modo, e lo sport chiede a ognuno di arrivare a esprimere tutte le qualità che possiede.

A questo punto, occorre rispondere a un quesito: come fare perché l’allievo capisca che il suo impegno è essenziale e, poi, mantenga la giusta direzione? Partiamo dalla premessa che l’obiettivo è uno, ma ci possono essere più percorsi per raggiungerlo. In altre parole, all’interno di regole comuni, stabiliamo cosa non si può eludere o dipende dal nostro ingegno, e cosa va lasciato alla sua libertà; accettiamo tutto ciò che è costruttivo, dal far valere la propria creatività e iniziativa fino alla possibilità di produrre e proporre idee personali. Più importante, però, è che siamo modelli credibili dai quali gli allievi si possano aspettare apprezzamento e considerazione, in modo da appagare la loro motivazione più importante.

Facciamolo senza timore di perdere autorevolezza. Se li abituiamo a criticare e selezionare le informazioni e ad adattarle ai propri schemi di pensiero e d’iniziativa, gli allievi accettano le opinioni che non concordano con le loro. E se consideriamo che è costruttivo anche solo produrle, proporle e imparare a correggerle e a scambiarle con tutti, non pretendiamo di sapere tutto e non offriamo sentenze o soluzioni indiscutibili e li abitua a trovarle da soli, gli allievi non hanno motivo di opporsi e mettere in discussione la nostra autorevolezza.

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