Pillole

Caro Rossi, non si fa. La conoscono tutti come persona corretta, equilibrata e seria, e questa perdita di controllo stupisce. 

Sono d’accordo che un adulto non si debba piegare di fronte a un bambino o uno rimasto tale, ma ci sono altri modi.

L’ha fatta, ed è giusto che ne debba pagare le conseguenze, perché questi gesti fanno una brutta scuola.

Però! La Sua vicenda mi ha incuriosito, e allora ho visto, letto e sentito affermazioni di persone altrettanto serie e corrette quanto Lei, che mi sono sembrate giudizi e sentenze su un caso visto con un occhio solo. Forse è il caso di guardare le cose con entrambi gli occhi, e smetterla di giustificare tutto con l’adrenalina, la tensione, i troppi impegni, la gioventù e tutto il tempo davanti per maturare, perché chi in qualche modo trova sempre chi lo giustifica non ha modelli validi che lo facciano cambiare. È giusto capire, tollerare e magari a volte chiudere un occhio, ma quando un figlio o un soggetto troppo immaturo per l’età sfidano, non si può perdere. Ci sono modi diversi da quelli di Delio Rossi, ma quando si subisce e basta, si perde autorevolezza e non si è più credibili per essere degli educatori.

Servono due occhi anche per guardare il giocatore. Come in ogni campo e realtà, ci sono adulti e bambini, chi regge alle troppe sollecitazioni e chi non riesce ad acquisire le misure dell’età adulta, ma non possiamo adattarci. Nella mia professione sarebbe pessimismo terapeutico, perché si può fare qualcosa per tutti, o quasi, ma questi nello sport di cui parliamo non arrivano.

Non caschiamo, però, nella tentazione di condannare senza appello, e in ogni caso chiediamoci che cosa avremmo fatto di fronte a un immaturo che, solo perché ha tanti difensori interessati, si crede adulto e autorizzato a insultare e altro una persona che potrebbe essere suo padre. Dice un giornalista che Rossi è pagato soprattutto per essere più responsabile di un ventenne viziato. Giusto, non si può che essere d’accordo, ma teniamo conto che la tensione è di tutti, giovani e adulti. E, intanto, che dire di chi avrebbe la responsabilità di far crescere un ragazzo in modo che a vent’anni, invece che viziato, sia responsabile come tanti suoi coetanei? Anche con lui, però, non crediamo di risolvere tutto con una condanna, e vediamo dove abbiamo sbagliato, perché un giovane cresce assimilando ciò che gli viene offerto e ciò che vede intorno.

Insomma, c'è un po' odore di ipocrisia.

Credo che nello sport, e ovviamente anche altrove, ci sia troppo fatalismo: “non si può fare nulla”, “tanti casi ci fanno capire che certe teste non si cambiano”, e allora lasciamo tutto com’è, cercando di mostrare che si fa il massimo. Neppure questo, però, è del tutto vero. Dal campetto di periferia fino ai più alti livelli ci sono persone che si prodigano per formare il giovane affinché diventi l’adulto autonomo, responsabile, sempre costruttivo fuori e dentro lo sport. Sono persone che si sono assunte un compito che dovrebbe essere naturale, quello di collaborare con la famiglia e con la scuola per formare un adulto “migliore”. Ma non basta: se non escono allo scoperto, fuori dal proprio ambiente, nella cultura comune, non cambiano nulla.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster