Pillole

Quando un giovane è in crisi, attenzione a non partire con una soluzione uguale per tutti. Se un ragazzo è in crisi, cerchiamo di capire il soggetto, i motivi del suo momento difficile e le possibili reazioni al nostro intervento.

La prima decisione sembrerebbe essere un periodo di esclusione dalle gare, ma anche così si rischia di peggiorare le cose.

C'è, infatti, chi, messo fuori, si scoraggia ancora di più perché si convince di non potercela fare o ha paura di essere escluso del tutto perché non è considerato all'altezza. Chi si sta disamorando dello sport e rischia di allontanarsi di più se non gioca e, in ogni caso, non reagisce con maggiore impegno. O chi prenderebbe l'esclusione come una punizione alla quale è lecito opporsi magari accentuando la crisi.

Quando la crisi sportiva nasce dalla ribellione

A volte, però, la crisi nasce da una ribellione, da colpi bassi o da mancanza d’impegno per vari motivi, e allora non si può fare a meno di cercarli e, se possibile, di risolverli. Al contrario, vi può essere anche chi ha bisogno di stare fuori un po' perché si sente sovraccaricato di responsabilità o ha un momento di "nausea" per lo sport.

Teniamo conto, quindi, che ognuno è fatto e reagisce a modo suo ma, in linea generale, prepariamoci a qualche reazione, perché non è facile lasciar fuori un ragazzo e convincerlo che lo facciamo per il suo bene. E comunque chiediamoci sempre se lasciandolo in campo possiamo peggiorare la situazione, o se è possibile, mettendolo fuori, risolvere un problema che ha a che fare con il gioco.

Quando la crisi riguarda la squadra

Se, invece, la crisi interessa la squadra, è più facile pensare a un motivo che coinvolge tutti. Qualche allenatore pensa che sia utile chiudersi nello spogliatoio per richiamare ognuno alle proprie responsabilità, ma non sembra una buona soluzione. Quando c’è crisi e si pensa di risolverla con un’accusa o anche solo un rimprovero, è più probabile che ognuno cerchi di nascondersi e di salvare prima di tutto se stesso. È difficile, quindi, che basti il richiamo alle responsabilità per uscirne, anche perché la crisi non è una colpa, e nessuno ci entra di proposito. È più facile, invece, pensare che tutti vogliano risolverla, ma non sappiano come fare.

E se ci sono dei colpevoli che non si vogliono ravvedere e continuano a remare contro? Si fa di tutto per recuperali, ma se non basta si escludono anche quando sembrano indispensabili, perché sono nocivi anche per gli altri.

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