Pillole

“Gara magica” è un modo di dire per definire quella che è rimasta più evidente nel ricordo.

Quella nella quale si vola, e in ogni gesto è vissuto lo stato psico-fisico del rendimento ottimale, che è il sentirsi al massimo, provato anche una sola volta, o la somma di momenti che si sono sedimentati formando un insieme che può sembrare il "vissuto" di una sola gara.

Questo vissuto è un ricordo che l'atleta non allenato può vivere casualmente, ma non ne è consapevole e non lo sa rievocare. Molti, e specie i più dotati, lo vivono in modo quasi naturale, perché prima di una gara si sentono più sicuri e non condizionati dalla paura di perdere. Mentre quelli allenati lo sanno trovare al bisogno, e questo, oltre ai vantaggi di poter giocare ai livelli del rendimento ottimale, è una garanzia per non consumare inutili energie per combattere la paura di non trovare la concentrazione prima della gara.

A questo punto, possiamo già fare alcune considerazioni.

Stimolare tensione prima della gara o anche nei giorni precedenti nell’illusione di aumentare l’impegno, fa tornare alla memoria le gare negative, e il risultato è l’aumento della paura di perdere, che va contro gli automatismi, l’uso dell’intelligenza e dell’ingegno, la prontezza e la sensazione di efficienza fisica.

Il campione, che è tale anche per una maggiore capacità di controllare le reazioni negative e di trovare le condizioni più utili per la gara, semplicemente non subisce i freni della paura e non teme di essere bloccato dall’emotività: sa di essere un campione e di essere sempre all’altezza.

Solo quello allenato a evocarlo in qualsiasi momento lo sa vivere in tutta la sua intensità e utilizzare in campo in ogni momento della prestazione.
La gara magica è quella in cui l'ambiente è familiare, l'avversario non suscita timori immotivati, lo spazio intorno è tutto compreso nella visuale, il gioco e l'azione sono fluidi e riescono come sono stati previsti. Mentre lo stato psicofisico esprime facilità di azione, lucidità, sicurezza, energia, benessere fisico, entusiasmo e immediatezza nel mettere in pratica le azioni e i gesti tecnici ottimali sedimentati nella mente.

Non è un modo di sentirsi prodotto dalla volontà e dalla ragione, bensì una condizione che, se non è ostacolata dalla tensione, da un'attivazione troppo intensa e dalla lentezza del pensiero logico-razionale, si attiva in un attimo e senza sforzo. La condizione ottimale, infatti, è favorita da uno stato di tranquillità psicofisica e di coscienza interiore, che sono le condizioni tipiche dell'immediatezza e del pensiero intuitivo-creativo. Tutto questo, se rievocato e rivissuto al presente nella sua pienezza fisica, emotiva e motivazionale, si trasforma in uno stato psico-fisico che è la continuazione della gara magica, e diventa la vera concentrazione.

Probabilmente è ciò che è successo, forse in modo inconsapevole, a Daniela Merighetti nella vittoria a Cortina.

In conclusione, la condizione della gara magica è fissata nella memoria e tanti, pur non possedendo tecniche per evocarla, sono in grado di provarla prima di ogni prestazione. Ogni atleta, in un modo o nell'altro, la ricerca pur senza averne la consapevolezza, attraverso gesti o rituali che a volte sono vicini alla superstizione, come la stessa successione di gesti e situazioni, gli stessi cibi o indumenti o i mille accorgimenti per ripetere le condizioni che avevano accompagnato una gara positiva. Tutto questo, però, va allenato, altrimenti è difficile che diventi una condizione che si può sempre padroneggiare.

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