Pillole

Che un giovane sempre sotto i tempi, in panchina, escluso dal gruppo o nelle ultime posizioni perda gusto per lo sport può esser comprensibile, ma non inevitabile.

Di solito, per tenere vivo l’interesse, basta un allenatore che lo renda comunque piacevole, sappia trattare tutti con rispetto, ascolti, chieda solo ciò che ognuno è in grado di dare, non commetta ingiustizie o non creda che la vittoria sia l’unica motivazione.

Che, invece, voglia abbandonare un giovane che dallo sport trae soddisfazioni, è apprezzato e non ha motivo di essere deluso, può sembrare inspiegabile, e allora dobbiamo andare a fondo, e magari anche cercare qualche nostro errore.

Può essere subentrato un interesse più forte dello sport, e in questo caso possiamo solo cercare di trattenerlo, e sperare che non molli. Cosa si può fare in questo caso? È giusto che ognuno faccia ciò che più gli piace, ma lo sport è una di quelle attività formative che non bisogna lasciar abbandonare, anche a costo di essere insistenti e di usare qualche manipolazione. Accettiamo, comunque, che un ragazzo abbia motivazioni più forti per qualche altro interesse, ma prima di arrenderci facciamo in modo che li rimetta al primo posto o decida di conciliarli.

Può accadere che il ragazzo abbia perso la voglia di sport, ma è poco verosimile, perché i giovani amano il gioco e la competizione. Oppure che lo sport abbia perso interesse, e allora ci dobbiamo chiedere dove abbiamo sbagliato.

Come genitori, possiamo:

  • avergli imposto uno sport che piace a noi e non a lui, e intanto averlo escluso da altri per i quali sarebbe stato più adatto e avrebbe provato maggior attrazione;
  • averlo avviato troppo presto allo sport, e soprattutto a quello che “fa diventare campioni”, e così l’abbiamo sottoposto a sollecitazioni che non intende più sostenere;
  • averlo troppo appagato e stimolato verso altri gusti e interessi, fino a soffocare l’attitudine a impegnarsi per qualcosa che costa fatica e rinunce e non paga subito. In effetti, oggi i bambini sono spesso appagati anche senza chiedere, fino a soffocare lo stimolo a desiderare, e i giovani trovano tanti altri interessi, e sono meno sensibili al piacere della vittoria, al gusto di misurarsi per vincere e a certe prospettive di successo e di carriera che un tempo erano motivazioni sentite.

Come allenatori, invece, forse:

  • abbiamo creato un clima di tensione con pressioni eccessive o maldestre, che tolgono il gusto del gioco e creano reazioni a volte impreviste;
  • Il distacco era prevedibile, e non siamo intervenuti quando era più facile rimediare: da qualche tempo era scontroso, insoddisfatto o svogliato, e magari sarebbe bastato ascoltarlo;
  • abbiamo reso sgradevole l'allenamento o abbiamo soffocato la creatività e l'iniziativa;
  • gli abbiamo fatto qualche torto e magari commesso qualche ingiustizia, come non avere spiegato una decisione o non avere mantenuto un impegno o offerto una rassicurazione falsa;
  • gli abbiamo chiesto troppo o troppo poco, in pratica abbiamo deciso tutto noi senza tenere conto che ha opinioni e qualità sue, e così l’abbiamo scoraggiato o stufato.

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