Pillole

Il viziato e gli altri. Chi è il viziato?

L’elenco sarebbe lungo, ma riferiamoci al giovane che:

  • pretende senza dare;
  • si aspetta sempre di essere pregato;
  • vuole occupare un posto non suo senza avere le esperienze e la costanza per farlo;
  • si aspetta che tutti lo debbano accontentare o di poter fare come vuole;
  • si considera autonomo e in diritto e capace di decidere, ma è solo presuntuoso, perché non conosce la responsabilità e la libertà degli altri;
  • esige privilegi senza accettare anche i disagi imposti a tutti.

In pratica, si vorrebbe giocare al di sopra come se gli altri fossero a sua disposizione, ma certo non è all’altezza di quanto crede di essere.

Nello sport è spesso il giovane privo d'iniziativa e incapace di andare oltre ciò che gli è comandato, o che considera l’impegno quasi una concessione, e non si adatta, perché pretende di sapere e di imporre le proprie opinioni senza tenere conto di quelle degli altri.

Oggi s’incontra più facilmente, perché la famiglia trova meno fastidioso e impegnativo dare e concedere piuttosto che chiedere. E non sarebbe difficile, perché la curiosità, l’iniziativa e il piacere di provare e di fare da soli sono connaturati con l’individuo, e vanno solo lasciati liberi di esprimersi.

Che cosa fare? Come si fa con gli altri: stessi compiti, regole e conseguenze di fronte alle trasgressioni o alla mancanza d’impegno, senza adattarsi alle pretese o cedere sperando che alla fine capisca di essere come tutti.

Non serve ma, anzi, peggiora le cose prenderlo di punta. Innescare una sfida con un soggetto che non si valorizza con ciò che fa, ma per i disagi che riesce a imporre, significa fare il suo gioco perderla. Quello è il suo stile e lo può cambiare solo se gli proponiamo appagamenti più consistenti, che ognuno di noi trova solo nella possibilità di soddisfare le proprie motivazioni.

E se non cede? Non possiamo permettergli di non tenere conto delle regole e di fare come vuole. Gli altri non lo tollererebbero, oppure cercherebbero di imitarlo.

Apprezziamolo per quello che fa e per la disponibilità a cambiare, diamogli compiti e responsabilità e teniamo conto che sarà sempre molto più appagato potendo fare, piuttosto che continuando a voler essere un protagonista negativo. E se non basta, non lasciamogli ottenere vantaggi dai suoi comportamenti e, anzi, facciamogliene sempre pagare tutte le conseguenze.

E senza timori, perché non infliggiamo una condanna e gli lasciamo la possibilità di scegliere, e poi, perché pagare le conseguenze delle proprie scelte aiuta a crescere.

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