Pillole

Un ragazzo della Primavera del Torino mandato a maturare nelle serie minori e poi rientrato diceva: ...

... “Durante il trasferimento allo stadio per la partita, l’allenatore mi ha visto guardare fuori e, urlando, mi ha comunicato che sarei andato in panchina, perché non mi stavo concentrando”.

In un altro caso, due giocatori di serie A, alle 10 del mattino erano seduti su un divano con gli occhi fissi a guardare nel vuoto. Anche loro si stavano concentrando, ma nel frattempo stavano consumando inutilmente energie fisiche e psichiche. Un portiere popolare, prima della partita, sta con gli occhi chiusi muovendo leggermente il corpo. Alla richiesta di cosa sta facendo, risponde: “Sto ripassando tutte le parate che quasi certamente dovrò fare”. Un altro, cerca di scacciare dalla mente la paura di avere le gambe molli e di sbagliare. Mentre i giocatori si stanno vestendo per la partita, un allenatore elenca tutta una serie di consegne, un altro fa il sermone d’incitamento, parla di decisione e impegno, di obbligo di vincere a tutti i costi e del valore sacro della maglia. Altri fanno altre cose, ma sarebbe troppo lungo elencarle.

 

Oggi forse non è più così, ma qualcosa è rimasto

Analizziamo alcuni di questi casi:

A - Vietato distrarsi, ma per fare che cosa? Se la partita è attesa con fiducia e con piacere, non c’è pensiero estraneo che possa disturbare la concentrazione, che forse è meglio chiamare impazienza lucida e piacevole. Se, invece, prevalgono l’ansia per il proprio rendimento e la paura di perdere, ben vengano pensieri che riescono a distrarre. In pratica, se si lotta contro la paura senza lo sfogo e la verifica nell’azione, si perde sempre.

B - Giocare una partita nella mente addirittura ore prima è uno spreco non solo inutile, ma anche dannoso. Concentrasi in questo modo dovrebbe essere incremento di sicurezza, verifica di essere pronti, sensazione fisica di forza ed efficienza, ma il sistema è irrazionale. Se il giocatore per un momento avverte tutte queste sensazioni, basta che il pensiero si diriga altrove un attimo per perderle e dover iniziare tutto daccapo, ma con il timore di non riuscire a evocarle o di essere sempre sul punto di perderle.

Per spiegarci, pensiamo di dover compiere un gesto difficile e che abbiamo paura di sbagliare, o magari anche rischioso. Se lo compiamo subito e riesce, acquisiamo la sicurezza e il coraggio di poterlo ripetere, ma se lo pensiamo soltanto e non abbiamo la verifica pratica, rapidamente subentrano l’insicurezza, la paura di non riuscire e la scomparsa delle sensazioni favorevoli, perché il pensiero del pericolo prende il sopravvento e determina effetti sia fisici sia mentali.

 

Applichiamo il concetto alla partita

Se non si è allenati a farlo, prima della partita non si sa mai quale sarà il proprio rendimento. Questa altalena di sensazioni positive e negative porta quasi inevitabilmente a rivolgere il pensiero alle seconde e, di conseguenza, alla paura di perdere, che è il fattore che più ostacola il rendimento. In pratica, ogni giocatore ha in qualche modo il ricordo della sua partita magica, e non è proprio il caso di guastarglielo.

C - Il ripasso dei gesti e delle situazioni come su uno schermo per ricordarli durante la partita. Gli sport di squadra sono giochi di situazione, dove servono immediatezza, lucidità, capacità di inventare il gesto o di applicarlo di stinto, mentre non ha significato il ragionamento, che è troppo lento per trovare una soluzione immediata. Pensiamo al portiere che ripassa tutte le parate per opporsi a qualsiasi tiro: come potrebbe ogni volta concentrarsi per scovare la parata più utile, se serve capire che cosa farà l’avversario e opporsi alla sua decisione?

D - Voler scacciare dalla mente la paura e pensieri e sensazioni che disturbano. Come si dice, non si può pensare intensamente a qualcosa per cancellarla, e se si pensa che prima di una partita la “cosa” è la paura di non essere pronti, di sbagliare e, alla fine di perdere, non si riesce a uscire dal buco. E si va anche oltre, nella profezia che si auto avvera. Se penso che domani avrò le gambe molli e rafforzo il pensiero per combatterlo, è sicuro che domani, perlomeno finché non avrò fatto qualche giocata che mi rassicuri, avrò le gambe molli.

E - Le ultime raccomandazioni. Un bambino può non ricordare dei compiti, ma proprio perché è un bambino, lo dobbiamo lasciare libero senza imbottirgli la testa di cose che non gli servono e non lo interessano. Più tardi, e senza andare troppo oltre, le ha già sentite decine di volte, e quindi si annoia e aspetta la fine del sermone, oppure crede di averne bisogno, e allora bisogna fare qualcosa per portarlo a essere autonomo.

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