Pillole

Forse non sei un “duro” come ti dipingono, ma certo non ti curi se ferisci qualcuno.

Ti fa sentire forte e in prima fila, ma qui mi viene il primo dubbio: non è che hai paura di essere insignificante, uno che non conta?

A scuola ti distingui perché sembri sempre minaccioso e preso da pensieri truci, ma gli altri, quelli che definisco “normali”, ti evitano perché non hai nulla da dare.

Tu dici che l’indignazione del prossimo non ti ferisce e ci credo, perché fai di tutto per provocarla, come quando metti in rete imprese valorose tipo l’assalto di quattro nei confronti di un ragazzo che ha avuto meno fortuna di voi, o lo spregio verso qualcuno che non ha vie d’uscita. In effetti, non temi la condanna, e chi ne parla in termini emotivi e retorici, fa il tuo gioco.

Ma attenzione: più vai avanti, più ti chiudi in un buco, mentre il mondo cammina e ti lascia indietro.

Quando sei solo, senti che nessuno si accorge di te e ti rendi conto di essere impacciato nei confronti di quelli che hanno molti amici. Anche tu due o tre amici tosti come te li hai, ma se quando sei con loro qualcuno passa al largo, non è per paura o invidia il tuo coraggio. Temo per te che ti guardi con un’aria di commiserazione, e allora, per sentirti superiore, ti rifai con lo spregio verso chiunque sia migliore di te e non raggiungibile, in pratica tutti. Dopo non sei mai appagato, perché sei invischiato in un controsenso: hai bisogno di esibirti per segnalare e imporre la tua presenza e far vedere che ci sei anche tu, ma lo fai con comportamenti che gli altri rifiutano e disprezzano. E così non arrivi mai ad acquietarti perché, in un ciclo senza fine, sei costretto a cercare riconoscimento attraverso vie e mezzi che segnalano e aumentano la tua inadeguatezza. I tuoi “trionfi”, quindi, dovrebbero compensare, attraverso una vittoria priva di rischi su qualcuno che non può difendersi o sottrarsi, sentimenti d’inferiorità, disagi e insuccessi non neutralizzati da vere gratificazioni.

E tu cosa sei? Un gregario che esibisce muscoli e cinismo per essere accettato e ricevere approvazione o un aspirante capo costretto a fare l’”eroe” per accaparrarsi il consenso dei deboli? Guarda che in entrambi i casi non sei certo tu che comandi: devi camminare su un binario sempre più stretto, per non essere escluso o non finire tra gli sfigati.

Ne ho conosciuti tanti come te, che da soli sono agnellini rispettosi, mentre in gruppo si trasformano. Il gruppo ti fornisce gli spettatori testimoni delle tue imprese così audaci, e intanto è come restare anonimo e poter esibire la tua “forza” senza eccessivi rischi. E poi, anche se non te ne accorgi, ti offre la complicità che rende lecita l’aggressione, diluisce la responsabilità e garantisce impunità, come dimostra la violenza da stadio, che di solito viene in qualche modo perdonata.

Ti sei mai accorto di essere un debole e un vile? Ti misuri dietro la protezione e l’anonimato del gruppo e solo se hai un vantaggio sulla vittima. Non ti ho mai visto misurarti da solo con qualcuno che non ha paura. La paura l’hai tu, anche se a prima vista ti comporti da temerario che non teme i danni fisici. Ma la temerarietà è un espediente per dimostrare di avere coraggio: la tua paura è confrontarti su capacità reali e obiettivi condivisi, e lì sei inadeguato. Questo lo capisco, ma non lo posso accettare, specie quando sei arrivato allo stadio in cui non hai più speranza di aggregarti al gruppo dei normali e non fai nulla per capire e cambiare.

Pensaci, però. Se ti rendi conto di essere un malato, parlane con chi ti può aiutare. Se sei capitato in un gruppo che ti chiede di essere bullo per accettarti, cerca di meglio. Se sei convinto di avere scoperto come si fa a essere un “uomo vero”, spero che alla fine tu capisca com’è un uomo normale, altrimenti non so che dirti: non tutti si riesce a vivere in un modo almeno accettabile.

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