Pillole

Creare insieme. Quando parliamo di creatività del giovane, non confondiamola con l’eccentricità o l'ingovernabilità.

Un tempo, lo sport si limitava a soffocarla perché sembrava l'unico modo per rendere innocua la natura bizzosa dell’atleta, e in particolare del talento, che considerava un insieme di istinti trasgressivi da neutralizzare. Ora, noi pensiamo che la creatività sia la qualità più importante dello sportivo, una risorsa da lasciare libera di esprimersi senza inutili freni.

Un tempo, la cautela dell’istruttore era comprensibile, perché la creatività non è automaticamente produttiva, e non si sapeva come trattarla. Senza il controllo della ragione e di un clima che non indica una direzione, una misura e obiettivi condivisi, e senza un rapporto che non la soffochi, ma la valorizzi, infatti, può diventare reattiva o, a volte, anche autodistruttiva.

Perché si esprima come cooperazione e contributo di tutti in grado di alzare il livello complessivo del gruppo, occorre gestirla e svilupparla non solo in gara, ma in ogni momento dell’attività.

Occorre, quindi:

  • far partecipare tutti alla discussione sugli obiettivi e sui percorsi, in modo che gli allievi li sentano propri e trovino gli strumenti più adatti per conseguirli;
  • non imporre le soluzioni, ma cercarle insieme;
  • accettare e applicare i loro contributi affinché sentano, di essere importanti e, in questo modo, acquisiscano sicurezza e abitudine all’iniziativa;
  • discutere anche le idee non ancora utili, perché in ognuna vi è sempre qualcosa di valido, perché quelle più creative stimolano tutti a produrle, perché l’accettazione da parte dell’adulto è la più potente motivazione a essere costruttivi, e perché ragionare insieme e scambiarsi contributi è l’essenza del collettivo.

Come trasformare la creatività e la fantasia del singolo in un insegnamento per tutti? Solitamente, gli istruttori affermano di non avere abbastanza tempo a disposizione, ma allievi interessati, attenti e in possesso di conoscenze per capire subito ciò che ascoltano, sicuri di essere apprezzati per i loro contributi e motivati a sentirsi utili, il tempo lo fanno risparmiare. Basta pensare alle lunghe esposizioni fredde, con allievi distratti, non interessati e annoiati, che aspettano solo la fine del sermone per sfogarsi parlando subito d’altro.

Troviamo, quindi, compiti, situazioni e momenti in cui ognuno può mettere creatività e fantasia al servizio di tutti. Facciamo in modo che confrontino le idee, poniamo quesiti su temi che interessano l’attività e lasciamo che li risolvano. E interveniamo solo quando hanno dei dubbi e lo chiedono. Affinché la creatività si esprima in idee e proposte comuni, quindi, facciamoli parlare insieme, e mettiamoli in condizione di criticare e migliorare ciò che si sta facendo, di portare pareri e di trovare nuove soluzioni che applicheremo se sono utili, o correggeremo se non lo sono.

Per trasportare la creatività in campo e far sì che si esprima nel gioco, analizziamo insieme cosa si è fatto e cosa si sarebbe potuto fare, in modo che i più creativi possano spiegarsi e gli altri chiedere e capire quale deve essere il loro contributo, e poi magari scoprire di avere anch'essi idee e soluzioni originali e di essere altrettanto creativi.

Si dovrebbe arrivare a un’intesa che consenta a ognuno possa portare opinioni e contributi in ogni momento, compresa la gara. E senza temere di creare confusione perché, in un clima di partecipazione, ognuno è motivato a portare la soluzione migliore e a metterla a disposizione di tutti.

In conclusione, senza rapporto e scambio di contributi, i più creativi tendono a escludere gli altri dalla comunicazione e dall'iniziativa, e magari a spingerli a fare la coalizione vincente dei mediocri.

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