Pillole

Spesso ci convinciamo che, perché le realizzino, basta assegnare ai figli e agli allievi le nostre stesse motivazioni.

Oppure, che basti attribuire loro delle capacità che non possiedono, o non sanno o non credono di possedere, perché si creino e si sviluppino magicamente.

Sappiamo che queste aspettative sono evidenti manipolazioni, ma ci sembra che portare i figli a credere vere li induca a un maggior impegno, e quando non lo sappiamo, speriamo solo di cogliere nel segno.

La manipolazione si vede, ad esempio, in espressioni come "devi riuscire, sei il migliore", "ti farò diventare campione", "se giochi come sai non lo vedi neppure", senza tenere conto che la realtà è crudele con chi non ha giuste misure. O in quei modi che non tengono conto dell’età e delle qualità dell'allievo, come trattarlo allo stesso modo di un adulto.

Il bambino e il preadolescente si appagano di ciò che stanno vivendo, e non tollerano ancora aspettative tanto lontane da sembrare spropositate anche quando sono realistiche.

Questo tipo di sollecitazioni:

  • vincola a ripetere solo i gesti che si sono dimostrati più utili anche quando la situazione richiederebbe iniziative originali;
  • obbliga a evitare qualsiasi iniziativa non ancora collaudata, e in questo modo a ripetere invece che a creare;
  • spinge a preferire quei piccoli trucchi sotterfugi che al momento possono essere più efficaci di un corretto impiego dei propri mezzi;
  • Crea insicurezza, perché la necessità di fornire una prestazione impossibile per ottenere un giudizio favorevole non può mai essere soddisfatta. La sicurezza, infatti, deriva dalla consapevolezza di possedere i mezzi adeguati ai compiti da affrontare.

Alla fine, queste manipolazioni convincono il giovane di essere sottoposto a un inganno o a un atto protettivo, e allora è facile che le soffra come un atto di disistima.

A molti, allenatori e genitori, sembra ancora logico chiedere di più per ottenere almeno ciò che è possibile. a volte l'allievo non avverte la manipolazione e risponde modo positivo, ma è certo che risponderebbe lo stesso e meglio se fosse valutato per ciò che può dare.

È però più facile che debba prendere atto dei propri limiti e si scoraggi anche di fronte a ciò che gli sarebbe possibile. O che corra un rischio opposto, come credere alle illusioni e pensare che non sia neppure necessario impegnarsi per concretizzarle, o ritenere insignificanti gli obiettivi possibili.

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