Pillole

A volte, lo sport è più avanti della famiglia.

Se nello sport il giovane si diverte, trova la possibilità di esprimere il proprio talento, si sente apprezzato per le sue qualità e ha lo spazio per far valere le proprie opinioni, è facile che pretenda le stesse condizioni anche in casa.

La creatività e l’iniziativa sono le doti più belle, ma devono potersi esprimere, altrimenti diventano insofferenza, scontrosità e ribellione.

Noi genitori ci dobbiamo adeguare e lasciarla esprimere anche se non è subito produttiva, perché se il ragazzo non può liberare la fantasia e l’iniziativa e non si crede apprezzato per quanto sente di valere, finisce per reagire e diventare difficile.

Da una parte, dobbiamo tenere conto che il bambino, in campo e in casa, deve provare, sperimentarsi, scoprire nuove possibilità di liberare l’esuberanza, valutare l’efficacia delle proprie forze e stabilire il limite del possibile. I suoi obiettivi sono questi, e quindi non lo possiamo valutare per l’utilità di ciò che sta facendo, ma per l’efficacia delle sue iniziative per diventare più padrone dell’ambiente che lo circonda, per la logica dei comportamenti e i per mezzi che mette in campo nella realizzazione dei suoi obiettivi.

Da un’altra parte, non gli possiamo permettere di confondere la creatività e l’iniziativa con la bizzarria, un’indipendenza senza limiti o l’arbitrio di poter fare ciò che vuole. E come capire se un bambino va lasciato libero di fare o va frenato? I segnali che ci dicono che non è costruttivo sono gli stessi che regolano la libertà dell’adulto, come l’esclusiva ricerca di vantaggi personali senza tenere conto degli altri e delle loro esigenze, la mancanza di autocontrollo, la volontà di distruggere invece di costruire o la reazione.

Perché ci dovrebbero seguire e stare nei limiti che noi riteniamo invalicabili? Innanzitutto, se noi ci proponiamo come guida coerente e stimabile, i figli ci seguono, perché ci vogliono imitare e cercano il nostro apprezzamento. Poi, dobbiamo stare attenti a lasciare spazio e non opprimerli con le nostre certezze, con giudizi troppo rigidi, una severità non motivata o attese che non sono sicuri di poter soddisfare.

In ogni caso, è difficile separare ciò che è utile da ciò che va frenato, ma possiamo evitare noi ciò che li porta a reagire. Per esempio:

  • non siamo troppo rigidi e severi, e non condanniamo la loro esuberanza se non sono subito costruttivi. Subito può servire a immobilizzarli, ma alla fine reagiranno con comportamenti solo reattivi e non finalizzati;
  • questi nostri atteggiamenti, pur volendoli rendere concreti e responsabili, sono tipicamente autoritari. Oggi i bambini scoprono abbastanza in fretta che tante nostre certezze sono molto meno solide di quanto crediamo, e per questo ci negano autorevolezza e ci rispondono facendo il contrario di ciò che ci aspettiamo;
  • se le nostre pressioni sono pretesti, anche se inconsapevoli, per compensare attraverso loro i nostri insuccessi, sono anche crudeli, e la prima punizione è colpirci nelle nostre attese;
  • non continuiamo a fare per loro perché li vogliamo subito adulti e responsabili, altrimenti non impareranno a fare da soli e non raggiungeranno l’autonomia che è il segno che caratterizza la vita adulta;
  • badiamo alle intenzioni, e poi lasciamo che facciano, sbaglino e si correggano, che è l’unico modo per imparare a fare da soli e non avere sempre bisogno di aiuti o di controlli;
  • infine, poniamo dei limiti affinché i figli non arrivino a dover essere frenati, perché le libertà non controllate diventano abitudini e diritti difficili da togliere.

Spesso un ragazzo è distruttivo in casa perché sente o crede di valere più del genitore, e non ha ancora raggiunto la misura per rispettarlo nonostante i suoi limiti. Oppure è un ragazzo esaltato dallo sport, che vorrebbe che di fronte a lui si prostrassero tutti. In questi casi, dobbiamo chiarire loro le idee e fermarli.

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