Pillole

Un genitore denuncia l’insegnante che, esasperato dal comportamento strafottente di un bambino di undici anni, gli rifila una pedata sul sedere.

Conosco e apprezzo Bruno da tempo, e proprio per questo mi sento di intervenire senza timore di esagerare su una situazione che mi potrebbe esporre a critiche. Innanzitutto, vorrei che Bruno non l’avesse mai fatto e sono certo che non lo rifarà. Una cosa, però, è usare la punizione come strumento educativo, perché uno schiaffo o una pedata mettono fine a un comportamento, ma non cambiano, e un’altra scoppiare di fronte a una situazione che si sta rivelando drammatica in moltissimi casi: genitori che difendono in modi sproporzionati figli che non hanno saputo educare, e che preparano a una vita adulta in cui non prenderanno solo calci nel sedere, ma anche e soprattutto calci in bocca.

I torti non sono del bambino, che si comporta esattamente come gli è stato ed è permesso perché lo considera lecito, ma ormai sa capire. Qualcosa bisogna fare: non la pedata, ma non lasciare che continui a crescere in questo modo sicuramente sì.

Ogni genitore cerca sempre di fare il bene del proprio figlio, ma i nostri tempi, a causa di moralisti e perdonatori che non ci rimettono mai e cercano gloria personale scatenando gli istinti peggiori, offrono modelli pericolosi. Non un dito puntato, quindi, ma qualche considerazione che può essere utile.

Come cresceranno questi bambini? Si sentiranno liberi di fare qualsiasi cosa, sempre in attesa di qualcuno che li giustifichi e avvalli i loro comportamenti. E non ci vogliono grosso ingegno e fantasia per capire che in questi casi mancano la responsabilizzazione e la maturità per capire e rispettare le esigenze degli altri. Che non sono certo disarmati, e contro un viziato che non ha imparato a farsi le proprie ragioni, quelle giuste però, avranno sempre vita facile.

Fuori dalla famiglia e dalla protezione, troveranno altri, i “cattivi”, che non saranno così disposti a subire, perché, per capire gli effetti dei propri comportamenti sugli altri, occorre possedere almeno un po’ di senso critico che la protezione non lascia sviluppare.

E da dove vengono i bulli, che soffrono il disagio di non possedere nulla di proprio per contare in qualche modo se non facendo valere la forza del gruppo e sono tanto vili da sfidare solo chi è più debole o sta in una posizione nella quale dovrebbero sempre subire? E che con gli insegnanti o chi non può reagire si possa fare tutto senza rischio, i bambini lo capiscono dagli adulti che, come in questo caso, si trasformano in giustizieri per tutelare la “vittima”.

E che fine faranno i genitori? Una considerazione semplice e ovvia: chi autorizza i figli a ogni comportamento riprovevole nei confronti degli altri non può credere di non pagarne poi le spese. Auguri, genitori, e indovinate quali saranno le prime vittime. Sentirsi “dei duri” e onnipotenti con i bambini è facile, ma più tardi la fragilità viene galla, e chi non è abituato a rispettare gli altri ora, non lo imparerà certo dopo, e neppure nei confronti dei genitori.

Una parola al medico che ha stilato la prognosi di otto giorni. Caro collega. Un po’ di attenzione alla realtà per capire i fatti e qualche grammo di testicolo in più e non ubbidire alle richieste senza senso per non avere rogne, nel nostro lavoro sono necessari. Se gli avesse fatto un’abrasione, gli avresti dato l’invalidità? E una al giornalista. Complimenti, collega. Invece di attizzare uno sdegno gratuito, hai cercato di far ragionare.

L’argomento è interessante. Aspetto pareri, opinioni e grida scandalizzate di qualche benpensante. Risponderò

Mi scuso per il termine ma, come si dice a Roma, quando ce vò ce vò.

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