Pillole

Dipende dall’età di cui parliamo. Dopo gli undici, dodici anni si può fare, ...

... perché il ragazzo arriva a padroneggiare il pensiero astratto, che permette di parlare anche di cose che non si vedono o sono distanti nel tempo.

Di solito si vuole dire passare informazioni immutabili e uguali per tutti e “far ragionare” perché gli allievi le assorbano, ma così non basta. Se non alleniamo la critica e la creazione, che sono i livelli più elevati dell’intelligenza, avremo un esecutore incapace d’iniziativa personale e sempre in attesa di ordini.

Il ragionamento non è inutile ma, anzi, è essenziale quando ci sono informazioni da comprendere, assorbire e organizzare. Si può dire che il ragionamento fa arrivare alle soluzioni attraverso uno sviluppo mentale logico e metodico, e serve per imparare e ordinare le informazioni. Si usa di più in allenamento, mentre in gara servono l'intuizione, l'istintività e il colpo di genio, che elaborano la situazione e colgono la soluzione in un attimo, senza dover percorrere tutti i passaggi logici del ragionamento.

Il ragionamento, invece, è lento, vincolato dalla logica che, per condurre a una conclusione, non può saltare passaggi, mentre l'intuizione, l'istintività e il colpo di genio sono immediati e non hanno bisogno di verifiche. In uno sport in cui contano gli automatismi e la rapidità di decisione, quindi, occorrono condizioni mentali che consentono di prevedere, sintetizzare e agire "d'istinto", poiché la mutevolezza della situazione non concede il tempo per arrivare alla soluzione attraverso l'analisi e il ragionamento.

Il ragionamento, poi, per essere efficace, ha bisogno di lucidità e rapidità nelle decisioni, che si trovano solo in condizioni emotive tranquille, altrimenti diventa una difesa e un ostacolo. Più ci sono ansia, tensione, insicurezza o pressione dall'esterno, infatti, più la mente si rifugia nel ragionamento per non incorrere nell'errore e meno ha sicurezza per accettare e mettere subito in pratica le soluzioni dell'intuizione.

Per quanto riguarda, invece, i bambini, il discorso è diverso. Prima di tutto, gli errori che si commettono con loro possono diventare un peso di cui sarà difficile liberarsi e, poi, un bambino non è un piccolo adulto.  Non sa “ragionare”, perché non possiede ancora il pensiero astratto, vede solo il presente e non sa programmare, agisce senza il filtro della critica e vive di sensazioni immediate.

Con loro l’istinto, che nello sport significa soprattutto creatività, iniziativa libera e immediata ed esplosione del talento, va indirizzato, altrimenti resta improvvisazione spesso svincolata da qualsiasi obiettivo. L’arte dell’istruttore consiste nel non cercare di imbrigliarlo nella prevedibilità, negli schemi e nell’applicazione di disposizioni non modificabili e, quindi, nel ragionamento usato come freno.

In qualche modo, però, occorre dirigerlo, senza cercare di imprigionarlo e sostituirlo con le facoltà razionali. Come? Lasciandolo libero di creare, affinché si sperimenti e si esprima compiutamente e arrivi, più tardi, anche alle decisioni ragionate. Ponendo, però, anche dei bordi, poche regole chiare, senza paura che il bambino approfitti di una libertà che non sa ancora gestire perché, se siamo adulti credibili, siamo la vera traccia che sa indirizzare un bambino.

Infine, teniamo conto di un pericolo: l’istinto soffocato può diventare ribellione, con tutto ciò che significa, ricerca di situazioni a rischio dove potersi esprimere e ineducabilità o, al contrario, dipendenza, appiattimento sulle decisioni degli altri, insicurezza e sottomissione.

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