Pillole

Il giocatore che corre rischi inutili, si butta contro il pericolo o sfida il pubblico, l'arbitro o allenatore piace, ...

... e siamo pronti a giustificarlo perché "mostra carattere".

Siamo convinti che abbia intraprendenza e decisione, ma è un insicuro che si butta allo sbaraglio sperando nel colpo di fortuna.

È appariscente e clamoroso, ma non utilizza tutte le proprie risorse al massimo della funzionalità e dell'efficacia e non fa mai nulla di originale per migliorare, perché la paura di non farcela e il bisogno di esibire un coraggio che non ha gli impongono troppe cautele. Ripete soluzioni e gesti collaudati e non tenta il nuovo, perché per creare occorre essere lucidi e padroni della situazione. Cerca di creare un clima che gli sia favorevole e metta in soggezione l'avversario, ma lo fa a spese dell'abilità tecnica, mentre chi pensa al gioco prevale sempre. Evita le situazioni nelle quali si deve confrontare sulla base dell’abilità e del gesto tecnico pulito, e cerca neutralizzare l’avversario impedendogli di giocare. In altre parole, ha paura di soccombere nel gioco, e per questo cerca di prevalere con la violenza e la forza fisica. Offre inutili prove di "carattere" per convincere se stesso e gli altri di non avere paura, come quando rischia si scagliandosi contro l'avversario, o fa l'intervento vigliacco e violento senza mostrare segni di rincrescimento o anche solo di banale correttezza.

In definitiva, non possiede strumenti tecnici per valorizzarsi e sentire di valere quanto gli altri, per mostrarsi sopra le regole comuni, per sfiducia nelle proprie qualità o per incapacità di usare forme meno clamorose per dimostrare di avere coraggio, tutte condizioni che nascono dal bisogno di procurarselo.

Non si è arrischiati, e comunque scorretti, solo per carattere. Conta l’adattamento a un ambiente che chiede dimostrazioni di falso eroismo e comportamenti a rischio. Per far diventare temerario un giocatore, basta che gli chiediamo prestazioni irrealizzabili, che rendiamo la sconfitta un dramma e la gara impossibile, che siamo noi stessi a incitarlo ad andare oltre il lecito, che lo carichiamo di paura di non essere all'altezza dell'avversario e della gara o che lo giustifichiamo, e dunque lo mettiamo nella condizione di esercitare un agonismo sbagliato.

Un esempio. Un ragazzo è spericolato, e in campo non bada ai rischi che fa correre agli avversari e neppure a quelli procura anche a se stesso. È incorreggibile, nonostante incappi spesso in qualche espulsione. È stato formato in un ambiente che non gli ha mai chiesto di essere anche violento, ma sta di fatto che è spericolato e violento, si caccia nei guai con l'arbitro, non ha una giusta misura in ciò che fa e mette in atto azioni non controllate o anche rischiose. Che cosa vuole dimostrare? È sempre stato guidato senza mai potersi misurare in quelle prove che non hanno esito sicuro, ma sono esperienze che significano scoperta, autocontrollo, consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti e, in definitiva, padronanza delle situazioni e giusta valutazione dei rischi. Intanto, gli è stato chiesto un agonismo sempre sopra le righe ed è stato lodato quando ci metteva un po' di carica in più, finché, senza le giuste misure, è diventato spericolato.

L'allenatore che non lascia spazio all'inventiva, in effetti, esprime sempre una chiara mancanza di fiducia verso gli allievi, come se tutto ciò che non è stato ordinato fosse al di fuori della loro portata, e loro, per rassicurarsi, vanno a cercare le conferme e gli apprezzamenti in imprese che credono eccezionali o in comportamenti che in qualche modo sono approvati, come una carica feroce o qualsiasi gesto che dimostri "carattere". Ma così mettono in moto un processo che è indice e causa di altra mancanza di carattere: cercano di mettersi in primo piano con azioni temerarie o arrischiate, che difficilmente riescono e creano difficoltà al collettivo, e in questo modo non fanno che confermare l'esigenza di essere portati per mano.

Questo ragazzo, paradossalmente, è diventato troppo irruento perché gli è stato chiesto di essere più funzionale. L'allenatore non l’ha mai autorizzato e spinto a fare da solo, gli ha offerto tutte le soluzioni perché avesse sempre le armi migliori e l’ha apprezzato per qualche comportamento arrischiato e, alla fine, l’ha frenato e l’ha trattato come se non si fidasse delle sue capacità. Quindi, oltre a non portarlo ad acquisire la giusta valutazione delle situazioni e la necessaria disinvoltura per affrontarle, l’ha premiato per comportamenti addirittura negativi per il gioco.

Non possiamo, però, escludere che questi comportamenti siano una richiesta di attenzione, una fuga dalle responsabilità o, addirittura, una ribellione, come quando gli allievi cercano attenzioni o una considerazione che credono di non poter ottenere altrimenti, preferiscono essere imprudenti, e quindi non responsabili, piuttosto che doversi impegnare in qualcosa di cui non si sentono capaci o, a un livello più profondo, tante volte vogliono deludere l'allenatore perché non li apprezza per quello che saprebbero fare.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster