Pillole

Qualche volta a fallire è il talento, che nello sport può trovare più soddisfazioni degli altri, ...

... ma ha bisogno di qualcosa di più, che lo sport non è in grado di offrirgli.

Poiché ogni caso è diverso, formuliamo delle ipotesi su un ragazzo che vuole anche smettere.

Sente di valere più degli altri, di avere più ingegno, ma di non poterlo esprimere, e anzi, di doversi addirittura frenare per non essere considerato indisciplinato o presuntuoso. Deve segnare il passo ed è addirittura penalizzato, poiché il livello d’insegnamento e di attività è regolato sulla media degli altri, che altrimenti non riuscirebbero a seguirlo. Soffre, perché non è capito, e intanto non può esprimere e allenare le qualità che sono solo sue.

Anche l’allenatore, con il talento, può facilmente sbagliare.

Quando:

  • gli chiede solo applicazioni e risultati pratici o esecuzioni;
  • lo frena perché altrimenti "si perderebbe in personalismi e tentativi inutili”, anche se sono i gesti tecnici e le iniziative più utili per lo sport;
  • pretende che faccia le cose che gli permettono di vincere adesso, che sono solo ripetizioni e, spesso, anche trucchi e furberie che non avranno sviluppo;
  • lo costringe ad adattarsi a uno sport che non lo soddisfa, anche se gli permette di sentirsi il migliore;
  • gli fa perdere momenti dello sviluppo che non si ripresenteranno e lo lasceranno incompleto;
  • addirittura, non gli permette di sviluppare tante potenzialità che ha solo lui e sono destinate a estinguersi;
  • dimentica che una pura potenzialità capace di straordinari sviluppi, ma anche di fallimenti e disadattamenti altrettanto vistosi.

 

Attribuiamo all’allenatore solo le responsabilità che sono sue, e teniamo conto che il talento spesso ci inganna.

Al primo impatto, infatti:

  • colpiscono la facilità e la disinvoltura con le quali mette in pratica ciò che gli insegniamo;
  • se non è timido e introverso, si capisce che è intelligente e riesce dove gli altri stentano;
  • ha facilità di apprendimento e non occorre spingerlo, perché i successi e l'entusiasmo che suscita sono potenti stimoli a impegnarsi;
  • accontenta tutti, e spesso non ci accorgiamo che si appaga, tanto da non sentire l'impazienza di scoprire il nuovo e di impegnarsi a migliorare;
  • fa vincere, e spesso l’allenatore ne è fiero, fino a essere troppo elastico e concedergli spazi eccessivi che lo abituano a una considerazione di sé che sarà messa a dura prova con l'aumentare delle difficoltà e delle richieste dello sport.

Infine, teniamo conto che, il talento si aspetta la stessa considerazione alla quale è abituato, ma va così quando si vince. Quando, invece, si perde, l'ambiente non solo rifiuta di trattarlo come prima, ma risponde incolpandolo e imponendogli difficoltà e frustrazioni che non impone agli altri.

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