Pillole

Tutti vorremmo dare sicurezza, coraggio e decisione, ma ognuno usa gli strumenti che conosce e ritiene validi, ...

... senza rendersi conto di procurare indecisione, paura e insicurezza.

Scoraggiare è facile, e spesso lo facciamo contro le nostre intenzioni. Per esempio, quando consideriamo l’iniziativa libera e la possibilità di provare il nuovo anche a rischio dell’errore come una libertà priva di controlli: non ci rendiamo conto che, se siamo un punto di riferimento preciso e trasmettiamo regole chiare entro le quali l'allievo possa sentirsi sicuro e libero di agire, trasmettiamo il massimo della fiducia e dell’incoraggiamento. In pratica, si considera la libertà come autorizzazione all’anarchia, mentre vorremmo che fosse la possibilità di esercitare creatività e iniziativa all’interno di poche regole che consentano di essere costruttivi. Oppure, anche se più raramente, si considera ancora il giovane un ammasso di istinti immaturi e distruttivi da tenere sotto controllo, ma così si tengono sotto controllo i livelli nobili dell’intelligenza.

In che modo possiamo scoraggiare? Quando valutiamo un giovane su basi irrealistiche, che gli fanno perdere le giuste misure, non lo allenano a competere con i propri mezzi e lo espongono a inevitabili sconfitte, oppure lo convincono che lo stiamo manipolando e, dunque, non lo apprezziamo o non siamo credibili. Quando pensiamo a tutto e gli chiediamo solo di eseguire, e così lo lasciamo impreparato di fronte alle situazioni che deve risolvere da solo. Quando prospettiamo successi e gloria a tutti, senza considerare che ognuno ha limiti non superabili e momenti dello sviluppo che vanno rispettati. Addirittura quando ci presentiamo come modelli perfetti, ma troppo lontani perché possiamo essere imitati, oppure cerchiamo di incoraggiarlo troppo, facendogli così capire che non ci fidiamo perché non ha coraggio.

Altre volte lo scoraggiamo con interventi apparentemente logici, ma diseducativi. Per esempio, con interventi non spiegati, soluzioni pronte, ma non ancora adatte all’età, e tutto ciò che deve solo essere ripetuto, ma non chiama in causa la responsabilità e l’iniziativa personale. Con parole o atti solo formali uguali per tutti, senza tenere conto che ognuno è unico, e che l'impressione di non essere considerati in grado di pensare, valutarsi e trovare da soli motivazioni e stimoli, è la negazione della personalità. In pratica, quando non siamo capaci di presentarci come modelli di riferimento e non lo “riconosciamo” come soggetto e, quindi, non gli diamo sicurezza per fare da solo e conquistarsi l’autonomia.

Possiamo togliere coraggio anche quando facciamo di tutto per darne. Come quando lo sopravvalutiamo per dargli la carica o accentuiamo le difficoltà per stimolarlo a impegnarsi, senza renderci conto che, in un caso, lo sottoponiamo a sconfitte senza prepararlo a tollerarle, e nell’altro, a credere di avere sempre bisogno di qualcuno che lo porti per mano. Oppure lo copriamo di inutili raccomandazioni, che alla fine gli tolgono sicurezza, gli bloccano gli automatismi e lo costringono a giocare solo per non commettere errori.

Ciò non significa che non possiamo fare nulla ma che dobbiamo usare messaggi chiari, mai falsi e manipolativi. E magari anche crudi se è il caso, perché questo è l'unico modo per dimostrare all'allievo che abbiamo fiducia nelle sue capacità.

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